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Le Fate di Cottingley La Grande Bufala che Incantò il Mondo

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Sembra l’incipit di una favola, eppure è una delle vicende più sorprendenti e reali del Novecento. Correva l’anno 1917 e in un piccolo villaggio dello Yorkshire, due cugine inglesi di appena 10 e 16 anni scattarono delle fotografie destinate a ingannare il mondo per decenni. Nelle immagini comparivano piccole fate alate che danzavano leggere accanto a loro. Quelle foto fecero rapidamente il giro del globo, conquistarono le prime pagine dei giornali e convinsero persino una delle menti più brillanti dell’epoca: Sir Arthur Conan Doyle, il celebre papà di Sherlock Holmes.

La voglia di credere nel meraviglioso, specialmente dopo gli orrori indicibili della Prima Guerra Mondiale, era così potente da sconfiggere ogni dubbio logico. Solo molti anni dopo, divenute ormai anziane, le due protagoniste trovarono il coraggio di ammettere il trucco: quelle creature magiche non erano altro che sagome di carta ritagliate, fissate al terreno con dei semplici spilli da cappello.

Siamo a Cottingley, vicino a Bradford, in Inghilterra. Le protagoniste sono Frances Griffiths (10 anni) ed Elsie Wright (16 anni). Le due ragazze passavano i pomeriggi estivi giocando vicino a un piccolo ruscello dietro casa, il Cottingley Beck, un luogo umido e verde dove la fantasia poteva correre libera. Spesso tornavano a casa con i vestiti sporchi di fango, e quando gli adulti le rimproveravano, loro rispondevano con un’innocenza disarmante: andavano nel ruscello per giocare con le fate. Per dimostrarlo, chiesero in prestito la macchina fotografica del padre di Elsie, una Midg Quarter-plate.

Ciò che accadde dopo è un capolavoro di ingegno infantile. Prepararono alcune figure di carta copiandole da un popolare libro per bambini dell’epoca, il Princess Mary’s Gift Book, le ritagliarono con cura aggiungendo delle ali, le fissarono tra l’erba con lunghi spilloni e scattarono. Quando il padre sviluppò le lastre fotografiche in camera oscura, rimase di sasso: l’immagine mostrava nitidamente Frances seduta sull’erba, circondata da quattro fate danzanti.

I genitori rimasero scettici, supponendo fosse uno scherzo, ma la madre di Elsie portò le immagini a una riunione della Società Teosofica. In un’epoca in cui la fotografia era considerata una prova inconfutabile della realtà, l’idea che l’obiettivo avesse “catturato” l’invisibile sembrò a molti non solo possibile, ma miracoloso. Le foto finirono tra le mani di persone molto influenti, tra cui l’appassionato sostenitore dello spiritismo Arthur Conan Doyle. Il grande scrittore vide in quegli scatti la prova definitiva dell’esistenza di un “piccolo popolo” e pubblicò un articolo entusiasta sul The Strand Magazine, garantendo alle cugine una fama mondiale.

A rafforzare questa incredibile suggestione collettiva furono alcuni pareri “tecnici”. Un esperto di fotografia dell’epoca, Harold Snelling, esaminò i negativi e concluse che non mostravano segni di manipolazione. Ed era tecnicamente vero: i negativi non erano stati ritoccati. Le foto ritraevano fedelmente ciò che stava davanti all’obiettivo: pezzi di carta ben posizionati. Nessuno pensò che il trucco fosse nella scena, anziché nella pellicola. Era un falso “dal vivo”, abilmente allestito da due ragazzine.

Perché il mondo volle crederci così ciecamente? La risposta è profondamente umana. La Grande Guerra aveva lasciato milioni di famiglie in lutto. Lo spiritismo e l’occulto offrivano una speranza, un contatto con l’oltre. La fotografia dava l’illusione della verità scientifica. Ma soprattutto, c’era un bisogno disperato di meraviglia. In un periodo storico cupo, credere che esistessero creature benevole nei giardini segreti scaldava il cuore.

La storia delle fate di Cottingley rimase un mistero irrisolto per oltre sessant’anni. Fu solo all’inizio degli anni Ottanta che Frances ed Elsie, ormai nonne, confessarono la verità alla stampa. Rivelarono l’uso delle sagome di cartone, spiegando come le avevano tenute ferme con gli spilli. Tuttavia, una di loro mantenne fino alla morte un piccolo alone di mistero, sostenendo che, sebbene le foto fossero false, loro avessero davvero visto le fate quel giorno al ruscello.

Oggi, il caso di Cottingley è considerato una lezione preziosissima. Cent’anni fa bastarono cartoncini e una macchina fotografica per ingannare il mondo; oggi viviamo nell’era dei deepfake e dell’intelligenza artificiale. Eppure, il meccanismo psicologico è identico: quando qualcosa tocca i nostri desideri più profondi, tendiamo a sospendere l’incredulità. Le cugine di Cottingley non crearono solo delle finte fate, ma crearono un mito moderno, dimostrando quanto la curiosità e la speranza siano forze potenti, capaci di trasformare un gioco di bambini in una leggenda immortale.

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