I dinosauri sono più antichi di 10 milioni di anni: lo studio di Yale e Princeton

Quando sono comparsi i primi dinosauri? Per decenni la risposta degli scienziati è stata “circa 230 milioni di anni fa”, l’età dei fossili più antichi e sicuri. Uno studio condotto da ricercatori delle università di Yale e Princeton, pubblicato sui Proceedings of the Royal Society B, propone però una data più antica: i dinosauri potrebbero essere apparsi fino a 10 milioni di anni prima. Ecco cosa dice la ricerca, con i dovuti distinguo tra ipotesi e certezze.

Cosa dice lo studio

Il gruppo di ricerca ha analizzato nove grandi insiemi di dati morfologici — cioè cataloghi della forma e delle dimensioni delle ossa, della presenza o assenza di determinate caratteristiche anatomiche e di altri tratti ricavati dai fossili conosciuti — usando tecniche statistiche bayesiane. La conclusione: l’origine dei dinosauri si collocherebbe tra circa 250 e 240 milioni di anni fa, cioè circa 10 milioni di anni prima dei più antichi fossili di dinosauro indiscutibili. Lo studio suggerisce inoltre che i grandi gruppi di dinosauri si siano separati tra loro in un intervallo relativamente breve, nell’ordine di pochi milioni di anni dall’antenato comune.

Perché i fossili “arrivano dopo”

Può sembrare strano dire che un gruppo di animali sia più antico dei suoi fossili più vecchi, ma per i paleontologi è un’idea familiare. Il principio chiave è semplice: l’assenza di fossili non equivale all’assenza di vita. La fossilizzazione è un evento raro, che richiede condizioni particolari; molte zone e molti periodi sono poco rappresentati nel record fossile, perché le rocce di quell’età non si sono conservate, non affiorano in superficie o non sono ancora state esplorate a fondo. Di conseguenza, i primi rappresentanti di un gruppo possono benissimo essere esistiti molto prima del più antico esemplare finora ritrovato.

Scheletro di dinosauro in un museo
I fossili di dinosauro più antichi e sicuri hanno circa 230 milioni di anni

Le “linee fantasma”

Per stimare quanto un gruppo possa essere più antico dei suoi fossili, i ricercatori usano metodi statistici che tengono conto di come è “distribuito” il record fossile nel tempo e nello spazio, e di come si ramifica l’albero evolutivo. Quando l’albero indica che due rami dovevano già essersi separati ma uno dei due non ha fossili per un certo periodo, si parla di “linea fantasma”: un intervallo in cui quel gruppo esisteva ma, per ora, non lo vediamo. È su questo tipo di ragionamento che si basa lo studio.

Il quadro: il Triassico dopo la grande estinzione

L’origine dei dinosauri si colloca nel Triassico, il periodo che segue la più grande estinzione di massa della storia della Terra, avvenuta circa 252 milioni di anni fa al confine tra Permiano e Triassico (la cosiddetta “Grande Moria”). In quegli ambienti in ripresa, molti gruppi di rettili si diversificarono: tra loro, gli antenati dei dinosauri. Se lo studio fosse confermato, significherebbe che i dinosauri comparvero quando il pianeta stava ancora ricostruendo i propri ecosistemi, e che per milioni di anni rimasero relativamente “discreti” prima di diventare i vertebrati dominanti sulla terraferma.

Scavo paleontologico sul campo
La fossilizzazione è un evento raro: molti periodi sono poco rappresentati

Cosa sappiamo dei dinosauri “classici” più antichi

I fossili di dinosauro più antichi e universalmente accettati provengono soprattutto dall’America meridionale e risalgono al Triassico superiore, attorno ai 230-235 milioni di anni fa: animali relativamente piccoli, agili, bipedi, lontani dai colossi che immaginiamo. Esistono anche resti più antichi e più discussi, attribuiti a parenti stretti dei dinosauri. Lo studio di Yale e Princeton non cancella queste conoscenze: le inquadra in una storia che, secondo gli autori, sarebbe iniziata qualche milione di anni prima di quanto i reperti mostrino oggi.

