Al centro di quasi ogni grande galassia si nasconde un buco nero supermassiccio, capace di divorare materia ed emettere getti di particelle lunghi migliaia di anni luce. Una ricerca recente, guidata da un gruppo italiano in collaborazione con la NASA, ha osservato qualcosa di sorprendente: il getto di un buco nero non solo influenza la propria galassia, ma può disturbare una galassia vicina, frenando la nascita di nuove stelle. Un risultato che aiuta a capire meglio come si evolvono le galassie.
Cos’è un buco nero supermassiccio
Un buco nero è una regione dello spazio in cui la gravità è così intensa che nulla, nemmeno la luce, può sfuggire una volta superato un certo confine. Quelli chiamati supermassicci si trovano al centro delle galassie e hanno masse pari a milioni o miliardi di volte quella del Sole. Il nostro non fa eccezione: al cuore della Via Lattea ne esiste uno, come racconta l’articolo su la luce al centro della nostra galassia.
Nonostante il nome, questi oggetti non si limitano ad “aspirare” materia in silenzio. Quando il gas cade verso il buco nero, si riscalda e forma un disco vorticoso. Parte di questa materia, invece di essere inghiottita, viene espulsa a velocità elevatissime lungo due getti opposti, come potenti fasci diretti nello spazio.
I getti: fari cosmici lunghi anni luce
I getti emessi dai buchi neri supermassicci sono tra i fenomeni più energetici dell’universo. Si tratta di flussi di particelle cariche, accelerate quasi alla velocità della luce, che possono estendersi ben oltre i confini della galassia che li ospita, per migliaia o addirittura milioni di anni luce.
Gli astronomi studiano questi getti da tempo, perché rappresentano un modo attraverso cui un buco nero, pur essendo minuscolo rispetto alla galassia, riesce a influenzare enormi quantità di materia. È il cosiddetto “feedback”, il meccanismo con cui l’attività del buco nero centrale può regolare la vita della galassia intorno a sé.

Come nascono le stelle
Per capire l’importanza della scoperta occorre ricordare come nascono le stelle. Le stelle si formano dal collasso di grandi nubi di gas, soprattutto idrogeno. Quando una nube è abbastanza fredda e densa, la gravità la fa contrarre fino ad accendere, nel suo cuore, le reazioni nucleari che danno vita a una nuova stella.
Perché tutto questo avvenga, però, il gas deve poter rimanere freddo e tranquillo. Se qualcosa lo riscalda, lo agita o lo disperde, la formazione stellare rallenta o si ferma. Ed è proprio qui che entra in gioco il getto del buco nero.
La scoperta: un getto che disturba la galassia vicina
Secondo lo studio, condotto dal gruppo di ricerca dedicato alla “rete cosmica” dell’Università di Milano-Bicocca in collaborazione con la NASA, il getto emesso dal buco nero di una galassia raggiunge la nube di gas che circonda una galassia vicina. L’impatto del getto riscalda e agita quel gas, impedendogli di raffreddarsi e di condensare in nuove stelle.
In pratica, l’attività del buco nero di una galassia finisce per influenzare l’evoluzione di un’altra galassia. È un esempio di come, nell’universo, i grandi sistemi siano collegati tra loro molto più di quanto si pensasse, e di come un singolo oggetto centrale possa lasciare la sua impronta ben oltre i propri confini.
Perché questo risultato è importante
La scoperta aiuta a rispondere a una domanda che gli astronomi si pongono da tempo: perché alcune galassie smettono di formare stelle? Molte galassie, nel corso della loro vita, passano da una fase attiva, ricca di stelle giovani, a una fase “spenta”, in cui la produzione di nuove stelle si arresta. I getti dei buchi neri sono ritenuti uno dei principali responsabili di questo passaggio.
Osservare direttamente un getto che agisce su una galassia vicina offre una prova concreta di questo meccanismo su scala più ampia del previsto. Va precisato, come sempre nella ricerca, che si tratta dell’interpretazione di osservazioni specifiche: i modelli andranno confermati e affinati con ulteriori studi. Approfondimenti e articoli scientifici su questi temi si trovano su riviste come Nature.

Un tassello nella storia dell’universo
Comprendere come i buchi neri regolano la formazione stellare non è un dettaglio tecnico: significa capire come si sono formate ed evolute le galassie, compresa la nostra. Le stelle, i pianeti e persino gli elementi di cui siamo fatti derivano da questi lunghi processi cosmici. Studiare il “freno” imposto dai buchi neri aiuta a ricostruire la storia dell’universo e a prevedere il destino delle galassie.
Il contributo di gruppi di ricerca italiani a scoperte di questo livello testimonia il ruolo dell’astrofisica del nostro Paese nel panorama internazionale, spesso in collaborazione con le grandi agenzie spaziali.
Come si osservano questi fenomeni
Fenomeni così distanti non si vedono a occhio nudo, né con i telescopi ottici tradizionali. Gli astronomi combinano osservazioni in diverse lunghezze d’onda, dalle onde radio ai raggi X, per ricostruire la posizione dei getti e lo stato del gas. Ogni tipo di luce racconta una parte diversa della storia: le onde radio rivelano i getti, i raggi X mostrano il gas caldo, e mettendo insieme i dati si ottiene un quadro completo. È grazie a questa combinazione di strumenti che è stato possibile ricostruire l’interazione tra il getto e la galassia vicina.

Domande frequenti sui getti dei buchi neri
Cos’è un getto di un buco nero?
È un flusso di particelle cariche espulse a velocità vicine a quella della luce lungo due direzioni opposte, quando la materia cade verso il buco nero. Può estendersi per migliaia o milioni di anni luce.
Cosa ha scoperto la ricerca italiana?
Che il getto del buco nero di una galassia raggiunge e disturba la nube di gas attorno a una galassia vicina, riscaldandola e rallentando drasticamente la formazione di nuove stelle in quel sistema.
Perché il getto frena la nascita delle stelle?
Perché le stelle nascono da gas freddo e denso. Il getto riscalda e agita il gas, impedendogli di raffreddarsi e di condensare, e quindi ostacola la formazione di nuove stelle.
Perché questa scoperta è importante?
Perché aiuta a spiegare perché alcune galassie smettono di formare stelle, un passaggio chiave nella loro evoluzione. Mostra inoltre che un buco nero può influenzare anche galassie diverse dalla propria.
È un risultato definitivo?
Si tratta dell’interpretazione di osservazioni specifiche. Come ogni risultato scientifico, andrà confermato e approfondito con ulteriori studi e modelli, ma offre una prova concreta di un meccanismo a lungo ipotizzato.
Come si osservano getti e gas così lontani?
Combinando osservazioni in diverse lunghezze d’onda: le onde radio rivelano i getti, i raggi X il gas caldo. Unendo questi dati gli astronomi ricostruiscono l’interazione tra il getto e la galassia vicina.