Muore una balena incinta intrappolata in una rete da pesca

Una balenottera minore (Balaenoptera acutorostrata), anche detta balenottera rostrata, è stata trovata morta e intrappolata in una rete da pesca sull’isola di Sanday, che fa parte dell’arcipelago delle Isole Orcadi, in Scozia. Purtroppo, gli esperti dello Scottish Marine Animal Stranding Scheme (Smass), hanno affermato che si trattava di una femmina incinta.

La balena aveva una rete di nylon aggrovigliata tra i suoi fanoni, si tratta di lamine presenti all’interno della bocca di alcune specie di balene che permettono loro di filtrare l’acqua trattenendo dei piccoli animali.

Questo è stata la causa della morte della povera balena, poiché dall’autopsia si è potuto constatare che si trattava di un esemplare sano.

Era in eccellenti condizioni fisiche e incinta. Di recente, è rimasta intrappolata in una rete da pesca, la quale si è bloccata nella bocca dell’animale e questo ha determinato la fine della sua vita a causa delle difficoltà che ha riscontrato per muoversi e per alimentarsi“, hanno dichiarato gli esperto dello Smass.

Le “reti da pesca fantasma” sono delle reti che sono state perse o abbandonate nell’oceano e che comportano un grosso rischio per tutti gli animali marini. Uno studio pubblicato sullo Scientific Reports, afferma che le reti fantasma rappresentano almeno il 46% della grande chiazza di immondizia del Pacifico.

Queste reti fantasma non solo catturano i pesci, ma intrappolano i delfini, le tartarughe marine, le foche, gli squali e anche gli uccelli, oltre a tante altre specie di animali

Secondo il WWF, la maggior parte delle volte, questi animali rimangono intrappolati nelle reti perché non sono in grado di individuarle né attraverso la vista, né attraverso l’ecolocalizzazione.

Alcuni anni fa, vicino alle coste di Oaxaca, in Messico, per via di queste reti fantasma sono morte ben 300 tartarughe marine. Le reti in questione erano state abbandonate in modo illegale e le tartarughe coinvolte erano appartenenti alla specie Lepidochelys olivacea, la quale è classificata come “vulnerabile” per il pericolo di estinzione.

Oltre al pericolo che comportano per gli animali, queste reti fantasma danneggiano le barriere coralline, rompendole, esponendole a malattie e non lasciando passare la luce solare di cui hanno bisogno per vivere.

La Commissione Europea ha stimato che il 27% dell’immondizia che finisce sulle spiagge europee comprende attrezzi da pesca, come reti, lenze e trappole. Di fatto, queste reti di nylon vengono costruite appositamente per resistere all’ambiente marino e per questo impiegano centinaia di anni prima di degradarsi.

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