Galileo e l’abiura del 22 giugno 1633

Condividi l'articolo

Il 22 giugno 1633 uno degli scienziati più grandi di ogni epoca fu costretto a rinnegare pubblicamente le proprie scoperte. Galileo Galilei, davanti al tribunale dell’Inquisizione a Roma, pronunciò la formula di abiura con cui dichiarava falsa l’idea che la Terra giri intorno al Sole. Ripercorriamo quel giorno e il significato che ha assunto nella storia del pensiero scientifico.

Chi era Galileo Galilei

Nato a Pisa nel 1564, Galileo è considerato uno dei padri del metodo scientifico moderno. Matematico, fisico e astronomo, fu tra i primi a unire l’osservazione sperimentale al ragionamento matematico, gettando le basi della scienza come la intendiamo oggi. I suoi studi sul moto dei corpi e le sue osservazioni del cielo cambiarono per sempre il modo di guardare la natura.

Il cannocchiale e le scoperte celesti

Nel 1609 Galileo perfezionò il cannocchiale e lo puntò verso il cielo, ottenendo risultati straordinari. Osservò i crateri e le montagne della Luna, scoprì i quattro principali satelliti di Giove, oggi chiamati satelliti galileiani, e individuò le fasi di Venere. Queste osservazioni fornivano prove concrete a favore di un’idea rivoluzionaria.

La teoria che fece discutere

Galileo sostenne pubblicamente il modello eliocentrico proposto da Niccolò Copernico, secondo cui è la Terra a ruotare intorno al Sole e non viceversa. Si trattava di un’idea in contrasto con la visione allora dominante, fondata sul sistema geocentrico di Tolomeo e sostenuta dall’interpretazione delle Scritture diffusa all’epoca.

Perché era una questione delicata

Nel clima culturale e religioso del Seicento, affermare che la Terra si muovesse non era solo una questione astronomica: toccava equilibri filosofici e teologici profondi. Per questo le tesi di Galileo finirono al centro di un acceso dibattito che coinvolse studiosi, teologi e autorità ecclesiastiche.

Il processo del 1633

Nel 1632 Galileo pubblicò il Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo, in cui confrontava il sistema tolemaico e quello copernicano facendo emergere chiaramente le sue preferenze. L’opera attirò l’attenzione del Sant’Uffizio e Galileo fu convocato a Roma per essere processato.

Il procedimento si svolse nei primi mesi del 1633. Ormai anziano e malato, lo scienziato fu sottoposto a interrogatori e pressioni perché ritrattasse le sue posizioni.

Cosa successe il 22 giugno 1633

Il 22 giugno 1633, nella sala del convento domenicano di Santa Maria sopra Minerva a Roma, Galileo lesse la formula di abiura. Inginocchiato, dichiarò di rinnegare e maledire l’idea del movimento della Terra, riconoscendola come errore. Fu condannato e la pena, inizialmente il carcere, venne commutata negli arresti domiciliari, che lo scienziato trascorse soprattutto nella sua villa di Arcetri, vicino a Firenze.

La frase attribuita a Galileo

Secondo una celebre tradizione, dopo l’abiura Galileo avrebbe mormorato «Eppur si muove», riferendosi alla Terra. Gli storici concordano nel ritenere che si tratti molto probabilmente di una leggenda nata dopo la sua morte: non esistono testimonianze dirette di quel momento. Resta però un simbolo potente della tenacia della verità di fronte alla costrizione.

Un telescopio puntato verso il cielo, erede del cannocchiale di Galileo.
Un telescopio puntato verso il cielo, erede del cannocchiale di Galileo.

Gli ultimi anni e l’eredità

Negli anni successivi all’abiura, pur sotto sorveglianza, Galileo continuò a studiare e a scrivere. Completò i Discorsi e dimostrazioni matematiche intorno a due nuove scienze, considerati il suo capolavoro scientifico, in cui poneva le basi della meccanica moderna. Morì ad Arcetri nel 1642, ormai cieco.

Il cielo stellato che Galileo osservò per primo con strumenti ottici.
Il cielo stellato che Galileo osservò per primo con strumenti ottici.

La riabilitazione

La vicenda di Galileo è rimasta a lungo simbolo del conflitto tra scienza e autorità. Solo nel corso del Novecento la Chiesa cattolica avviò un percorso di revisione storica: nel 1992 papa Giovanni Paolo II riconobbe gli errori commessi nel processo, chiudendo idealmente una ferita aperta da secoli.

Perché ricordiamo questo giorno

Il 22 giugno 1633 è diventato una data simbolica nella storia della scienza. Rappresenta il momento in cui il libero pensiero si scontrò con un sistema di potere, ma anche la dimostrazione che le idee fondate sull’osservazione e sulla prova finiscono per affermarsi nel tempo. La figura di Galileo continua a ispirare chiunque creda nel valore della conoscenza. Chi ama il cielo può approfondire anche le nostre curiosità su Plutone e le sue lune.

Per ricostruire i dettagli storici del procedimento è utile la voce di Wikipedia sul processo a Galileo Galilei.

Antichi volumi: la conoscenza scientifica che cambiò la storia.
Antichi volumi: la conoscenza scientifica che cambiò la storia.

Domande frequenti

Cosa significa che Galileo abiurò?

Significa che, sotto pressione del tribunale dell’Inquisizione, dichiarò pubblicamente di rinnegare l’idea che la Terra si muova intorno al Sole, riconoscendola formalmente come errore.

Perché Galileo fu processato?

Perché sosteneva il modello eliocentrico di Copernico, considerato all’epoca in contrasto con l’interpretazione delle Scritture e con la fisica aristotelica dominante.

Galileo disse davvero «Eppur si muove»?

Secondo gli storici si tratta quasi certamente di una leggenda nata dopo la sua morte. Non esistono prove che pronunciò quella frase durante o subito dopo l’abiura.

Che pena ricevette?

Fu condannato al carcere, pena poi commutata negli arresti domiciliari. Trascorse gli ultimi anni soprattutto nella villa di Arcetri, vicino a Firenze.

La Chiesa ha mai rivisto quel giudizio?

Sì. Nel 1992 papa Giovanni Paolo II riconobbe ufficialmente gli errori commessi nel processo a Galileo.

Quali furono le principali scoperte di Galileo?

Tra le più note: le montagne lunari, i satelliti di Giove, le fasi di Venere e gli studi sul moto dei corpi che anticiparono la meccanica moderna.