5 cose sorprendenti sulla memoria degli animali

Pensiamo alla memoria come a qualcosa di tipicamente umano, ma il regno animale è pieno di sorprese: c’è chi ricorda dove ha nascosto migliaia di semi, chi riconosce volti umani a distanza di anni e perfino chi impara qualcosa pur non avendo un vero cervello. Ecco cinque cose sorprendenti sulla memoria degli animali, tra studi confermati e ricerche più recenti ancora in corso.

1. Le meduse “imparano” pur senza un cervello centrale

Le meduse non hanno un cervello come il nostro: dispongono di una rete diffusa di cellule nervose. Eppure alcuni esperimenti hanno mostrato che certe specie di cubomeduse possono apprendere a evitare ostacoli, modificando il comportamento dopo pochi “tentativi”. Una ricerca condotta da gruppi universitari, tra cui studiosi italiani, ha inoltre osservato in alcune meduse forme di breve memoria e una sorta di attrazione verso le novità (la cosiddetta “neofilia”). Sono risultati ancora in fase di approfondimento, ma suggeriscono che forme elementari di apprendimento possano esistere anche in animali dal sistema nervoso semplicissimo.

Un polpo tra le rocce del fondale
I cefalopodi mostrano forme di memoria sorprendentemente raffinate

2. Scoiattoli e ghiandaie: campioni di memoria spaziale

Molti animali che fanno scorte di cibo per l’inverno devono ricordare dove hanno nascosto le provviste. Gli scoiattoli grigi e le ghiandaie ne sono un esempio celebre: nascondono semi e ghiande in centinaia o migliaia di nascondigli diversi e poi, mesi dopo, li ritrovano con una precisione notevole, usando punti di riferimento del paesaggio. Alcuni studi suggeriscono che gli scoiattoli organizzino i depositi anche per tipo di cibo, una strategia che facilita il recupero. Negli uccelli, la nocciolaia americana (un parente delle cornacchie) è famosa per riuscire a ritrovare gran parte di decine di migliaia di semi sepolti.

Perché questa memoria è così sviluppata

Negli animali che immagazzinano cibo, l’ippocampo — l’area cerebrale legata alla memoria spaziale — tende a essere proporzionalmente più grande. È un bell’esempio di come l’ambiente e le abitudini di una specie possano “modellare” il cervello nel corso dell’evoluzione.

3. Seppie e polpi hanno una memoria sorprendentemente raffinata

I cefalopodi — polpi, seppie, calamari — sono tra gli invertebrati più intelligenti che conosciamo. Esperimenti con le seppie hanno mostrato che sanno aspettare un cibo migliore rinunciando a uno peggiore disponibile subito, una forma di autocontrollo che richiede memoria e capacità di previsione. Altri studi suggeriscono che le seppie possiedano una “memoria simile a quella episodica”: riescono cioè a ricordare cosa hanno mangiato, dove e quando, regolando di conseguenza le scelte future. Sono comportamenti che fino a pochi anni fa si pensava fossero esclusivi di pochi vertebrati.

Un branco di elefanti nella savana
Le matriarche conservano per decenni informazioni utili al branco

4. Gli elefanti e la memoria sociale e geografica

Il detto “ha la memoria di un elefante” ha basi reali. Le femmine più anziane dei branchi, le matriarche, sembrano conservare per decenni informazioni preziose: dove si trovano le pozze d’acqua durante le siccità più dure, quali percorsi seguire, quali individui — anche di altri branchi — sono familiari o estranei. Durante periodi di forte scarsità, i gruppi guidati da matriarche più esperte tendono a cavarsela meglio. Gli elefanti mostrano anche di riconoscere e “ricordare” singoli esseri umani e di reagire in modo diverso a chi, in passato, ha rappresentato una minaccia.

