Le ali di cicala che uccidono i batteri senza antibiotici

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Le ali di certe cicale uccidono i batteri senza antibiotici e senza nessuna sostanza chimica: li strappano. La superficie di quelle ali trasparenti è coperta da una foresta di pilastrini così piccoli che un batterio, posandosi sopra, finisce stirato fino a lacerarsi.

A occhio nudo l’ala sembra una pellicola liscia. Al microscopio elettronico diventa un tappeto di colonnine tutte uguali, ordinate in file esagonali come le celle di un alveare. Ogni colonnina è più o meno grande quanto un batterio, e le punte sono arrotondate. Non sono aghi, e questo conta.

Un letto di chiodi che non punge

Viene spontaneo immaginare il batterio infilzato come su un letto da fachiro. Non va così. La membrana del microbo si attacca alle cime delle colonnine e si affloscia negli spazi in mezzo, proprio dove la tensione è più forte. Lì si assottiglia, come un guanto di lattice tirato troppo, finché cede.

L’immagine del guanto è di Elena Ivanova, la microbiologa che nel 2012, alla Swinburne University di Melbourne, mise per prima dei batteri sulle ali della cosiddetta cicala clanger, una specie australiana. Scelse lo Pseudomonas aeruginosa, un ospite sgradito degli ospedali, famoso perché resiste a parecchi farmaci. Dopo mezz’ora sull’ala, le cellule erano in gran parte squarciate. Il racconto dell’esperimento, con il paragone del guanto tirato, fece il giro del mondo.

Perché alcuni batteri si salvano?

Qui la storia si fa più onesta. Le ali della cicala clanger non uccidono tutto. Funzionano bene con i batteri dalla parete morbida, mentre quelli più corazzati, come lo stafilococco, ci camminano sopra e sopravvivono. Il gruppo di Ivanova lo dimostrò con un trucco curioso: ammorbidì al microonde la parete di batteri resistenti, e a quel punto anche loro si rompevano sull’ala. La prova che conta la meccanica, non la chimica.

Poi arrivò la libellula. Cercando una superficie più spietata, i ricercatori trovarono le ali di una libellula australiana, la Diplacodes bipunctata, coperte di spuntoni più fitti e irregolari. Quelle uccidevano anche i batteri corazzati e perfino le spore. Nel 2013 lo stesso gruppo riprodusse l’effetto su un materiale artificiale, il silicio nero. Una superficie inventata dall’uomo che ammazza i microbi solo con la sua forma.

Le cicale di casa nostra fanno lo stesso?

Nessuno lo può dire con certezza. Le cicale che senti frinire d’estate in Italia sono altre specie, e gli esperimenti famosi sono stati fatti su insetti australiani. Le ali di molte cicale hanno nanostrutture simili, ma la forma e la distanza dei pilastrini cambiano da specie a specie, e con loro l’effetto. Se ti interessa il lato sonoro di questi insetti, c’è la storia di perché le cicale cantano d’estate.

C’è anche un dubbio aperto, e va detto. Alcuni gruppi di ricerca, tra cui uno del Politecnico di Vienna nel 2024, hanno faticato a ripetere i risultati e fanno notare che molto dipende da quanti batteri si mettono sull’ala durante la prova. Con pochi microbi l’effetto si vede, con una folla la superficie si satura. Il fenomeno esiste, ma è meno miracoloso di come lo raccontano certi titoli.

Dall’ala alla maniglia dell’ospedale

Il sogno è chiaro: maniglie, protesi, cateteri e superfici d’ospedale che tengono lontani i batteri con la loro geometria, senza rilasciare disinfettanti. I batteri imparano in fretta a difendersi da una molecola. Imparare a non farsi stirare da una superficie è molto più difficile. È la stessa logica del velcro nato dai fiori di bardana: copiare una forma della natura, non una sostanza.

Ogni passo avanti contro le infezioni ha avuto i suoi testardi, come il medico che bevve i batteri dell’ulcera per farsi credere. Ivanova se la cavò in modo meno eroico: le bastò un’ala d’insetto e un microscopio.

Il dettaglio più bello è che quei pilastrini servono anche ad altro. Rendono l’ala idrorepellente: le gocce d’acqua ci rotolano sopra e si portano via la polvere. Probabilmente l’arma contro i batteri è un effetto collaterale. La cicala si lava e si disinfetta senza saperlo.

Fonti

Scientific American: Insect wings shred bacteria to pieces

Hasan e altri, Applied Microbiology and Biotechnology, attività battericida selettiva delle ali di Psaltoda claripennis

Ivanova e altri, Nature Communications, Bactericidal activity of black silicon

van Nieuwenhoven e altri, Applied Nanoscience, verifica delle proprietà antibatteriche delle ali di cicala

Ultimo aggiornamento: 3 novembre 2026