Tra le tante notizie preoccupanti sul clima ce n’è una che va nella direzione opposta e che merita di essere raccontata: lo strato di ozono che protegge la Terra si sta lentamente ricucendo. Il famigerato buco sopra l’Antartide si sta rimarginando, e gli scienziati stimano che potrà tornare ai livelli di alcuni decenni fa. È la prova che, quando il mondo decide di agire insieme, i risultati arrivano davvero.
Che cos’è lo strato di ozono
Lo strato di ozono è una fascia della nostra atmosfera situata nella stratosfera, tra i 15 e i 35 chilometri di altitudine. È composto da ozono, una particolare forma dell’ossigeno, e funziona come uno scudo naturale: assorbe la maggior parte dei raggi ultravioletti più dannosi che arrivano dal Sole.
Senza questa protezione la vita sulla terraferma sarebbe estremamente difficile. I raggi UV in eccesso aumentano il rischio di tumori della pelle e di malattie agli occhi, danneggiano le piante e mettono in crisi gli ecosistemi. Per questo la salute dello strato di ozono riguarda tutti, dagli oceani ai campi coltivati.
Come è nato il buco nell’ozono
Negli anni Ottanta gli scienziati fecero una scoperta allarmante: sopra l’Antartide lo strato di ozono si assottigliava drasticamente ogni primavera australe, creando quello che venne chiamato “buco dell’ozono”. La causa fu presto individuata nei clorofluorocarburi, o CFC, sostanze chimiche usate in bombolette spray, frigoriferi, condizionatori e sistemi antincendio.
Una volta liberati nell’atmosfera, i CFC salgono fino alla stratosfera, dove la radiazione solare li scompone liberando cloro. E il cloro, come una miccia, innesca reazioni che distruggono le molecole di ozono. Una singola molecola di questi gas può eliminarne migliaia.

Il protocollo di Montreal: la svolta
Di fronte a una minaccia globale, il mondo reagì con una rapidità sorprendente. Nel 1987 quasi tutti i Paesi firmarono il protocollo di Montreal, un accordo internazionale per eliminare gradualmente la produzione e l’uso delle sostanze che danneggiano l’ozono. È considerato uno dei trattati ambientali più efficaci della storia, tanto da essere stato ratificato da ogni nazione del pianeta.
Grazie a quell’intesa, la produzione di CFC è stata quasi azzerata e sostituita con alternative meno dannose. È un caso raro in cui scienza, politica e industria hanno remato nella stessa direzione, ottenendo un risultato concreto e misurabile.
Un accordo che continua ad aggiornarsi
Il protocollo non si è fermato agli anni Ottanta. Con l’emendamento di Kigali, entrato in vigore più di recente, si è deciso di ridurre anche gli idrofluorocarburi, i gas che avevano sostituito i CFC ma che si sono rivelati potenti responsabili del riscaldamento globale. Un passo che protegge insieme l’ozono e il clima.
La buona notizia: l’ozono sta guarendo
I dati raccolti dai satelliti e dalle stazioni di terra, monitorati costantemente da enti come la NASA e le agenzie delle Nazioni Unite, raccontano una storia incoraggiante. La quantità di sostanze dannose nell’atmosfera sta diminuendo in modo costante e lo strato di ozono mostra chiari segnali di ripresa.
Secondo le valutazioni scientifiche periodiche, se le tendenze attuali proseguono lo strato di ozono potrebbe tornare ai valori del 1980 intorno alla metà di questo secolo per gran parte del pianeta. Per l’area sopra l’Antartide, la più colpita, la ricucitura completa è attesa più avanti, verso gli anni Sessanta del secolo. Non è una vittoria immediata, ma una guarigione lenta e sicura.

Perché questa notizia conta davvero
Il recupero dello strato di ozono è molto più di un successo tecnico. È la dimostrazione che i problemi ambientali su scala globale possono essere affrontati e risolti, a patto di ascoltare gli scienziati e agire con decisione. Ciò che negli anni Ottanta sembrava una catastrofe irreversibile si sta trasformando in un percorso di ripresa.
C’è anche un beneficio inatteso per il clima. Molte delle sostanze eliminate dal protocollo di Montreal erano anche potenti gas serra: la loro riduzione ha quindi evitato una quota significativa di riscaldamento globale. Proteggere l’ozono ha voluto dire, indirettamente, proteggere anche il clima. Non è l’unico fronte in cui la cooperazione internazionale sta dando frutti: pensiamo anche al recente Trattato sull’alto mare entrato in vigore per la tutela degli oceani.

Cosa possiamo imparare
La storia dell’ozono insegna una lezione preziosa: la cooperazione funziona. Un problema che nasceva da milioni di frigoriferi e bombolette è stato affrontato con un accordo condiviso e un impegno mantenuto nel tempo. La guarigione dello scudo che ci protegge dai raggi ultravioletti è il risultato di scelte fatte decenni fa e che oggi, finalmente, mostrano i loro effetti.
È una buona notizia che vale la pena ricordare, soprattutto quando l’orizzonte sembra fosco. Per seguire l’andamento aggiornato del fenomeno è possibile consultare i dati pubblicati dal servizio Ozone Watch della NASA.
Domande frequenti sul buco nell’ozono
È vero che il buco nell’ozono si sta chiudendo?
Sì. I dati satellitari mostrano una riduzione costante delle sostanze dannose e un progressivo recupero dello strato di ozono, con il buco antartico che tende a rimarginarsi rispetto ai valori più critici.
Quando tornerà normale lo strato di ozono?
Secondo le stime scientifiche, gran parte del pianeta dovrebbe tornare ai livelli del 1980 intorno alla metà del secolo. Per l’area sopra l’Antartide la ricucitura completa è prevista più avanti, verso gli anni Sessanta.
Che cosa aveva causato il buco nell’ozono?
La causa principale sono stati i clorofluorocarburi, o CFC, gas usati in spray, frigoriferi e condizionatori. Una volta in atmosfera liberavano cloro, che distruggeva le molecole di ozono.
Che cos’è il protocollo di Montreal?
È l’accordo internazionale firmato nel 1987 per eliminare gradualmente le sostanze dannose per l’ozono. È stato ratificato da tutti i Paesi del mondo ed è considerato uno dei trattati ambientali più efficaci di sempre.
Perché lo strato di ozono è importante?
Assorbe la maggior parte dei raggi ultravioletti più pericolosi del Sole, proteggendo la salute umana, gli animali e le piante. Senza di esso la vita sulla terraferma sarebbe molto più esposta ai danni delle radiazioni.
Il recupero dell’ozono aiuta anche il clima?
Sì. Molte sostanze eliminate erano anche potenti gas serra, quindi la loro riduzione ha evitato una parte del riscaldamento globale. Proteggere l’ozono ha portato un beneficio anche al clima.