Il tuo telecomando lampeggia, ma tu non lo vedi

Preparato con l'aiuto dell'intelligenza artificiale · responsabile editoriale Andrea Bertolotti · come lavoriamo

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Premi un tasto del telecomando e sulla punta si accende una lampadina. Brilla, brilla anche forte, e i tuoi occhi non se ne accorgono nemmeno.

Quella luce c’è davvero: è infrarossa, sta un gradino oltre l’ultimo rosso che la tua retina riesce a registrare. Il televisore invece la vede benissimo, perché ha un piccolo occhio nero che aspetta solo lei. Zenith, l’azienda americana che ha inventato l’oggetto, la descrive come un fascio di luce troppo bassa per l’occhio umano ma perfettamente leggibile da un ricevitore.

Una luce che sta appena sotto il rosso

Guarda la finestrella sul muso del tuo telecomando. Non è nera: è viola molto scuro. È un filtro, e fa un lavoro preciso, cioè blocca la luce che vedi e lascia passare quella che non vedi.

Dietro c’è un diodo, un led come quelli dei lampadari di casa, tarato però su un colore che per te non esiste. Quando premi il tasto del volume, il chip dentro la scatoletta non manda un comando a parole: costruisce una sequenza di lampi, acceso e spento e acceso, con un ritmo diverso per ogni tasto. Il led la spara fuori, il ricevitore della tv la legge, il circuito la traduce in «alza». Tutto questo mentre il tuo pollice è ancora giù, con la stessa calma con cui lo schermo del telefono capisce dove lo stai toccando.

In italiano, curiosamente, la parola è più vecchia dell’aggeggio che hai in mano. Il Vocabolario Treccani la usa per impianti elettrici, motori, cabine ferroviarie e navi: comandare una macchina da lontano. Il telecomando del divano è arrivato per ultimo.

Perché il sole non ti cambia canale da solo

Questa è la parte che il primo telecomando della storia non aveva previsto. Nel 1955 a Chicago, l’ingegnere Eugene Polley presentò per Zenith il Flash-Matic: una pistola-torcia da puntare verso le fotocellule nascoste negli angoli dello schermo. Funzionava. Aveva però un difetto magnifico: se il sole batteva diretto sul televisore, il sintonizzatore si metteva a girare da solo e i canali cambiavano senza che nessuno avesse toccato niente.

L’anno dopo Robert Adler risolse col suono. Il suo Space Command non aveva pile né elettronica: dentro c’erano bacchette di alluminio che un martelletto a molla colpiva, e ognuna suonava un fischio troppo acuto per le orecchie umane. Quel sistema ha resistito un quarto di secolo. Negli elettrodomestici succede spesso che la stranezza venga prima del progetto: il forno a microonde è nato da una cioccolata sciolta in tasca.

Gli infrarossi sono arrivati nei primi anni Ottanta e si sono portati dietro la soluzione al problema del sole. La luce del telecomando non si limita ad accendersi: tremola quasi quarantamila volte al secondo. Il ricevitore ascolta soltanto quel tremolio, e tutto il resto lo butta. Il sole, la lampada del soggiorno, il riflesso della finestra arrivano come un fondo piatto, senza ritmo, e vengono scartati prima di diventare un comando. Chi costruisce questi sensori progetta i filtri proprio per reggere i disturbi delle lampade a basso consumo.

Non sempre ci riescono, e infatti a volte devi premere due volte. Certe lampadine moderne sfarfallano abbastanza da sporcare il segnale, e in quel caso la colpa non è né tua né delle pile. L’idea di far viaggiare informazioni dentro la luce, intanto, non si è fermata al salotto: c’è chi ci fa passare internet.

Il trucco per vederla domani

Serve solo il telefono. Apri la fotocamera frontale, quella dei selfie, punta il telecomando verso l’obiettivo e premi un tasto qualsiasi: sullo schermo comparirà un lampo bianco-violetto, proprio dove i tuoi occhi continuano a vedere plastica spenta. Con la fotocamera posteriore di solito non si vede niente, perché lì i produttori montano un filtro che taglia l’infrarosso per non falsare i colori delle foto.

È anche il modo più rapido per capire se un telecomando è rotto o se sono soltanto finite le pile: se il lampo c’è, il guasto è altrove. Funziona con quello del condizionatore e con quello del decoder. Basta puntare e premere, guardando lo schermo. Il lampo c’è sempre stato.

Fonti

Ultimo aggiornamento: 13 settembre 2026