Sembra quasi uno scherzo del destino, eppure è la pura verità: il Cinema, la settima arte che ha plasmato i nostri sogni e il nostro immaginario per oltre un secolo, non è nato dal desiderio di raccontare storie. Le sue radici affondano in due problemi estremamente pratici, quasi banali, della vita quotidiana del XIX secolo: la mania per i colletti delle camicie sempre bianchi e la disperata carenza di zanne di elefante per le sale da gioco. È dalla risoluzione di queste necessità che è emersa la celluloide, il materiale magico che ha reso possibile la pellicola cinematografica.
Facciamo un passo indietro, fino alla metà dell’Ottocento. Il mondo pre-plastica era un luogo rigido e costoso. Gli uomini eleganti dovevano sfoggiare camicie impeccabili, ma lavare l’intero indumento ogni giorno era un lusso proibitivo. La soluzione? Colletti e polsini staccabili. Tuttavia, mantenerli rigidi e candidi richiedeva un rituale faticoso di inamidatura e stiratura. Nel frattempo, nei pub e nei circoli, si consumava un dramma ecologico: il gioco del biliardo era all’apice della popolarità, ma le palle erano fatte rigorosamente in avorio. Per soddisfare la domanda, si uccidevano migliaia di elefanti ogni anno, facendo schizzare i prezzi alle stelle. L’industria lanciò una sfida: 10.000 dollari di premio (una fortuna per l’epoca) a chi avesse inventato un materiale sintetico capace di sostituire l’avorio.
È qui che entra in gioco il genio pratico di John Wesley Hyatt. Nel 1869, mescolando la nitrocellulosa (un derivato del cotone trattato con acidi) e la canfora, scoprì una sostanza rivoluzionaria. Era dura ma modellabile a caldo, resistente all’acqua ed economica. L’aveva battezzata celluloide. Questa fu, a tutti gli effetti, la prima plastica della storia.
La celluloide invase il mercato. Risolse il problema della moda maschile: i colletti in celluloide erano impermeabili allo sporco, non si afflosciavano mai e bastava una passata di spugna per farli tornare nuovi. Fu un trionfo di igiene e praticità. Sul fronte del biliardo, le nuove palle sintetiche funzionarono, anche se con un “difetto” esplosivo. Essendo la nitrocellulosa parente stretta della polvere da sparo, capitava che, urtandosi con violenza, le palle producessero un forte scoppio simile a un colpo di pistola. Hyatt stesso raccontò divertito che, in un saloon del Colorado, un colpo di biliardo fece estrarre le armi a tutti i presenti.
Ma cosa c’entra tutto questo con i film? La fotografia dell’epoca era incatenata a pesanti e fragili lastre di vetro. Per creare l’illusione del movimento, era necessario far scorrere decine di immagini al secondo davanti a una luce, cosa fisicamente impossibile con il vetro. Serviva un supporto flessibile, trasparente e resistente. Serviva un nastro.
Alla fine degli anni ’80 dell’Ottocento, il reverendo Hannibal Goodwin e l’imprenditore George Eastman (il padre della Kodak) capirono che quella stessa celluloide usata per i colletti poteva essere stesa in fogli sottilissimi e lunghi. Nacque così la pellicola in rullo. Fu il tassello mancante. Grazie alla flessibilità e alla robustezza della striscia di celluloide, inventori come Thomas Edison e i fratelli Lumière poterono finalmente costruire macchine in grado di trascinare la pellicola a scatti veloci senza strapparla.
Senza la celluloide, non ci sarebbe stato L’arrivo di un treno alla stazione di La Ciotat nel 1895, né lo stupore del primo pubblico che temeva di essere investito dalla locomotiva. Il cinema è nato perché esisteva un supporto fisico capace di “correre” all’interno del proiettore. Certo, era un materiale pericoloso: la pellicola al nitrato era altamente infiammabile e causò numerosi incendi nelle sale di proiezione, tanto da dover essere sostituita decenni dopo dall’acetato (la pellicola “safety”).
Resta però il fascino di questo paradosso storico. Per risparmiare sulla lavanderia e per salvare gli elefanti, l’umanità ha inventato il mezzo che avrebbe catturato la memoria del mondo. Ogni volta che guardiamo un vecchio film, stiamo guardando la luce passare attraverso un discendente tecnologico di un colletto lavabile e di una palla da biliardo esplosiva. La scienza, cercando di risolvere piccoli problemi quotidiani, ci ha regalato involontariamente l’immortalità delle immagini in movimento.
Potrebbe interessarti:






