C’è un pappagallo che non vive tra le palme tropicali, ma tra le nevi e le rocce delle montagne. Si chiama kea, abita le Alpi meridionali della Nuova Zelanda ed è famoso per due cose apparentemente inconciliabili: un’intelligenza fuori dal comune e una passione irresistibile per i dispetti. Smonta i tergicristalli delle automobili, apre gli zaini degli escursionisti e risolve rompicapi che metterebbero in difficoltà molti mammiferi. Ecco perché il kea è considerato uno degli uccelli più sorprendenti del pianeta.
Chi è il kea
Il kea (Nestor notabilis) è un grosso pappagallo lungo circa 48 centimetri e pesante quasi un chilo. Appartiene a una famiglia antichissima di pappagalli neozelandesi, i Nestoridi, che si separarono dagli altri pappagalli decine di milioni di anni fa, quando la Nuova Zelanda era già un’isola isolata dal resto del mondo. Questo isolamento ha prodotto animali unici, che non si trovano da nessun’altra parte.
Il nome māori “kea” è onomatopeico: riproduce il richiamo acuto e penetrante — un lungo “keee-aaa” — con cui questi uccelli si chiamano da un versante all’altro delle valli.
L’unico pappagallo alpino del mondo
Quasi tutti i pappagalli amano il caldo. Il kea è l’eccezione: vive stabilmente tra i 600 e i 2.000 metri di quota, sui rilievi dell’Isola del Sud, dove d’inverno la temperatura scende regolarmente sotto lo zero. Lo si può incontrare nei valichi di montagna, vicino ai rifugi, nei parcheggi delle stazioni sciistiche e lungo i sentieri più frequentati dagli escursionisti.
Adattarsi a un ambiente così duro richiede ingegno: il cibo scarseggia, il clima è ostile e le stagioni cambiano il paesaggio in modo drastico. Non è un caso che proprio in queste condizioni si sia evoluto un uccello tanto flessibile e curioso.
Un aspetto che inganna
A prima vista il kea sembra un uccello dai colori spenti: il piumaggio è di un verde oliva opaco, perfetto per confondersi con la vegetazione alpina e le rocce. Ma quando apre le ali rivela una sorpresa: la parte inferiore delle penne è di un arancione acceso, quasi fiammeggiante. È un contrasto che rende il volo del kea inconfondibile e che serve probabilmente a comunicare con i compagni durante gli spostamenti.

Un cervello da record
Il kea è spesso paragonato ai corvi e ai pappagalli grigi africani per capacità cognitive, e in alcuni test li supera. In laboratorio questi uccelli hanno imparato a risolvere rompicapi a più passaggi: per ottenere un premio devono spingere, tirare e ruotare oggetti nella sequenza giusta, dimostrando di comprendere le relazioni di causa ed effetto.
Ancora più sorprendente, alcuni esperimenti hanno mostrato che i kea sanno ragionare in termini di probabilità: sceglievano il contenitore con più probabilità di contenere una ricompensa, un’abilità statistica prima documentata solo nei grandi primati e nell’essere umano.
Cooperazione e strumenti
I kea collaborano per raggiungere un obiettivo comune e, in cattività, sono stati osservati usare piccoli oggetti come leve o strumenti. Questa combinazione di curiosità, memoria e capacità di manipolazione è rara nel mondo animale e spiega perché siano diventati un modello per gli studi sull’intelligenza degli uccelli.
Il re dei dispetti
La fama del kea, però, è legata soprattutto alla sua irrefrenabile voglia di esplorare e smontare tutto ciò che trova. Con il becco robusto e ricurvo strappa le guarnizioni di gomma delle automobili, solleva i tergicristalli, apre le cerniere degli zaini lasciati incustoditi e fruga tra gli oggetti dei campeggiatori. Non lo fa per fame, ma per pura curiosità: sono animali che imparano manipolando il mondo con il becco, esattamente come un bambino esplorerebbe con le mani.

