Zanzara tigre in Italia: arrivata a Genova nell’autunno 1990

Preparato con l'aiuto dell'intelligenza artificiale · responsabile editoriale Andrea Bertolotti · come lavoriamo

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Nell’autunno del 1990 la zanzara tigre (Aedes albopictus) venne trovata per la prima volta in Italia nel giardino di un asilo di Genova. Secondo il Museo di Storia Naturale di Venezia era arrivata in città dentro un carico di copertoni usati importati dagli Stati Uniti.

La segnalazione uscì in dicembre sulla rivista Parassitologia, firmata da A. Sabatini, V. Raineri, G. Trovato e M. Coluzzi, con un titolo che era già una previsione: «Aedes albopictus in Italia e possibile diffusione della specie nell’area mediterranea». La previsione si è avverata in trentasei anni.

Quattro pagine, in italiano.

Dal giardino di un asilo genovese a tutta la penisola

L’ultimo dei quattro firmatari era Mario Coluzzi, professore di parassitologia alla Sapienza dal 1982 e direttore del centro di collaborazione con l’Organizzazione mondiale della sanità per l’epidemiologia della malaria, come ricorda la Treccani. Aveva passato la vita sulle anofeli africane e sapeva riconoscere il momento in cui un insetto smette di essere una curiosità entomologica.

Non era la prima volta in Europa. Fra agosto e ottobre del 1979 la specie era già stata scovata in vari punti dell’Albania, quasi sempre dentro pneumatici, probabilmente entrata da uno stabilimento di gomma vicino al porto di Durazzo. Negli Stati Uniti il salto era avvenuto nell’agosto 1985, nella contea di Harris, a Houston, in Texas.

Poi toccò a Genova.

Dal Veneto arrivò la conferma già l’anno dopo: nel 1991 la specie venne segnalata in provincia di Padova, e da lì risalì e scese lungo la penisola, prima al nord e al centro, poi al sud e nelle isole. L’Istituto Superiore di Sanità la definisce oggi presente da oltre trent’anni e diffusa in tutta Italia. La cronologia completa dell’espansione è nella tabella qui sotto.

Data Che cosa accade
Agosto-ottobre 1979 Prime infestazioni europee documentate in Albania, quasi tutte dentro copertoni
Agosto 1985 La specie risulta stabilita nella contea di Harris, a Houston, in Texas
Autunno 1990 Prima segnalazione italiana, nel giardino di un asilo a Genova
Dicembre 1990 Sabatini, Raineri, Trovato e Coluzzi pubblicano la nota su Parassitologia
1991 Prima segnalazione in Veneto, in provincia di Padova
15 luglio – 28 settembre 2007 Focolaio di chikungunya in Romagna: 214 casi confermati in laboratorio
Giugno 2025 ECDC: la specie è stabilita in 369 regioni europee e 16 paesi
13 agosto 2025 ECDC: 7 casi autoctoni di chikungunya in Italia, 111 in Francia

I copertoni usati hanno fatto da nave, non il vento

Il meccanismo è banale e per questo funziona. Un pneumatico usato, accatastato all’aperto in attesa di essere rivenduto o ricostruito, raccoglie qualche centilitro di acqua piovana sul fondo del cerchio interno. La femmina di zanzara tigre depone lì le uova, sopra il pelo dell’acqua. Le uova resistono all’essiccamento e al freddo, aspettano settimane o mesi asciutte, e schiudono quando l’acqua torna a coprirle. Nel frattempo il copertone è stato caricato su una nave.

Quella rotta fu ricostruita per la prima volta nel 1987 su Science, in uno studio che attribuiva l’arrivo della specie in Nord America proprio al commercio di pneumatici usati dall’Asia settentrionale. Il traffico globale di copertoni ha spostato in vent’anni più insetti di quanto avessero fatto i millenni precedenti.

Bastano meno di un litro d’acqua e dieci-quindici giorni per completare il ciclo da uovo ad adulto, ricorda il Museo di Storia Naturale di Venezia. Un sottovaso, una grondaia intasata, il piatto del cane in giardino.

Il raggio d’azione di una singola zanzara, invece, resta minuscolo: circa 200 metri di volo attivo secondo l’Istituto Superiore di Sanità. Le lunghe distanze le percorre passivamente, come bagaglio: dentro i copertoni, dentro i vasi delle piante ornamentali importate, dentro i camion. È lo stesso schema che porta in Mediterraneo specie ittiche aliene attraverso le acque di zavorra delle navi.

Nel 2007 la Romagna ha avuto il primo focolaio tropicale d’Europa

Diciassette anni dopo Genova, la faccenda smise di essere entomologia. Nell’estate del 2007, a Castiglione di Cervia e Castiglione di Ravenna, due frazioni divise da un fiume, comparve una febbre con dolori articolari violenti. Era chikungunya, un virus tropicale che in Italia nessuno si aspettava.

L’Istituto Superiore di Sanità conta 214 casi confermati in laboratorio, con esordio dei sintomi fra il 15 luglio e il 28 settembre 2007, e 161 concentrati nelle due frazioni romagnole. Fu il primo focolaio europeo di un’arbovirosi tropicale trasmessa localmente, e il vettore era la zanzara tigre arrivata dai copertoni. Lo studio che lo descrisse uscì sul Lancet nel dicembre di quell’anno, a firma di Giovanni Rezza e colleghi.

Un dettaglio dice più del totale: tre residenti di Bologna, con sintomi a settembre, risultarono positivi senza essere mai andati all’estero né nelle zone colpite, a settantacinque chilometri di distanza. Nessuno ha ricostruito con certezza come il virus sia arrivato fin lì.

Da allora il fenomeno si è normalizzato, il che è la parte scomoda. Al 13 agosto 2025 l’ECDC registrava 7 casi autoctoni di chikungunya in Italia e 111 in Francia, con 27 focolai locali in Europa, il numero più alto mai contato. La stessa agenzia stima che Aedes albopictus sia ormai stabilita in 369 regioni europee di 16 paesi, contro le 114 del 2015. Su sintomi e cure personali serve un medico, non un articolo.

Cosa non è vero

Non punge di notte. A differenza delle zanzare comuni, la tigre è attiva in pieno giorno, all’aperto, e vola bassa a pochi centimetri dal suolo, come descrive la scheda del Museo di Storia Naturale di Venezia. Colpisce alle caviglie a metà pomeriggio. Il motivo per cui alcune persone vengono punte più di altre è un’altra faccenda, e riguarda odore e anidride carbonica.

Non arriva dalle paludi lontane. Una zanzara tigre adulta vola attivamente per circa 200 metri, secondo l’Istituto Superiore di Sanità: quella che ti punge in terrazza è nata a pochi passi da lì, in un contenitore d’acqua stagnante di qualche vicino o tuo. Il nome della malaria nacque dall’idea sbagliata che il male venisse dall’aria delle paludi; con la tigre l’errore geografico si ripete al contrario.

Quanto più a nord e più in quota possa ancora spingersi, con inverni sempre più miti, è la domanda aperta su cui lavorano l’ECDC e i centri regionali di sorveglianza. Le uova in diapausa reggono fino a dieci gradi sotto zero, misura l’Istituto Superiore di Sanità. Il limite non è ancora stato trovato.

Fonti

Ultimo aggiornamento: 7 settembre 2026.