C’è una buona notizia che arriva dai monti Țarcu, in Romania, e ha le sembianze di un gigante peloso. Una mandria di bisonti europei reintrodotti dopo secoli di assenza si sta rivelando un’alleata inattesa nella lotta al cambiamento climatico: la loro presenza aiuta il suolo a immagazzinare quantità sorprendenti di anidride carbonica. Una ricerca dell’Università di Yale ha provato a mettere dei numeri su questo fenomeno, e i risultati sono incoraggianti.
Il ritorno di un gigante quasi scomparso
Il bisonte europeo (Bison bonasus) è il più grande mammifero terrestre del continente. Tra il Seicento e l’Ottocento la caccia e la distruzione delle foreste lo portarono sull’orlo dell’estinzione: agli inizi del Novecento ne sopravvivevano solo poche decine di esemplari, perlopiù in cattività. Da quegli ultimi individui è partito un lento e paziente lavoro di riproduzione e reintroduzione.
Nel 2014 le organizzazioni Rewilding Europe e WWF Romania hanno riportato i bisonti nei monti Țarcu, sui Carpazi meridionali. Oggi quell’area ospita una delle più grandi popolazioni di bisonte europeo in libertà del continente, con oltre centossettanta animali. Un ritorno che, da solo, sarebbe già una bella notizia per la biodiversità. Ma c’è di più.

Come un erbivoro può aiutare il clima
L’idea che un grande animale possa contribuire a contrastare il riscaldamento globale sembra controintuitiva. Eppure i ricercatori della Yale School of the Environment, in collaborazione con la Global Rewilding Alliance, hanno mostrato che il modo in cui i bisonti vivono il territorio modifica in profondità la capacità del suolo di trattenere carbonio.
Brucando in modo uniforme le praterie, i bisonti impediscono che poche specie vegetali prendano il sopravvento e favoriscono ecosistemi più ricchi e diversificati. Calpestando il terreno lo compattano, riducendo il rischio che il carbonio già immagazzinato torni nell’atmosfera. Con le deiezioni fertilizzano il suolo e, spostandosi, disperdono i semi su ampie distanze. Il risultato complessivo è un paesaggio più sano, capace di funzionare come una grande spugna per l’anidride carbonica.
I numeri della ricerca
Per quantificare l’effetto, il gruppo di Yale ha utilizzato un modello chiamato “Animating the Carbon Cycle”, che stima quanto carbonio in più viene catturato grazie alla presenza degli animali. Secondo lo studio, la mandria di Țarcu contribuisce a immagazzinare circa 59.000 tonnellate di anidride carbonica all’anno in un’area di poco più di quarantotto chilometri quadrati.
Per rendere l’idea, gli autori hanno calcolato che si tratta di una quantità paragonabile a togliere dalla strada decine di migliaia di automobili a benzina. E soprattutto: quella stessa porzione di territorio, senza i bisonti, catturerebbe una quantità di carbonio molto inferiore. La presenza degli animali, in altre parole, moltiplica l’efficacia del paesaggio come deposito naturale di carbonio.

Che cos’è il rewilding
La vicenda dei bisonti rumeni è un esempio di rewilding, una strategia di conservazione che punta a lasciare che la natura si riprenda i propri spazi, spesso riportando in un territorio le grandi specie scomparse. L’idea di fondo è che ecosistemi completi, dotati di tutti i loro protagonisti, funzionino meglio: si autoregolano, resistono di più ai disturbi e offrono benefici che vanno dalla biodiversità alla regolazione del clima.
Negli ultimi anni progetti analoghi hanno restituito alla natura territori e specie in diverse parti del mondo. Un esempio recente e ugualmente incoraggiante è il ritorno del condor della California, tornato a volare in cieli che non lo vedevano da oltre un secolo. Sono storie diverse che raccontano lo stesso principio: dare spazio alla fauna selvatica conviene anche a noi.
Perché è una notizia che fa bene
La conservazione viene spesso raccontata solo attraverso i suoi fallimenti, ed è facile sentirsi impotenti di fronte alla crisi climatica. La storia dei bisonti dei Carpazi mostra invece che ricerca scientifica, organizzazioni ambientaliste e politiche pubbliche possono convergere verso risultati concreti e misurabili.
Non significa che reintrodurre grandi erbivori basti a risolvere il problema del riscaldamento globale: la riduzione delle emissioni resta la priorità assoluta. Ma proteggere e ripristinare gli ecosistemi è uno strumento prezioso e finora sottovalutato, capace di affiancare le altre soluzioni. Come sottolinea l’analisi pubblicata da Yale Environment 360, animali e clima non sono mondi separati: aiutare i primi può aiutare anche il secondo.

Domande frequenti sui bisonti e il carbonio
Davvero i bisonti aiutano contro il cambiamento climatico?
Sì, indirettamente. Con il loro comportamento favoriscono praterie più ricche e suoli più capaci di trattenere carbonio. Uno studio di Yale ha stimato in circa 59.000 tonnellate di anidride carbonica all’anno il contributo della mandria dei monti Țarcu.
Quanti bisonti vivono nei monti Țarcu?
Oltre centosettanta esemplari, in una delle popolazioni di bisonte europeo in libertà più numerose del continente.
Il bisonte europeo era estinto?
Era estinto in natura agli inizi del Novecento: ne restavano pochissimi esemplari in cattività. Dai loro discendenti è ripartita la lenta reintroduzione.
Che cosa significa rewilding?
È una strategia di conservazione che lascia alla natura lo spazio per riprendersi, spesso reintroducendo le grandi specie scomparse per ripristinare ecosistemi completi e funzionanti.
Reintrodurre animali basta a fermare il riscaldamento globale?
No. È uno strumento utile ma complementare: la riduzione delle emissioni di gas serra resta la misura prioritaria e insostituibile.
Chi ha riportato i bisonti in Romania?
Le organizzazioni Rewilding Europe e WWF Romania, a partire dal 2014, nei Carpazi meridionali.