A Pretoria, in Sudafrica, un uomo rimasto sordo dopo un incidente d’auto è tornato a sentire grazie a un trapianto di ossa dell’orecchio medio stampate in titanio. È successo nel marzo 2019 e i medici lo hanno presentato come il primo intervento al mondo di questo tipo.
A guidare l’équipe era il professor Mashudu Tshifularo, a capo dell’otorinolaringoiatria all’Università di Pretoria. L’operazione si è svolta allo Steve Biko Academic Hospital, uno dei grandi ospedali pubblici del Paese, e il governo sudafricano l’ha annunciata subito dopo con un certo orgoglio.
Le ossa più piccole del corpo, rifatte su misura
Dentro il tuo orecchio, dietro il timpano, c’è una catena di tre ossicini: martello, incudine e staffa. Sono minuscoli. Quando il suono fa vibrare il timpano, loro si passano il movimento come in una staffetta e lo consegnano all’orecchio interno. Se la catena degli ossicini si inceppa, il suono si ferma a metà strada.
Questa si chiama sordità conduttiva. Può arrivare con un trauma, come nel caso del paziente di Pretoria, ma anche con infezioni, malformazioni presenti dalla nascita o malattie del metabolismo.
L’idea di Tshifularo è semplice da raccontare. Si fa una scansione dell’orecchio del paziente, si disegnano al computer ossicini con la forma giusta e si stampano in titanio, un metallo che il corpo tollera bene. Poi si sostituiscono soltanto i pezzi che non funzionano, passando con un endoscopio, cioè una sottile telecamera, senza grandi tagli. Lo racconta anche il comunicato dell’Università di Pretoria, che parla di un intervento rapido e con cicatrici minime.
Perché il chirurgo cercava sponsor?
Secondo il team, cambiare solo gli ossicini rotti è meno rischioso delle protesi usate finora e riduce il pericolo di lesionare il nervo facciale, che passa lì vicino. L’intervento, dicono, potrebbe essere fatto anche sui neonati.
Il problema erano i soldi. «La tecnologia 3D ci permette di fare cose che non avremmo mai pensato di poter fare», ha detto Tshifularo, «ma ho bisogno di sponsor e finanziamenti perché questa invenzione decolli». Il ministro della Salute di allora, Aaron Motsoaledi, ha promesso il suo aiuto.
Tshifularo non è nuovo ai primati. È stato il primo specialista nero in otorinolaringoiatria del Sudafrica e anni prima aveva messo a punto una tecnica per togliere le tonsille con l’endoscopio quasi senza sanguinamento. Il suo motto è un po’ brusco: «innovare o morire».
È davvero la cura per la sordità?
Qui serve un po’ di prudenza. Protesi per l’orecchio medio esistono da decenni: la novità di Pretoria era stamparle su misura per il singolo paziente. E il successo è stato raccontato dai comunicati e dai giornali, non da uno studio con molti pazienti seguiti negli anni. Perfino l’età del primo operato cambia da una fonte all’altra.
Soprattutto, questa tecnica non riguarda tutte le sordità. Se il guasto è nella coclea o nel nervo acustico, sistemare gli ossicini non serve a nulla: lì la ricerca segue altre strade, come la terapia genica che restituisce l’udito ad alcuni bambini sordi. E se ti chiedi come si fa a stampare un pezzo di metallo, c’è la nostra guida alla stampa 3D.
Il siciliano che trovò la staffa
C’è un filo che lega Pretoria all’Italia. La staffa, il più piccolo osso del corpo umano e uno dei tre pezzi rifatti in titanio, fu descritta per la prima volta da un medico siciliano, Giovanni Filippo Ingrassia, nato a Regalbuto e poi protomedico di Sicilia. Lo ricorda l’Università di Palermo. A metà del Cinquecento Ingrassia la descrisse: ha davvero la forma di una staffa da sella.
Quasi cinque secoli dopo, quella staffa si stampa.
Fonti
SAnews, governo del Sudafrica: «Ground breaking surgery helps a man regain his hearing»
Università di Pretoria: comunicato sull’intervento con ossicini stampati
Università di Pretoria: profilo del professor Tshifularo
Università di Palermo: Gian Filippo Ingrassia e la prima descrizione della staffa
Ultimo aggiornamento: 27 ottobre 2026
