La campagna di scavo 2026 al Lucone di Polpenazze del Garda, in provincia di Brescia, ha restituito integra la ventunesima «tavoletta enigmatica» del bacino. Proviene da Lucone D, un villaggio su pali datato dalla dendrocronologia al 2034 a.C., come riporta la sintesi del sito pubblicata nella Rivista di Scienze Preistoriche nel 2022.
Insieme alla placchetta di argilla sono usciti dalla terra un pugnale in bronzo di un tipo mai visto prima sul sito e una fascia di legni crollati lungo il limite dell’abitato. Lo scavo è condotto dal Museo Archeologico della Valle Sabbia di Gavardo, sotto la direzione sul campo di Marco Baioni, in un settore che il museo indaga con concessione ministeriale dal 2007.
Come si data un villaggio all’anno esatto
La dendrocronologia data i pali del Lucone all’anno solare: gli abbattimenti documentati iniziano nel 2034-2033 a.C. e proseguono almeno fino al 1967 a.C. Gli anelli di accrescimento delle querce formano sequenze confrontabili con le cronologie regionali dell’area gardesana, un lavoro ricostruito da Nicoletta Martinelli nel volume Springer Prehistoric Wetland Sites of Southern Europe (2024, pp. 205-219). È lo stesso principio che permette agli anelli degli alberi di raccontare il clima del passato.
A rendere leggibile il legno è stata una sciagura. Un incendio fece collassare le strutture nell’acqua, e i livelli di crollo sigillarono travi, ceramica e oggetti organici. Il bacino, oggi un prato, era uno specchio d’acqua nell’anfiteatro morenico a ovest del lago di Garda.

| Settore | Fase | Datazione | Come lo sappiamo |
|---|---|---|---|
| Lucone C | Neolitico recente ed Eneolitico | fase più antica del bacino | stratigrafia |
| Lucone A | Bronzo antico e Bronzo medio | entro il quadro 2200-1300 a.C. | cinque campagne, 1965-1971 |
| Lucone B ed E | Bronzo antico | da definire | sondaggi e ricognizioni |
| Lucone D | Bronzo antico iniziale, monofase | 2034/2033 – 1967 a.C. | dendrocronologia |
La ventunesima tavoletta, e perché nessuno la sa leggere
Le tavolette enigmatiche sono piccole placchette, quasi sempre di terracotta, con linee incise su cui compaiono impressioni disposte in sequenze ricorrenti. Si trovano nel Bronzo antico e medio fra Italia settentrionale, bacino del Danubio e Germania meridionale. Con il pezzo del 2026 il bacino del Lucone arriva a 21 esemplari, il numero più alto d’Italia; tre vengono dal solo settore D.
L’esemplare appena trovato porta impressioni sostanzialmente uguali fra loro, una caratteristica frequente al Lucone: potrebbe contare più il numero dei segni che la loro forma. Le ipotesi degli studiosi si accumulano da oltre un secolo. Contabilità e scambio di merci, un legame con la circolazione dei metalli suggerito dalla distribuzione geografica, sigilli, calendari, funzione rituale. C’è anche chi le avvicina ai token mesopotamici, i gettoni di argilla usati per registrare quantità prima della scrittura. Nessuna di queste letture è dimostrata, e le tavolette non sembrano una scrittura in senso proprio. Restano segni antichi che non sappiamo sciogliere, come accade per buona parte dell’arte rupestre preistorica.
Il pugnale che non somiglia agli altri
Il pugnale in bronzo appartiene a una tipologia mai rinvenuta prima nel sito: lama costolata, due ribattini conservati, altri fori per fissare l’immanicatura, manico organico perduto. La morfologia richiama modelli dell’Italia centrale, e durante lo scavo è stato confrontato anche con armi da stocco e piccole alabarde. Lo studio tipologico e le analisi metallurgiche devono ancora dire l’ultima parola, e anche la patina è insolita: verde solo in alcuni punti, non ovunque come negli altri metalli del sito.
Viene da uno dei livelli più alti, subito sotto lo strato agrario, quindi forse da una fase tarda dell’abitato. Sul limite del villaggio gli archeologi si aspettavano una palizzata. Hanno trovato invece una fascia larga tre o quattro metri di legni crollati, alcuni orizzontali, con assi carbonizzate e una trave multiforata, in certi punti appena 60-80 centimetri sotto il piano di campagna attuale. Che cosa ci fosse lì in origine, oggi, non lo sa nessuno.
Cosa non è vero
Le tavolette non sono «la scrittura più antica d’Europa». Non costituiscono un sistema di scrittura dimostrato, e il loro nome nasce proprio dall’assenza di una spiegazione condivisa.
E non è vero che le palafitte alpine fossero tutte case su pali in mezzo al lago. Il sito seriale UNESCO iscritto nel 2011 raccoglie 111 siti in sei Paesi, in laghi, lungo fiumi e in torbiere, coprendo un arco fra il 5000 e il 500 a.C. circa; al Lucone stesso, dopo la fase su pali, si costruì anche su terreno bonificato o direttamente al suolo.
Il bacino era tornato alla luce grazie a Isa Marchiori, maestra di Polpenazze, che nei primi anni Sessanta segnalò i materiali affioranti. Poi vennero il Gruppo Grotte Gavardo, cinque campagne fra 1965 e 1971 dirette da R. Simoni, la celebre piroga, lo scavo d’emergenza del 1986. Oggi il lavoro quotidiano è più umile: lavare i frammenti, asciugarli, accostarli per trovare gli attacchi. Poi si ricomincia il giorno dopo.
Fonti
- Baioni M., Mangani C., Bona F., Gulino F., Longhi C., «Il sito D del Lucone di Polpenazze del Garda (BS): un breve quadro di sintesi», Rivista di Scienze Preistoriche LXXII, suppl., 2022, pp. 477-491
- Martinelli N., «Dendrochronology of Italian Pile-Dwellings», in Prehistoric Wetland Sites of Southern Europe, Springer, 2024, pp. 205-219
- Museo Archeologico della Valle Sabbia, Gavardo: Lucone di Polpenazze, i primi scavi 1965-1986
- Ministero della Cultura, scheda sul sito palafitticolo del Lucone e sul museo di Gavardo
- Coordination Group UNESCO Palafittes, «Prehistoric Pile Dwellings around the Alps»
- ArchaeoReporter, reportage dalla campagna di scavo 2026, 25 agosto 2026
Ultimo aggiornamento: 7 settembre 2026.