Tutti conoscono la cagnetta Laika, il primo animale in orbita, o i cani sovietici pionieri dello spazio. Pochi sanno però che, il 18 ottobre 1963, la Francia mandò nello spazio un gatto. Si chiamava Félicette ed è, ancora oggi, l’unico felino ad aver compiuto un volo spaziale. Una storia curiosa, un po’ dimenticata, che merita di essere raccontata.
La corsa allo spazio (anche dei gatti)
Negli anni Cinquanta e Sessanta la conquista dello spazio era una gara tra grandi potenze. Prima di rischiare la vita degli astronauti, gli scienziati mandavano in volo animali per capire come reagisse un organismo vivente all’accelerazione, all’assenza di peso e alle radiazioni. L’Unione Sovietica scelse i cani, gli Stati Uniti puntarono sulle scimmie. La Francia, invece, decise di seguire una strada tutta sua.
Il programma spaziale francese, gestito dal centro di ricerca in medicina aeronautica, selezionò un gruppo di gatti. La scelta non era casuale: il sistema nervoso dei felini era ben conosciuto e considerato adatto per studiare le reazioni del cervello durante il volo.
La scelta di Félicette
Furono addestrati quattordici gatti, sottoposti ad allenamenti che ricordavano quelli degli astronauti umani: centrifughe per abituarli all’accelerazione, camere a pressione, lunghi periodi in spazi ristretti. Per non affezionarsi troppo, gli addestratori evitarono persino di dare loro dei nomi, identificandoli solo con numeri.
Alla fine la prescelta fu una gattina bianca e nera, tranquilla e dal peso ideale, nota come C 341. Il nome Félicette, con cui è passata alla storia, le fu dato solo in seguito, dopo il volo.

Un dettaglio poco noto
Molte ricostruzioni popolari raccontano di un gatto maschio di nome Félix che sarebbe scappato poco prima del lancio, costringendo a scegliere una sostituta. È una storia affascinante, ma priva di riscontri solidi: quasi certamente si tratta di una leggenda nata a posteriori. La protagonista reale fu la gatta C 341, poi ribattezzata Félicette.
Il volo del 18 ottobre 1963
Quel giorno, dalla base di Hammaguir, nel deserto del Sahara algerino allora sotto controllo francese, un razzo sonda decollò portando Félicette in un volo suborbitale. Non si trattava di andare in orbita attorno alla Terra, ma di superare il confine dello spazio per pochi minuti e poi ricadere.
Il razzo raggiunse un’altitudine di circa 150 chilometri. Durante l’ascesa Félicette fu sottoposta a un’accelerazione fortissima, poi visse alcuni minuti di assenza di peso. Piccoli elettrodi, impiantati per l’esperimento, registravano l’attività del suo cervello e trasmettevano i dati a terra.

Il ritorno a terra
Dopo la parte alta del volo, la capsula con Félicette si separò e scese appesa a un paracadute. Il recupero avvenne nel giro di alcune decine di minuti: la gatta era viva e in condizioni giudicate buone. Il volo, dal punto di vista tecnico e scientifico, fu un successo, e i dati raccolti sull’attività cerebrale contribuirono alla ricerca sugli effetti del volo spaziale.
Una storia a lieto fine incompleto
Qui la vicenda prende una piega più amara. Per studiare gli effetti a lungo termine del volo sul cervello, alcune settimane dopo Félicette fu purtroppo soppressa per permettere l’analisi dei tessuti. Era una pratica comune nella ricerca dell’epoca, ma con la sensibilità di oggi appare difficile da accettare. La sua storia ci ricorda anche il prezzo pagato da tanti animali nella corsa allo spazio.
Il riconoscimento arrivato tardi
Per decenni Félicette è rimasta quasi dimenticata, oscurata dalla fama di Laika e delle scimmie astronaute. Solo nel 2019, grazie a una raccolta di fondi internazionale, le è stata dedicata una statua in bronzo a Strasburgo, in Francia: la piccola gatta è raffigurata seduta sopra la Terra, con lo sguardo rivolto verso l’alto. Un tributo, sia pur tardivo, all’unico gatto della storia ad aver toccato lo spazio.
Gli altri animali della corsa allo spazio
Félicette non fu l’unica creatura a fare da apripista. Prima di lei c’erano stati moscerini della frutta, topi, la celebre cagnetta Laika e diverse scimmie. Ogni Paese, con le proprie scelte, contribuì a raccogliere i dati che avrebbero poi reso possibili i voli umani. Questi animali, spesso senza scampo, pagarono un prezzo alto: la loro storia è parte, scomoda ma reale, dell’avventura che ha portato l’uomo oltre l’atmosfera.
Un’eredità che parla anche di etica
Ripercorrere la vicenda di Félicette non serve solo a colmare una lacuna nella storia dello spazio. Ci invita anche a riflettere su come è cambiato, nel tempo, il nostro rapporto con gli animali usati nella ricerca. Ciò che negli anni Sessanta era considerato normale oggi solleva domande importanti, ed è anche grazie a queste riflessioni che le regole a tutela degli animali sono profondamente cambiate.
Perché la sua storia ci colpisce
Félicette unisce due mondi che di solito immaginiamo lontanissimi: la fredda tecnologia dei razzi e la figura domestica e familiare del gatto. È anche un promemoria di quanto poco, a volte, ricordiamo i protagonisti silenziosi della scienza. E ci fa sorridere l’idea che, tra i grandi pionieri dello spazio, ci sia stata anche una tranquilla gattina bianca e nera. A proposito di felini e di leggi della fisica, ti sei mai chiesto perché i gatti atterrano sempre in piedi?
Per approfondire la vicenda e le fonti storiche puoi consultare la voce dedicata a Félicette su Wikipedia in lingua inglese.

Domande frequenti
Chi è stato il primo gatto nello spazio?
Una gatta francese conosciuta come C 341, poi chiamata Félicette. Compì un volo suborbitale il 18 ottobre 1963 ed è l’unico gatto ad aver raggiunto lo spazio.
Da dove partì il volo di Félicette?
Dalla base di lancio di Hammaguir, nel deserto del Sahara algerino, allora sotto controllo francese.
Félicette andò in orbita?
No. Si trattò di un volo suborbitale: il razzo superò il confine dello spazio, raggiungendo circa 150 chilometri di quota, senza però entrare in orbita attorno alla Terra.
Félicette sopravvisse al volo?
Sopravvisse al volo e fu recuperata viva. Purtroppo, alcune settimane dopo, fu soppressa per permettere lo studio degli effetti sul suo cervello, secondo le pratiche di ricerca dell’epoca.
È vero che un gatto di nome Félix scappò prima del lancio?
È una storia molto diffusa ma priva di riscontri affidabili, considerata quasi certamente una leggenda. La vera protagonista del volo fu la gatta C 341, cioè Félicette.
Esiste un monumento dedicato a Félicette?
Sì. Nel 2019, grazie a una raccolta di fondi internazionale, le è stata dedicata una statua in bronzo a Strasburgo, in Francia.