Apollo 15: il giorno in cui un’auto arrivò sulla Luna

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Il 30 luglio 1971 il modulo lunare della missione Apollo 15 si posò tra le montagne della Luna, in una regione chiamata Hadley-Appennino. Non fu un allunaggio come gli altri: per la prima volta gli astronauti portarono con sé un’automobile elettrica per esplorare la superficie e trasformarono la missione in una vera spedizione scientifica. Ripercorriamo che cosa accadde quel giorno e perché Apollo 15 segnò una svolta nell’esplorazione lunare.

Cosa accadde il 30 luglio 1971

Dopo il lancio del 26 luglio dal Kennedy Space Center, la navicella impiegò alcuni giorni per raggiungere la Luna. Il 30 luglio il modulo di allunaggio, battezzato Falcon, si separò dal modulo di comando e scese verso il suolo lunare, toccandolo in una zona pianeggiante circondata da rilievi imponenti. A bordo c’erano due dei tre membri dell’equipaggio; il terzo restò in orbita nel modulo di comando.

L’equipaggio della missione

Apollo 15 era guidata dal comandante David Scott, affiancato da James Irwin, pilota del modulo lunare, e da Alfred Worden, pilota del modulo di comando rimasto in orbita attorno alla Luna. Scott e Irwin scesero sulla superficie, mentre Worden conduceva esperimenti e osservazioni dall’alto, fotografando il suolo lunare e studiandone la composizione con strumenti scientifici.

Paesaggio lunare grigio con crateri e cielo nero
Apollo 15 esplorò la regione montuosa di Hadley-Appennino.

Perché il sito di Hadley-Appennino

La scelta del luogo non fu casuale. La regione di Hadley-Appennino univa due elementi geologici interessanti: una catena montuosa (gli Appennini lunari) e un lungo canale sinuoso chiamato Rima di Hadley. Gli scienziati speravano di trovare rocce molto antiche e indizi sull’attività vulcanica del nostro satellite. Fu una delle prime volte in cui la geologia guidò la scelta del punto di atterraggio più della semplice sicurezza dell’allunaggio.

La prima automobile sulla Luna

La grande novità di Apollo 15 fu il Lunar Roving Vehicle, un veicolo elettrico pieghevole soprannominato “rover lunare”. Grazie a questa jeep spaziale, Scott e Irwin poterono allontanarsi di diversi chilometri dal modulo, raggiungendo zone altrimenti irraggiungibili a piedi. Il rover, alimentato a batterie, raggiungeva una velocità di circa 13 chilometri orari e permise di moltiplicare le aree esplorate e i campioni raccolti.

Come funzionava il rover

Il veicolo aveva quattro ruote motrici indipendenti, un’antenna per comunicare con la Terra e una telecamera che trasmise immagini rimaste celebri. Guidarlo sulla Luna, con un sesto della gravità terrestre e un terreno polveroso, richiese addestramento specifico: bastava poco per far sobbalzare o slittare le ruote.

Astronauta accanto a un veicolo sulla superficie lunare
Il rover lunare permise di percorrere diversi chilometri sulla superficie.

La roccia Genesi

Tra i campioni raccolti, uno divenne particolarmente famoso: un frammento di roccia chiara che gli astronauti soprannominarono Genesis Rock, la “roccia della genesi”. Le analisi mostrarono che si trattava di materiale molto antico, risalente ai primi tempi di formazione della crosta lunare. Fu un tassello prezioso per ricostruire la storia della Luna e, indirettamente, quella del sistema solare.

L’esperimento della piuma e del martello

Prima di ripartire, David Scott realizzò una dimostrazione entrata nella storia della divulgazione scientifica. Lasciò cadere contemporaneamente un martello e una piuma di falco davanti alla telecamera: in assenza di aria, i due oggetti toccarono il suolo nello stesso istante. Era la conferma pratica di un principio formulato secoli prima da Galileo Galilei, secondo cui, nel vuoto, tutti i corpi cadono con la stessa accelerazione indipendentemente dal peso.

Una missione dedicata alla scienza

Apollo 15 inaugurò le cosiddette missioni J, caratterizzate da permanenze più lunghe sulla superficie e da un forte accento sulla ricerca. Gli astronauti restarono sulla Luna quasi tre giorni, effettuando diverse uscite e installando strumenti per misurare terremoti lunari, flusso di calore e altre grandezze. Rispetto ai primi sbarchi, l’obiettivo non era più soltanto arrivare, ma studiare in profondità.

La Luna vista dallo spazio su sfondo nero
La missione riportò a Terra oltre settanta chilogrammi di rocce lunari.

Il ritorno a Terra

Dopo aver riportato in orbita il modulo lunare e averlo riagganciato al modulo di comando, l’equipaggio intraprese il viaggio di ritorno. Durante il rientro, uno dei tre paracadute si aprì solo parzialmente, ma l’ammaraggio nell’Oceano Pacifico avvenne comunque in sicurezza. Gli astronauti riportarono a Terra oltre settanta chilogrammi di campioni lunari.

L’eredità di Apollo 15

La missione dimostrò che la Luna poteva diventare un vero laboratorio scientifico. I dati e le rocce raccolte alimentarono decenni di studi e contribuirono a comprendere la formazione del nostro satellite. Il rover lunare, inoltre, aprì la strada ai veicoli robotici usati oggi per esplorare Marte e altri corpi celesti. Chi desidera ripercorrere l’inizio di questa avventura può leggere il nostro approfondimento su Apollo 11 e il primo sbarco sulla Luna.

Per una cronologia dettagliata della missione e delle sue tappe si può consultare la voce dedicata su Wikipedia, che raccoglie fonti e documenti ufficiali.

Domande frequenti su Apollo 15

Quando allunò Apollo 15?

Il modulo lunare Falcon si posò sulla Luna il 30 luglio 1971, nella regione di Hadley-Appennino, dopo il lancio avvenuto il 26 luglio dello stesso anno.

Chi erano gli astronauti?

Il comandante era David Scott, con James Irwin come pilota del modulo lunare e Alfred Worden come pilota del modulo di comando, rimasto in orbita attorno alla Luna.

Perché Apollo 15 è così importante?

Fu la prima missione a usare il rover lunare e a dedicare gran parte del tempo alla ricerca scientifica, trasformando l’esplorazione della Luna in una vera spedizione geologica.

Cos’è la roccia Genesi?

È un frammento di roccia lunare molto antica raccolto durante la missione, utile per studiare la formazione della crosta della Luna nelle prime fasi della sua storia.

È vero l’esperimento della piuma e del martello?

Sì. David Scott lasciò cadere insieme un martello e una piuma: in assenza di aria toccarono il suolo nello stesso momento, confermando un principio attribuito a Galileo Galilei.

Quanti campioni riportò la missione?

L’equipaggio riportò a Terra oltre settanta chilogrammi di rocce e materiale lunare, tra cui campioni che sono ancora oggi oggetto di studio.