Dove cercare i fossili mancanti

Una conseguenza interessante della ricerca è che indica dove guardare. All’epoca i continenti erano riuniti nel supercontinente Pangea, e molte aree equatoriali di quel Triassico antico corrispondono oggi a regioni del Sudamerica, dell’Africa e dell’Asia meridionale dove le rocce di quell’età sono poco studiate. È lì, suggeriscono gli autori, che potrebbero nascondersi i fossili dei dinosauri più antichi — o dei loro stretti parenti — ancora da scoprire.

Cosa è ipotesi e cosa è certo

È importante essere chiari: lo studio non annuncia il ritrovamento di un nuovo fossile, ma propone una stima statistica basata sui dati disponibili. Si tratta quindi di un’ipotesi solida e argomentata, non di un fatto acquisito. Come spesso accade in paleontologia, la comunità scientifica discuterà i metodi, i dati e le conclusioni; saranno eventuali nuovi ritrovamenti a confermare o smentire la datazione proposta. Quello che lo studio mostra con chiarezza è che la paleontologia sta entrando sempre di più nell’era dell’analisi computazionale di grandi quantità di dati, affiancando il lavoro “classico” sul campo.

Paesaggio preistorico ricostruito
Lo studio colloca l’origine dei dinosauri nel Triassico antico

Perché è una notizia importante

Anche se resta da verificare, una revisione dell’origine dei dinosauri ha conseguenze su molti aspetti: aiuta a capire come si è ripreso il mondo dopo la grande estinzione del Permiano, quanto a lungo i dinosauri abbiano convissuto con altri gruppi prima di prevalere e con quale ritmo si siano diversificati. Mostra anche un metodo: usare la statistica per “leggere tra le righe” di un archivio fossile incompleto. Se ti appassionano le scoperte sul mondo preistorico, leggi anche il nostro articolo su i polpi giganti del Cretaceo e il “Kraken” preistorico.

Lo studio è consultabile sui Proceedings of the Royal Society B, con il titolo “An early burst of skeletal evolution at the origin of dinosaurs”.

Domande frequenti sull’origine dei dinosauri

Quando sono comparsi i dinosauri, secondo questo studio?

Lo studio stima un’origine tra circa 250 e 240 milioni di anni fa, cioè all’incirca 10 milioni di anni prima dei fossili di dinosauro più antichi e sicuri, che hanno circa 230 milioni di anni.

Come fanno a dirlo se non hanno trovato fossili più antichi?

Usano metodi statistici che combinano l’albero evolutivo dei dinosauri con la distribuzione del record fossile nel tempo. È il principio delle “linee fantasma”: l’assenza di fossili non significa che il gruppo non esistesse, ma solo che non lo abbiamo ancora trovato.

È una scoperta confermata?

No: è un’ipotesi basata su un’analisi dei dati disponibili, pubblicata su una rivista scientifica con revisione tra pari. Sarà la discussione scientifica, e soprattutto eventuali nuovi ritrovamenti, a confermarla o a correggerla.

Dove potrebbero trovarsi i fossili dei primi dinosauri?

Probabilmente in rocce del Triassico antico oggi situate in regioni del Sudamerica, dell’Africa e dell’Asia meridionale, all’epoca parte della fascia equatoriale del supercontinente Pangea, dove quei terreni sono ancora poco studiati.

Cosa c’entra l’estinzione del Permiano?

I dinosauri sono comparsi nel Triassico, subito dopo la più grande estinzione di massa della storia della Terra (circa 252 milioni di anni fa). Anticipare la loro origine significa collocarla in un mondo che stava ancora ricostruendo i propri ecosistemi.

Dove è stato pubblicato lo studio?

Sui Proceedings of the Royal Society B, con il titolo “An early burst of skeletal evolution at the origin of dinosaurs”. È firmato da ricercatori delle università di Yale e Princeton.

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