Tuo figlio è dipendente dalla tecnologia? Ecco come scoprirlo

Quella avvenuta negli ultimi quindici anni è comunemente definita “rivoluzione digitale”. Si è trattata di un’epoca in cui la tecnologia è diventata parte integrante della vita quotidiana di milioni di persone.

Il 2017, tra le altre cose, segna il decimo anniversario da quando Steve Jobs presentò al mondo il dispositivo che avrebbe realmente rivoluzionato la vita di molti: l’iPhone. Il primo smartphone che non fosse destinato a professionisti o a una nicchia, ma un telefono che per la prima volta era in grado di raccogliere molto di più che non fossero solo telefonate ed sms. Da allora in avanti sono diventate centinaia gli smartphone prodotti da tanti colossi e che oggi, in alcuni casi, rappresentano quasi un “prolungamento” del braccio e della mano di molti utenti.

C’è chi il cambiamento l’ha vissuto sulla propria pelle ed ha visto realmente quanto e come siano variate le cose.  C’è chi, invece, non ha idea di come fosse prima la vita senza telefoni o tablet, veri e propri raccoglitori di app e programmi destinati all’informazione, all’intrattenimento ed al gioco.

Il riferimento va naturalmente agli adolescenti e soprattutto ai bambini.  Loro non sanno cosa sia un mondo senza smartphone o tablet e pertanto corrono il rischio di incappare in quella che può essere considerata una vera e propria dipendenza.

I ricercatori dell’Università del Michigan hanno voluto effettuare uno studio riguardante giovani tra i 4 e gli 11 anni per capire le loro attitudini nei confronti degli “schermi digitali”.

A quanto pare a preoccupare non dovrebbe essere il numero di ore che i bambini trascorrono davanti ai loro dispositivi, ma come e con che modalità si fanno intrattenere dal loro “schermo”.

In particolare ci sarebbero dei segnali che dovrebbero destare maggiore preoccupazione di altri. Primo fra tutti sarebbe la resistenza a lasciare il dispositivo quando richiesto, l’incapacità ad avere interesse per avere altro che non sia quanto viene riprodotto attraverso lo strumento e a pensare ad altro che non sia l’oggetto.

Parametri che diventano allarmi esponenziali nel momento in cui non si riesce più ad avere interazione col bambino.

Il consiglio per evitare che si arrivi ad una vera e propria dipendenza è riservato ai genitori che avrebbero il compito di ritagliarsi del tempo da passare con i più piccoli, in modo tale da aprirli ad un momento che non sia contenuto nel proprio tablet.

Andare a fare una corsa, a nuotare, allo stadio o al cinema rappresenterebbero diversivi sufficienti ad evitare problemi psicologici nell’interazione con il resto del mondo.

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