Jadav Payeng, l’Uomo che Piantò una Foresta: la Storia Vera dell’Indiano che Trasformò un Deserto in una Giungla Viva

Nel nord-est dell’India, lungo le rive del grande fiume Brahmaputra, esiste oggi una vasta foresta che sembra appartenere a un mondo antico. È abitata da elefanti, rinoceronti, cervi, numerose specie di uccelli e, in alcune zone, anche da tigri. Eppure, fino a pochi decenni fa, quel territorio era solo una distesa sterile di sabbia, modellata dalle continue inondazioni del fiume. La trasformazione di questo luogo non è stata il risultato di un piano statale o di un progetto internazionale, ma dell’impegno costante di un solo uomo: Jadav Payeng.

Jadav Payeng nasce nello stato dell’Assam e appartiene alla comunità indigena Mishing. Da adolescente vive un episodio che segna profondamente la sua vita. Dopo una violenta piena del Brahmaputra, trova numerosi serpenti morti su un banco di sabbia. Non erano annegati, ma uccisi dal calore e dall’assenza totale di vegetazione che potesse offrire riparo. Scosso da quella scena, chiede aiuto alle autorità locali. Gli viene risposto che senza alberi non può esistere la vita, ma che nessuno avrebbe avviato un progetto di riforestazione in quell’area. Davanti a quell’indifferenza, Jadav prende una decisione semplice e definitiva: iniziare da solo.

Nel 1979 pianta i primi alberi, partendo dal bambù, una pianta resistente e adatta al suolo sabbioso. Giorno dopo giorno, anno dopo anno, continua a piantare e curare giovani alberi. Trasporta semi e piantine a piedi, spesso per chilometri, senza macchinari, senza finanziamenti, senza studi di botanica. Si affida alle conoscenze tradizionali tramandate dalla sua comunità e a una determinazione fuori dal comune. Protegge le piante dagli animali, dalle intemperie e dall’erosione del fiume, vivendo in modo estremamente semplice.

Con il passare del tempo, il paesaggio cambia. Le radici stabilizzano il terreno, l’ombra abbassa la temperatura, l’umidità aumenta. Arrivano prima gli insetti, poi gli uccelli, e infine animali sempre più grandi. La foresta cresce lentamente ma in modo costante. Oggi quella zona è conosciuta come Molai Forest, dal soprannome di Jadav, e si estende per circa 550 ettari, una superficie più grande di Central Park a New York.

La foresta ha anche un ruolo fondamentale dal punto di vista ecologico. Ha contribuito a ridurre l’erosione delle rive del Brahmaputra, uno dei fiumi più instabili e potenti del mondo. Gli alberi trattengono il suolo e funzionano come una grande spugna naturale, assorbendo l’acqua durante le inondazioni e rilasciandola lentamente nei periodi secchi. Questo equilibrio naturale ha permesso la sopravvivenza di numerose specie e ha migliorato la stabilità dell’area.

Per molti anni il lavoro di Jadav passa inosservato. Solo nel 2007, durante un’operazione di controllo, le autorità forestali scoprono l’esistenza di quella che, sulle mappe ufficiali, risultava essere una zona deserta. Trovano invece una foresta matura e popolata da fauna selvatica. Da quel momento Jadav Payeng viene riconosciuto a livello nazionale e internazionale come il Forest Man of India e riceve diversi premi ambientali, tra cui il Padma Shri, una delle più alte onorificenze civili indiane.

Nonostante la fama, Jadav continua a vivere in modo semplice, dedicando la sua vita alla protezione della foresta. Non si è mai considerato un eroe. Dice di aver fatto solo ciò che era necessario. La sua storia dimostra che il cambiamento reale non nasce sempre da grandi risorse, ma da una costanza quotidiana portata avanti nel tempo.

In un’epoca segnata dalla crisi climatica e dalla perdita di biodiversità, la foresta di Jadav Payeng è una prova concreta che anche un singolo individuo può trasformare un ecosistema. Una storia vera che sembra una leggenda, ma che continua a crescere, albero dopo albero, sulle rive di uno dei più grandi fiumi dell’India.

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