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La Guerra dei Pasticcini del 1838: come un pasticcere francese scatenò il conflitto tra Francia e Messico

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Sembra una barzelletta, ma è storia vera. Nel 1838, la Francia dichiarò guerra al Messico per una vicenda che ebbe inizio, incredibilmente, davanti a una vetrina di dolci. Un pasticcere francese, con un negozio nei sobborghi di Città del Messico, denunciò che degli ufficiali messicani avevano saccheggiato e divorato i suoi dolci senza pagare. La sua richiesta di risarcimento, ignorata per mesi, divenne la scusa perfetta per una grande potenza europea che cercava un pretesto per imporre la sua volontà.

Per capire come sia stato possibile, bisogna guardare al contesto. Il Messico era uno Stato giovane e fragile, nato dall’indipendenza dalla Spagna nel 1821 e scosso da continue rivolte e crisi economiche. Molti cittadini stranieri, inclusi artigiani e commercianti francesi, lamentavano danni alle loro proprietà. Tra questi c’era il nostro pasticcere, un certo monsieur Remontel, che chiedeva un risarcimento esorbitante per la sua bottega distrutta. Parigi colse la palla al balzo: raccolse le lamentele dei suoi cittadini e presentò al Messico un conto salatissimo di 600.000 pesos, una cifra astronomica per l’epoca, accompagnato da pesanti richieste commerciali.

Il rifiuto del Messico fu la goccia che fece traboccare il vaso. La Francia passò dalle parole ai cannoni. Nel 1838, una potente flotta francese comandata dall’ammiraglio Charles Baudin apparve nel Golfo del Messico. Immediatamente fu imposto un blocco navale ai porti principali, primo fra tutti Veracruz, il cuore pulsante del commercio messicano. L’effetto fu devastante: merci bloccate, commercio paralizzato, prezzi alle stelle. Ma non era ancora finita. Il 27 novembre, le navi da guerra francesi aprirono il fuoco contro il leggendario forte di San Juan de Ulúa, la massiccia fortezza che proteggeva Veracruz e che era ritenuta inespugnabile.

Qui entra in scena un personaggio che segnerà la storia messicana: Antonio López de Santa Anna. Già veterano di mille battaglie politiche e militari, si mise alla testa della difesa. Durante uno scontro, una palla di cannone francese lo colpì, costringendolo all’amputazione di una gamba. Il suo sacrificio lo trasformò in un eroe nazionale, rilanciando la sua carriera politica e facendone un simbolo di resistenza patriottica. Nel frattempo, i francesi occuparono il porto, stringendo il Messico in una morsa.

La guerra, passata alla storia come la Guerra dei Pasticcini (o Guerra dei Dolci), durò solo pochi mesi ma fu intensa. Fu la Gran Bretagna, preoccupata per i suoi interessi commerciali, a mediare un accordo di pace nel marzo 1839. La Francia ritirò le sue truppe e il Messico, stremato, accettò di pagare l’enorme indennizzo. Il soprannome curioso della guerra rimase, perché descriveva alla perfezione l’assurdità di un pretesto così piccolo per un conflitto così grande.

Dietro la vetrina infranta di una pasticceria si nascondevano questioni ben più amare: la debolezza di un nuovo Stato, l’arroganza delle potenze coloniali e il peso schiacciante dei debiti. Le tensioni, infatti, non finirono lì. Appena due decenni dopo, la Francia invase di nuovo il Messico, questa volta in un conflitto molto più lungo e sanguinoso che portò all’imposizione dell’effimero impero di Massimiliano d’Asburgo. Ma nessuna delle guerre successive ebbe il sapore paradossale di quella prima scintilla in cui un piatto di pasticcini fu trasformato, letteralmente, in polvere da sparo.

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