Meriggiare: cosa significa la parola resa famosa da Montale

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Meriggiare significa passare le ore più calde del giorno a riposare all’ombra, all’aperto, mentre fuori il sole picchia. È un verbo intero per un gesto che oggi chiamiamo con tre parole, «stare all’ombra», e che Eugenio Montale ha trasformato nell’attacco di poesia più ricordato dagli studenti italiani.

Se l’hai sentito a scuola, «Meriggiare pallido e assorto / presso un rovente muro d’orto», sai già che effetto fa: caldo fermo, cicale, nessuno in giro. La parola però è molto più vecchia di Montale, e ha avuto una vita parecchio meno composta.

Da dove viene meriggiare?

Il punto di partenza è il mezzogiorno. I latini lo chiamavano meridies, cioè «metà del giorno», e da lì vengono anche la meridiana, che segna l’ora con l’ombra, e il meridione, perché a mezzogiorno il sole sta a sud. Da meridies nasce il verbo latino meridiare: fare il riposo di mezzogiorno. Il vocabolario Treccani lo registra proprio così, come «stare in riposo, all’aperto e in luogo ombroso, nelle ore calde del meriggio», e aggiunge un uso meno comune: fare la siesta in casa dopo mangiato.

C’è anche un uso che sa di campagna. Si poteva «meriggiare il bestiame», cioè portare pecore e mucche a riposare all’ombra quando il caldo diventava troppo. Il pastore che cerca un albero per il gregge a mezzogiorno fa esattamente questo.

Lo spagnolo ha percorso una strada parallela. La parola siesta viene dalla «sesta ora» dei romani, che contavano le ore dall’alba: la sesta cadeva a mezzogiorno. Due lingue sorelle, la stessa idea di fermarsi quando il sole è più alto. Chi ama i tempi lenti dopo pranzo troverà parenti stretti nella sobremesa spagnola e nella spiegazione del classico abbiocco.

Il muro d’orto di Montale era in Liguria

Montale aveva circa vent’anni quando scrisse la poesia, che di solito viene datata al 1916. Il paesaggio è quello di Monterosso, nelle Cinque Terre, dove la famiglia passava le estati in una villa costruita dal padre nella zona di Fegina. Muri a secco, orti in pendenza, il mare che luccica tra le foglie: tutto quello che c’è nei versi, lì c’era davvero.

La poesia uscì prima su una rivista milanese, Il Convegno, alla fine di maggio del 1925. Poche settimane dopo arrivò in libreria dentro Ossi di seppia, pubblicato a Torino dal giovanissimo editore Piero Gobetti, come ricostruisce il Dizionario biografico Treccani. Un dettaglio che pochi ricordano: la raccolta doveva intitolarsi Rottami.

Nei versi il meriggio smette di essere un riposo piacevole. Il poeta osserva le file di formiche, ascolta gli schiocchi dei merli e il frinire delle cicale, e alla fine si scontra con una muraglia coronata di cocci di bottiglia. La vita, dice, è camminare lungo quel muro senza poterlo scavalcare. Un pisolino all’ombra diventato una delle immagini più cupe della poesia italiana.

Montale non fu il solo a usarla. Treccani cita anche D’Annunzio, con il suo «Pan meriggiante», e Gozzano, che fa sognare una sala da pranzo «nel meriggiar sonnolento». Ma è stato Montale a fissarla nella memoria di tutti, tanto che oggi la parola vive quasi solo dentro quel primo verso.

Perché non la usa più nessuno?

Prova a dire a un collega «oggi ho meriggiato». Ti guarderà come se avessi parlato in latino, e in un certo senso è così. Il verbo apparteneva a un mondo in cui la giornata si organizzava attorno al sole: si lavorava presto, ci si fermava nelle ore roventi, si ripartiva al tramonto. Con l’aria condizionata e l’orario d’ufficio, il gesto è sparito e la parola gli è andata dietro.

Oggi meriggiare sta nei dizionari con l’etichetta di parola letteraria. Come tante parole che racchiudono uno stato d’animo intero, al pari della filippina gigil, resiste perché dice in un colpo solo una cosa che altrimenti richiede una frase.

Il suo antenato latino, però, aveva anche un uso meno innocente. Catullo scrisse un breve carme a una donna di nome Ipsitilla chiedendole di invitarlo a casa sua meridiatum, «per il riposo di mezzogiorno». I commentatori sono concordi sul senso vero della richiesta.

Di dormire, quel pomeriggio, non aveva nessuna intenzione.

Fonti

Treccani, Vocabolario: meriggiare

Treccani, Dizionario Biografico degli Italiani: Eugenio Montale

Dickinson College Commentaries: Catullo, carme 32

Ultimo aggiornamento: 3 ottobre 2026