Léo Major: il soldato canadese che liberò Zwolle da solo catturando 93 nemici nella Seconda Guerra Mondiale

La Seconda Guerra Mondiale è ricordata per le grandi battaglie, gli eserciti immensi e le decisioni prese da generali lontani dal fronte. Eppure, in alcuni casi, la storia cambia grazie all’azione di un solo uomo. Non per la forza dei numeri, ma per coraggio, astuzia e determinazione. È quanto accadde nella notte tra il 13 e il 14 aprile 1945, quando Léo Major, soldato canadese francofono, riuscì a liberare da solo una città occupata dai tedeschi, quasi senza sparare.

Léo Major faceva parte del Régiment de la Chaudière, un’unità dell’esercito canadese. Era già noto per il suo carattere indipendente e per azioni fuori dal comune. Durante lo sbarco in Normandia, nel giugno 1944, catturò da solo un mezzo corazzato tedesco e diversi soldati nemici. Nello stesso periodo rimase gravemente ferito da una granata al fosforo e perse un occhio. Nonostante questo, rifiutò di essere rimpatriato. Secondo i racconti dei commilitoni, disse che un occhio solo gli bastava per combattere. Tornò subito in prima linea.

Nell’aprile del 1945 la guerra in Europa stava ormai volgendo al termine, ma nei Paesi Bassi molte città erano ancora sotto occupazione tedesca. Zwolle, una città di circa 50.000 abitanti, era tra queste. Gli Alleati avevano pianificato un bombardamento all’alba per indebolire la guarnigione nemica, consapevoli però che avrebbe causato gravi perdite tra i civili. Prima dell’attacco, Major e un altro soldato ricevettero l’ordine di esplorare la zona e raccogliere informazioni. Poco dopo l’inizio della missione, il suo compagno venne ucciso da una pattuglia tedesca.

A quel punto, Léo Major avrebbe potuto tornare indietro. Invece prese una decisione estrema: tentare di liberare la città da solo. Armato di una mitragliatrice Sten e di alcune granate, entrò a Zwolle nel cuore della notte. Non cercò di muoversi in silenzio. Al contrario, corse per le strade, sparò raffiche in aria, lanciò granate contro edifici militari e cambiò continuamente posizione. Voleva creare confusione e far credere ai tedeschi di essere sotto attacco da parte di un grande reparto alleato.

Durante l’azione catturò diversi soldati tedeschi, li disarmò e li costrinse a portare messaggi ai loro ufficiali, avvertendoli che l’esercito canadese stava per entrare in città in forze. In quel momento molti ufficiali tedeschi erano già demoralizzati e consapevoli che la guerra fosse persa. Temendo un assalto imminente, ordinarono la ritirata. Nel caos della notte, numerosi soldati abbandonarono postazioni, armi e mezzi, lasciando la città.

All’alba, Zwolle era libera. I civili uscirono dalle case increduli, scoprendo che la città non era stata bombardata. Secondo le ricostruzioni storiche, Léo Major costrinse alla resa o catturò fino a 93 soldati tedeschi, senza combattere una vera battaglia. Aveva vinto usando il rumore, l’inganno e un’audacia fuori dal comune.

Per le sue azioni, Major ricevette importanti riconoscimenti militari. In un primo momento rifiutò una decorazione perché non stimava l’ufficiale che gliela offriva, ma in seguito accettò l’onorificenza. Nei Paesi Bassi è ancora oggi considerato un eroe. A Zwolle esiste una strada chiamata Leo Majorlaan, in suo onore.

La sua storia dimostra che la guerra non è fatta solo di forza bruta, ma anche di psicologia, intuizione e scelte individuali. In una sola notte, un uomo riuscì a salvare una città intera facendo credere al nemico di essere molto più di quello che era davvero.

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