5. Corvi e cornacchie ricordano i volti (anche quelli umani)

I corvidi — corvi, cornacchie, gazze — hanno capacità cognitive che continuano a stupire i ricercatori. Esperimenti famosi hanno mostrato che le cornacchie possono riconoscere e ricordare per anni il volto di una persona che le aveva catturate o disturbate, trasmettendo persino l'”informazione” ai loro simili attraverso il comportamento. Le gazze, inoltre, sono tra le poche specie a superare alcune versioni del test dello specchio. Questi animali pianificano, usano strumenti e ricordano dove e da chi sono stati trattati bene o male: una combinazione di memoria e flessibilità che li rende casi di studio preziosi.

Un corvo nero appollaiato su un ramo
I corvidi ricordano i volti umani anche a distanza di anni

Anche i cani “ricordano”, ma a modo loro

E gli animali domestici? I cani hanno una memoria fortemente legata all’olfatto e alle associazioni: riconoscono persone, luoghi e situazioni anche dopo molto tempo, soprattutto se collegati a esperienze emotivamente intense. Studi recenti suggeriscono che possiedano una forma di “memoria episodica-simile”: riescono cioè a richiamare azioni viste poco prima, anche quando non sapevano che sarebbe stato loro chiesto di ripeterle. Non è la nostra memoria autobiografica, ma è più sofisticata del semplice condizionamento.

Una memoria su misura per ogni specie

Il filo comune di questi esempi è che la memoria non è “tutto o niente”: ogni specie ha sviluppato il tipo di memoria utile alla propria sopravvivenza. Chi fa scorte ha bisogno di memoria spaziale; chi vive in gruppi complessi sviluppa memoria sociale; chi caccia prede sfuggenti perfeziona la capacità di anticipare. Studiare queste differenze aiuta anche a capire meglio come funziona la memoria umana. Va detto che alcune di queste ricerche, soprattutto sui sistemi nervosi più semplici, sono recenti e ancora oggetto di discussione: la scienza procede per verifiche successive. Se ti affascina l’intelligenza degli animali marini, leggi anche il nostro articolo su i polpi giganti del Cretaceo.

Per una panoramica generale su come si studiano memoria e apprendimento negli animali è disponibile la voce dedicata su Wikipedia.

Domande frequenti sulla memoria degli animali

Gli animali senza cervello possono davvero avere memoria?

Alcuni animali con sistema nervoso semplice, come certe meduse, mostrano forme elementari di apprendimento e brevissima memoria. Sono risultati recenti e ancora studiati, ma indicano che capacità minime di “ricordare” possono esistere anche senza un cervello centralizzato.

Come fanno scoiattoli e ghiandaie a ritrovare il cibo nascosto?

Usano una memoria spaziale molto sviluppata, basata su punti di riferimento del paesaggio, e in alcuni casi organizzano i nascondigli in modo da facilitarne il recupero. Non ritrovano tutto, ma una percentuale sorprendentemente alta.

È vero che gli elefanti “non dimenticano”?

È un’esagerazione, ma con un fondo di verità: le matriarche conservano per decenni informazioni utili alla sopravvivenza del branco, come la posizione delle fonti d’acqua, e riconoscono molti individui. La loro memoria sociale e geografica è davvero notevole.

I cefalopodi hanno una memoria simile alla nostra?

Non identica, ma più sofisticata di quanto si pensasse: alcune seppie sembrano avere una memoria “simile a quella episodica” (cosa, dove, quando) e mostrano forme di autocontrollo. È un campo di ricerca attivo e in evoluzione.

I corvi ricordano davvero i volti delle persone?

Sì: esperimenti hanno mostrato che le cornacchie riconoscono e ricordano per anni il volto di chi le ha catturate o spaventate, e modificano il comportamento di conseguenza. È una delle capacità cognitive più studiate dei corvidi.

Studiare la memoria degli animali serve a capire quella umana?

Sì. Confrontare i diversi tipi di memoria nelle varie specie aiuta i ricercatori a distinguere quali capacità sono comuni a molti animali e quali sono più specializzate, fornendo indizi su come si è evoluta anche la nostra memoria.

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