Okapi: la giraffa della foresta che vive in Congo

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Per secoli i racconti dei viaggiatori europei parlavano di un misterioso “unicorno africano” nascosto nelle foreste del cuore del continente. Solo nel 1901 quell’animale venne descritto ufficialmente dalla scienza: era l’okapi, un mammifero dal manto vellutato, le zampe striate come quelle di una zebra e un legame di parentela del tutto inaspettato. Ecco perché questo schivo abitante delle foreste è considerato uno degli animali più affascinanti e meno conosciuti del pianeta.

Che cos’è l’okapi

L’okapi (Okapia johnstoni) è un mammifero erbivoro che vive esclusivamente nelle foreste pluviali della Repubblica Democratica del Congo, nell’Africa centrale. A prima vista può sembrare un incrocio tra una zebra, un cavallo e un cervo, ma la sua vera identità è un’altra: l’okapi è l’unico parente vivente della giraffa. Per questo viene spesso chiamato “la giraffa della foresta”.

Un esemplare adulto misura circa 1,5 metri di altezza al garrese e può pesare tra i 200 e i 350 chilogrammi. Il corpo è coperto da un mantello marrone-rossastro dai riflessi vellutati, mentre le zampe posteriori e il posteriore presentano inconfondibili strisce orizzontali bianche e nere. Queste righe non servono per essere notati: al contrario, aiutano l’animale a confondersi con i giochi di luce che filtrano tra la vegetazione.

Perché è parente della giraffa

Nonostante l’aspetto, l’okapi e la giraffa appartengono alla stessa famiglia, quella dei Giraffidi. Lo rivelano numerosi dettagli anatomici. Entrambi possiedono un collo allungato (anche se nell’okapi è molto più corto), zampe lunghe e, soprattutto, una caratteristica unica: i maschi hanno sul capo due piccole protuberanze ricoperte di pelle chiamate ossiconi, identiche a quelle delle giraffe.

C’è poi un altro tratto sorprendente che li accomuna: la lingua. Quella dell’okapi è lunga fino a 30 centimetri, di colore bluastro e così agile che l’animale la usa per afferrare le foglie, ma anche per pulirsi gli occhi e le orecchie. È uno strumento prensile perfetto per la vita nel sottobosco.

Le zampe striate dell'okapi che ricordano quelle della zebra
Le strisce sulle zampe aiutano l’okapi a mimetizzarsi nella vegetazione.

Un animale rimasto nascosto fino al Novecento

La storia della “scoperta” dell’okapi è una delle più curiose della zoologia. Gli abitanti delle foreste del Congo conoscevano l’animale da sempre, ma per il mondo occidentale rimase a lungo poco più di una leggenda. Si parlava di un “asino della foresta” o di un “cavallo selvatico” che nessun esploratore riusciva a vedere.

Fu l’esploratore e amministratore britannico Harry Johnston, all’inizio del Novecento, a procurarsi prima frammenti di pelle striata e poi un cranio completo, permettendo agli scienziati di descrivere ufficialmente la specie nel 1901. Il nome scientifico, Okapia johnstoni, ricorda proprio il suo ruolo. La rivelazione fece scalpore: in piena epoca moderna, un grande mammifero era riuscito a sfuggire alla classificazione scientifica.

Perché è così difficile da avvistare

L’okapi è un animale solitario, silenzioso e straordinariamente prudente. Si muove soprattutto di giorno ma resta sempre all’interno della fitta vegetazione, dove il manto scuro e le strisce lo rendono quasi invisibile. Ha un udito eccezionale, con orecchie larghe e mobili che captano il minimo rumore, e tende a evitare ogni contatto. Questa combinazione di timidezza e mimetismo spiega perché ancora oggi sia tanto raro osservarlo allo stato selvatico.

Come comunica l’okapi

Per molto tempo si è creduto che l’okapi fosse un animale quasi muto. In realtà comunica anche attraverso suoni a frequenze molto basse, gli infrasuoni, che l’orecchio umano non percepisce. Questi richiami permettono alle madri di restare in contatto con i piccoli senza attirare l’attenzione dei predatori. È un sistema di comunicazione “segreto” particolarmente utile in un ambiente dove restare nascosti è una questione di sopravvivenza.