Un onnivoro opportunista
In natura il kea si nutre di germogli, radici, bacche, semi, nettare e insetti. Ma è un opportunista straordinario e non disdegna la carne: si è adattato a mangiare carogne e resti lasciati dall’uomo. Alla fine dell’Ottocento, con l’arrivo dell’allevamento ovino, alcuni kea impararono persino ad attaccare le pecore per nutrirsi del grasso attorno ai reni. Questo comportamento, per quanto raro, scatenò una lunga persecuzione da parte degli allevatori.
Il gioco come palestra di vita
Il kea è uno dei pochissimi uccelli per cui il gioco è stato documentato scientificamente. I giovani si rincorrono, lottano tra loro, lanciano oggetti e fanno capriole nell’aria. I ricercatori hanno perfino individuato un particolare richiamo, una sorta di “risata”, capace di contagiare gli altri kea e di spingerli a giocare: è uno dei rarissimi esempi di “emozione contagiosa” conosciuti al di fuori dei mammiferi.
Questo gioco non è tempo perso: aiuta i giovani a sviluppare abilità sociali, coordinazione e problem solving che si riveleranno preziosi da adulti, in un ambiente dove sopravvivere richiede inventiva.

Una specie in pericolo
Nonostante la sua intelligenza, il kea è oggi classificato come specie in pericolo. Si stima che ne restino solo poche migliaia in natura. Le minacce sono numerose: i predatori introdotti dall’uomo, come ermellini, ratti e opossum, saccheggiano i nidi costruiti al suolo; l’avvelenamento accidentale da piombo, ingerito rosicchiando vecchie costruzioni, è un problema diffuso; e la storica persecuzione ha lasciato il segno.
Proteggere il kea significa difendere una fauna insulare fragile e irripetibile. Lo stesso vale per altri uccelli neozelandesi finiti sull’orlo dell’estinzione: una storia recente a lieto fine è quella raccontata nell’articolo sul kakapo e la sua stagione record di pulcini, un altro pappagallo simbolo del paese.
Kea e esseri umani: una convivenza difficile
La grande curiosità del kea lo porta ad avvicinarsi sempre più agli insediamenti umani, dove trova cibo facile e oggetti da esplorare. Ma questa vicinanza è a doppio taglio: gli uccelli rischiano investimenti stradali, avvelenamenti e il pericolo di abituarsi al cibo spazzatura. Per questo in Nuova Zelanda esistono programmi di educazione dei turisti e organizzazioni dedicate alla loro tutela. Chi vuole approfondire può consultare le informazioni della Kea Conservation Trust, l’ente che studia e protegge la specie.
Perché il kea ci affascina
Il kea mette in crisi molte delle nostre idee sugli animali. È un pappagallo che vive tra le nevi, un uccello che ragiona come una scimmia, un giocherellone dotato di senso dell’umorismo e insieme una specie fragile che dipende dalle nostre scelte. In lui convivono la meraviglia della natura e la responsabilità della sua tutela: due facce dello stesso, sorprendente uccello di montagna.
Domande frequenti sul kea
Dove vive il kea?
Il kea vive esclusivamente sull’Isola del Sud della Nuova Zelanda, nelle zone alpine e subalpine tra i 600 e i 2.000 metri di quota. È l’unico pappagallo al mondo adattato stabilmente all’alta montagna.
Perché il kea è considerato così intelligente?
Perché in numerosi esperimenti ha risolto rompicapi complessi, ha usato strumenti, ha collaborato con i suoi simili e ha persino mostrato un ragionamento basato sulla probabilità, capacità documentate in pochissime specie animali.
È vero che il kea attacca le automobili?
Sì, ma non per aggressività: spinto dalla curiosità, il kea rosicchia le guarnizioni di gomma, i tergicristalli e gli oggetti lasciati fuori. Lo fa per esplorare e imparare, come parte del suo comportamento naturale.
Il kea è pericoloso per l’uomo?
No, il kea non rappresenta un pericolo per le persone. Può danneggiare oggetti e attrezzature, ma non attacca gli esseri umani. È consigliabile non nutrirlo e tenere lontani cibo e materiali facilmente aggredibili.
Quanti kea sono rimasti?
Le stime parlano di poche migliaia di esemplari in natura. La specie è classificata come in pericolo a causa dei predatori introdotti, degli avvelenamenti e della perdita di habitat.
Perché il kea è verde ma ha le ali arancioni sotto?
Il verde opaco del dorso lo mimetizza tra rocce e vegetazione, mentre l’arancione acceso sotto le ali, visibile solo in volo, serve probabilmente alla comunicazione tra individui durante gli spostamenti.