Il simbolo sul tasto di accensione del computer, del televisore e della lavatrice è un numero uno infilato dentro uno zero. Uno e zero, acceso e spento, scritti nella lingua dei circuiti.
Guardalo la prossima volta che accendi qualcosa. La stanghetta verticale è l’uno, il cerchio è lo zero. Su tanti interruttori i due segni vivono ancora separati: sulla ciabatta multipresa, sulla stufetta, sul retro del vecchio monitor trovi una I da una parte e una O dall’altra. Premi la I e la corrente passa, premi la O e si ferma. Il simbolo tondo del telefono o del portatile è semplicemente la fusione dei due.
Chi l’ha deciso?
Nessun designer famoso: l’ha messo nero su bianco la commissione internazionale che, da Ginevra, cataloga i simboli da stampare sugli apparecchi elettrici. L’idea viene dal mondo dei calcolatori, dove tutto si riduce a due stati, e l’uno e lo zero erano il modo più naturale per dire «passa corrente» e «non passa». Nei manuali dei computer di metà anni Ottanta compare già senza bisogno di spiegazioni, segno che a quel punto era un’abitudine consolidata.
E qui arriva la parte che quasi nessuno sa. Nel catalogo ufficiale di quei simboli ci sono due versioni che sembrano uguali e non lo sono.
Il cerchio aperto vuol dire «quasi spento»
Il cerchio chiuso con la stanghetta dentro è l’interruttore vero: acceso o spento, fine. Il cerchio aperto in alto, con la stanghetta che sbuca fuori, quello che vedi quasi ovunque, nasceva invece per un’altra cosa: il tasto che mette l’apparecchio in attesa senza staccarlo davvero dalla corrente. È il televisore che «spegni» dal telecomando ma che resta lì con la lucina rossa, pronto a svegliarsi.
Lo racconta bene la proposta con cui tre esperti chiesero di trasformare questi segni in caratteri digitali: nelle regole originali quel simbolo andava usato per un interruttore che non scollega del tutto l’apparecchio dalla rete. In pratica il tasto che tutti chiamiamo «accensione» era, sulla carta, il tasto del «quasi spento».
Il pasticcio non è sfuggito ai tecnici. Bruce Nordman, ricercatore del laboratorio di Berkeley che si occupa di consumi elettrici, faceva notare che la parola «standby» poteva voler dire tutto: un apparecchio del tutto acceso, uno in risparmio energetico, o uno spento che però continua a succhiare corrente. Nel 2004 un nuovo standard ha preso atto di come la gente usava davvero quel segno e l’ha ridefinito: oggi vuol dire semplicemente «alimentazione». Solo che la regola vecchia non è stata cancellata: le due definizioni convivono ancora, e dipende da quale manuale apri.
Certi apparecchi, del resto, di un tasto per spegnersi non hanno mai avuto bisogno: a Livermore, in California, c’è una lampadina accesa dal 1901.
E la luna?
Lo stesso gruppo di Berkeley, per mettere ordine, propose un terzo simbolo per lo stato di riposo: una piccola luna crescente. Lo scopo era pratico, perché se capisci subito in che stato si trova un apparecchio sei più portato a spegnerlo davvero, e la bolletta ringrazia. Quella luna è finita sui tasti di alcuni portatili e nei menu dei computer, accanto al cerchio con la stanghetta.
Poi è arrivato l’ultimo passo: la proposta di Nordman e dei suoi colleghi è stata accolta, e oggi questi simboli esistono come caratteri da scrivere al pari delle lettere dell’alfabeto. Una storia partita da due segni su un interruttore è finita dentro la tastiera, lo stesso oggetto che si porta dietro leggende tutte sue.
Uno, zero, e una luna per quando dormono.
Fonti
«Simple Symbols that Save Energy», Berkeley Lab News Center
T. Eden, J. Loughry, B. Nordman, «Proposal to Include IEC Power Symbols in Unicode», Unicode L2/14-009
IEEE 1621, Standard for User Interface Elements in Power Control of Electronic Devices, IEEE Standards Association
Ultimo aggiornamento: 26 settembre 2026