Il serpente volante: il rettile che plana tra gli alberi

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Esistono serpenti che, invece di limitarsi a strisciare, si lanciano nel vuoto da un albero e attraversano l’aria fino a un ramo lontano. Sono i serpenti volanti del genere Chrysopelea, capaci di trasformare un corpo lungo e sottile in una superficie planante. Non hanno ali né membrane, eppure il loro volo è uno dei comportamenti più sorprendenti del regno animale.

Che cos’è il serpente volante

Con l’espressione «serpente volante» si indicano cinque specie di rettili appartenenti al genere Chrysopelea, diffuse nelle foreste tropicali del Sud-est asiatico e dell’India meridionale. Vivono tra Thailandia, Indonesia, Filippine, Sri Lanka e regioni vicine, dove trascorrono gran parte della vita sugli alberi alla ricerca di prede come lucertole, rane, piccoli mammiferi e altri rettili.

La specie più studiata è il serpente volante del paradiso (Chrysopelea paradisi), seguita dal serpente volante dorato (Chrysopelea ornata). Si tratta di animali snelli, lunghi da uno a poco più di un metro, con colori vivaci che vanno dal verde brillante al nero punteggiato di giallo e rosso.

Volare non è la parola giusta: si chiama planare

In senso stretto questi serpenti non volano: non battono ali e non possono guadagnare quota. Quello che fanno è planare, cioè scivolare nell’aria controllando la discesa. È lo stesso principio che sfruttano gli scoiattoli volanti, alcuni gechi e perfino certe rane arboricole. La differenza è che un serpente non ha arti né lembi di pelle da distendere: deve plana­re usando soltanto il proprio corpo.

Eppure il risultato è notevole. Un serpente volante può coprire distanze orizzontali superiori ai dieci metri partendo dalla cima di un albero alto poco più di una decina di metri. In alcune osservazioni gli esemplari hanno percorso fino a 100 metri lanciandosi da posizioni elevate, con un angolo di discesa molto più dolce di quanto ci si aspetterebbe da un animale senza ali.

Serpente sottile che si sporge da un ramo pronto a lanciarsi
I serpenti volanti vivono sugli alberi e si spostano planando da una chioma all’altra. Foto di Robin Godefridi (Pexels).

Come fa un serpente a planare nell’aria

Il segreto sta nella capacità di cambiare forma. Quando decide di lanciarsi, il serpente si sporge dal ramo formando una J con la parte anteriore del corpo, poi spinge con la coda e si proietta in avanti. A questo punto avviene la trasformazione più importante.

Il corpo diventa un’ala

Una volta in aria, l’animale appiattisce il corpo allargando le costole: la sezione, normalmente tonda, diventa concava sul ventre e simile alla lettera «U» rovesciata. In pratica il serpente raddoppia la propria larghezza e si trasforma in una superficie aerodinamica capace di catturare l’aria e generare portanza, la stessa forza che tiene in volo gli aerei.

L’ondeggiamento che stabilizza il volo

Durante la planata il serpente non resta rigido: continua a muoversi con un’ondulazione a forma di S, come se nuotasse nell’aria. Gli studi di biomeccanica condotti dal ricercatore Jake Socha hanno mostrato che questo serpeggiamento non è un residuo del modo di muoversi a terra, ma un meccanismo attivo che stabilizza la traiettoria e impedisce all’animale di ruotare su sé stesso e precipitare. Senza quell’ondeggiamento, i modelli matematici prevedono una caduta disordinata.

Perché un serpente dovrebbe lanciarsi nel vuoto

Planare offre vantaggi concreti per un animale che vive sugli alberi. Permette di spostarsi rapidamente da una pianta all’altra senza dover scendere fino al suolo, dove i predatori sono più numerosi. È anche un modo efficiente per coprire grandi distanze risparmiando energia e per sfuggire a una minaccia improvvisa: di fronte a un pericolo, un salto planato è spesso la via di fuga più rapida.

Anche la caccia ne beneficia. Muovendosi con agilità tra le chiome, questi serpenti raggiungono prede che vivono in punti difficili da esplorare strisciando. È una strategia che ricorda, per ingegnosità, quella di altri cacciatori specializzati come il pesce arciere, il cecchino che spara getti d’acqua per abbattere gli insetti.

Chioma di foresta tropicale fitta vista dal basso
Nelle fitte foreste tropicali planare permette di spostarsi senza scendere al suolo. Foto di Giulia Botan (Pexels).

Sono pericolosi per l’uomo?

I serpenti volanti sono tecnicamente velenosi, ma il loro veleno è debole e agisce solo su prede di piccole dimensioni. Appartengono al gruppo dei serpenti opistoglifi, cioè dotati di denti veleniferi posti nella parte posteriore della bocca, poco adatti a iniettare veleno in un animale grande. Per l’essere umano sono considerati praticamente innocui: un morso può causare al massimo un lieve gonfiore o prurito. Sono inoltre rettili schivi, che preferiscono fuggire piuttosto che affrontare un confronto.

Una fonte di ispirazione per la robotica

Il modo in cui questi animali controllano il volo affascina gli ingegneri. Studiare come un corpo flessibile riesca a generare portanza e a mantenersi stabile senza ali aiuta a progettare droni e piccoli robot capaci di muoversi in spazi complessi o di planare in caso di guasto. È un esempio di biomimetica, la disciplina che osserva la natura per trovare soluzioni tecnologiche: dopo milioni di anni di evoluzione, il serpente volante ha già risolto un problema di aerodinamica che noi stiamo ancora cercando di imitare.

Serpente dai colori vivaci tra le foglie verdi
I colori vivaci sono tipici delle specie del genere Chrysopelea. Foto di Giulia Botan (Pexels).

Curiosità sul serpente volante

Tra i fatti più interessanti su questi rettili: il decollo è quasi sempre un salto attivo e mai una semplice caduta; gli esemplari più piccoli e leggeri planano meglio di quelli grandi e pesanti; e l’animale orienta la traiettoria spostando il corpo, riuscendo persino a virare leggermente a metà volo. Tutto questo lo si può approfondire nella voce dedicata su Wikipedia, dedicata al genere Chrysopelea.

Domande frequenti

I serpenti volanti volano davvero?

No, non volano nel senso degli uccelli: non battono ali e non guadagnano quota. Planano, cioè scivolano nell’aria controllando la discesa e coprendo lunghe distanze orizzontali partendo da una posizione elevata.

Come fa un serpente senza ali a restare in aria?

Appiattisce il corpo allargando le costole, trasformando la sezione tonda in una superficie concava simile a un’ala. Questa forma genera portanza, mentre l’ondeggiamento a S durante il volo stabilizza la traiettoria.

Quanto può planare un serpente volante?

Può coprire facilmente più di dieci metri in orizzontale e, in condizioni favorevoli e partendo da grandi altezze, sono state osservate planate fino a circa 100 metri.

I serpenti volanti sono velenosi e pericolosi?

Hanno un veleno debole, efficace solo su piccole prede. Per l’uomo sono considerati innocui: il morso provoca al massimo un lieve gonfiore. Sono inoltre animali timidi che tendono a fuggire.

Dove vivono i serpenti del genere Chrysopelea?

Abitano le foreste tropicali del Sud-est asiatico e dell’India meridionale, in Paesi come Thailandia, Indonesia, Filippine e Sri Lanka, conducendo una vita prevalentemente arboricola.

Perché gli scienziati li studiano?

Perché il loro volo senza ali è un modello di aerodinamica naturale. Capirne i meccanismi aiuta a progettare droni e robot in grado di planare e di muoversi con stabilità in ambienti difficili.