Dove vive e come si nutre

L’areale dell’okapi è limitato alle foreste pluviali del nord-est della Repubblica Democratica del Congo. Si tratta di uno degli ecosistemi più ricchi e meno esplorati del pianeta. L’animale è erbivoro e si nutre di foglie, germogli, frutti, funghi e felci, brucando oltre cento specie vegetali diverse. Alcune di queste piante sarebbero tossiche per altri animali.

Per integrare la sua dieta, l’okapi consuma anche argilla ricca di minerali e carbone vegetale lasciato dai fulmini sugli alberi: un comportamento che gli fornisce sali e sostanze utili a neutralizzare le tossine ingerite con le foglie.

Foresta pluviale del Congo, habitat naturale dell'okapi
Le fitte foreste del Congo sono l’unico habitat selvatico dell’okapi.

Una specie a rischio

Oggi l’okapi è classificato come specie in pericolo. Le minacce principali sono la distruzione dell’habitat dovuta al disboscamento, l’espansione delle attività minerarie e il bracconaggio. La situazione è aggravata dall’instabilità politica della regione in cui vive, che rende difficile proteggere efficacemente le aree forestali. Secondo la Lista Rossa IUCN delle specie minacciate, la popolazione selvatica è in calo.

Per tutelarlo è stata istituita la Riserva di fauna selvatica dell’Okapi, un’area protetta riconosciuta dall’UNESCO. Diversi programmi di conservazione lavorano insieme alle comunità locali per ridurre la pressione sull’habitat e contrastare il commercio illegale.

Un simbolo nazionale

Nella Repubblica Democratica del Congo l’okapi è un vero simbolo nazionale: la sua immagine compare sulle banconote e sullo stemma di alcune istituzioni. È diventato un emblema della straordinaria biodiversità del Paese e della necessità di proteggere le foreste che lo ospitano.

Curiosità sull’okapi

Oltre alla lingua bluastra e alle strisce mimetiche, l’okapi nasconde altri dettagli sorprendenti. I piccoli, alla nascita, possono restare nascosti nel sottobosco per intere settimane e trattenere le feci per non lasciare odori che attirino i predatori. Le ghiandole presenti sugli zoccoli rilasciano una sostanza catramosa che serve a marcare il territorio. E come avviene per altri animali dal manto particolare, ogni esemplare ha un disegno di strisce unico, come un’impronta digitale.

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L'okapi, simbolo della biodiversità africana da proteggere
L’okapi è oggi una specie protetta e simbolo nazionale del Congo.

Domande frequenti sull’okapi

L’okapi è una specie di zebra?

No. Nonostante le strisce sulle zampe, l’okapi non ha nulla a che vedere con le zebre. È l’unico parente vivente della giraffa e appartiene alla famiglia dei Giraffidi.

Dove vive l’okapi?

Vive esclusivamente nelle foreste pluviali del nord-est della Repubblica Democratica del Congo, in Africa centrale. Non esiste in nessun altro luogo allo stato selvatico.

Perché l’okapi ha le strisce?

Le strisce bianche e nere sulle zampe e sul posteriore hanno una funzione mimetica: aiutano l’animale a confondersi con la luce che filtra tra la vegetazione fitta della foresta.

Quanto è lunga la lingua dell’okapi?

La lingua può raggiungere i 30 centimetri ed è prensile. L’okapi la usa per afferrare le foglie e perfino per pulirsi gli occhi e le orecchie.

L’okapi è in via di estinzione?

È classificato come specie in pericolo. La perdita dell’habitat, il bracconaggio e l’instabilità della regione minacciano la sua sopravvivenza, ma esistono aree protette e programmi di conservazione dedicati.

Quando è stato scoperto l’okapi?

Pur essendo conosciuto da sempre dalle popolazioni locali, è stato descritto scientificamente solo nel 1901, diventando una delle ultime grandi sorprese zoologiche dell’epoca moderna.