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Galline Nucleari e Progetto Blue Peacock: L’Assurda Arma Segreta della Guerra Fredda

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Immagina una bomba atomica tenuta al caldo da una gallina viva. Sembra uno scherzo, eppure è storia vera. Negli anni Cinquanta, nel pieno della Guerra Fredda, il Regno Unito sviluppò una potentissima mina nucleare da 7 tonnellate. Il suo nome in codice era Blue Peacock e il piano era di seppellirla di nascosto in Germania per fermare un’eventuale invasione sovietica. L’idea era semplice e terrificante: farla detonare a distanza per creare un cratere invalicabile, contaminando il terreno con radiazioni per bloccare l’avanzata dei carri armati verso l’Europa.

Per capire una follia simile, bisogna calarsi nel clima di quell’epoca. La strategia occidentale si basava sulla “deterrenza” nucleare: convincere il nemico che un attacco sarebbe costato troppo caro. Una mina nucleare sotterrata, pronta a esplodere sotto ponti e snodi cruciali, sembrava l’ostacolo definitivo. Ma c’era un problema tanto banale quanto insormontabile: i delicati circuiti elettronici della bomba non sopportavano il gelo degli inverni tedeschi. Il freddo intenso poteva mandare in tilt i componenti, rendendo l’arma inutilizzabile proprio nel momento del bisogno.

Ed è qui che la storia diventa incredibile. Per risolvere il problema, gli ingegneri proposero una soluzione geniale e assurda: usare una gallina viva. I documenti del progetto, oggi pubblici, descrivono come all’interno dell’involucro d’acciaio della bomba sarebbe stata inserita una gallina, con cibo e acqua sufficienti per una settimana. Il calore corporeo dell’animale avrebbe mantenuto i circuiti elettronici a una temperatura stabile, garantendone il funzionamento. Era un sistema di riscaldamento biologico, economico e, soprattutto, silenzioso. Una trovata che sembra uscita da un cartone animato, ma che fu discussa con la massima serietà.

Perché proprio una gallina? Gli uccelli hanno un metabolismo accelerato e una temperatura corporea di circa 40°C. In uno spazio piccolo e isolato, questo calore è sufficiente e costante. Una gallina era un “riscaldatore” naturale e autonomo, molto più affidabile delle batterie dell’epoca, che si scaricavano in fretta, o di altri sistemi che avrebbero potuto guastarsi. Il destino dell’animale era ovviamente segnato: la gallina avrebbe fatto il suo dovere prima di essere vaporizzata dall’esplosione. Un dettaglio crudo, che la dice lunga sulla mentalità spietata di quegli anni.

Tuttavia, il progetto Blue Peacock non fu cancellato per salvare le galline. Le ragioni furono molto più inquietanti. Il problema principale era il rischio di un fallout incontrollabile, ovvero la ricaduta radioattiva. Il vento avrebbe potuto trasportare le particelle letali per centinaia di chilometri, contaminando le terre di Paesi alleati e uccidendo civili in modo indiscriminato. Inoltre, seppellire bombe nucleari in un paese amico sollevava enormi dubbi sulla sicurezza e la gestione: e se l’arma fosse stata scoperta? O sabotata? Alla fine, il gioco non valeva la candela, e il progetto fu abbandonato.

Per decenni, questa storia è rimasta una leggenda metropolitana negli ambienti militari. Solo nel 2004, quando il governo britannico ha reso pubblici i documenti segreti, il mondo ha scoperto la verità. La notizia fu pubblicata il 1° aprile e molti pensarono a un pesce d’aprile ben congegnato. Era troppo assurdo per essere vero. Eppure, era tutto documentato. Il progetto delle “galline nucleari” esisteva davvero.

Questa vicenda, a metà tra il comico e il tragico, è uno spaccato perfetto della Guerra Fredda. Mostra un mondo dove la paranoia spingeva a soluzioni estreme, mescolando alta tecnologia e improvvisazione quasi contadina. Ci fa sorridere, ma ci ricorda anche fino a che punto l’umanità fosse disposta a spingersi, immaginando armi capaci di rendere inabitabili intere regioni. Blue Peacock è la prova che a volte la realtà supera di gran lunga la fantasia. E sì, a volte la soluzione più impensabile può arrivare da un pollaio. Per fortuna, in questo caso, è rimasta solo sulla carta.

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