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Sprites ed Elves: I Misteriosi Lampi Rossi tra Temporali e Spazio

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Immagina una notte d’estate. In lontananza, un temporale squarcia l’orizzonte con classici lampi bianchi. Ma sopra quelle nuvole nere, molto più in alto di dove volano gli aerei, accade qualcosa di incredibile. Per un battito di ciglia, si accende un fuoco che sembra alieno: meduse rosse sospese nell’aria rarefatta e anelli di luce che si allargano come onde in uno stagno cosmico. Non è fantascienza e non sono UFO: sono gli Sprites e gli Elves, i più spettacolari e fugaci lampi terrestri mai scoperti.

Gli scienziati li hanno classificati come eventi luminosi transitori, o TLE (Transient Luminous Events). Hanno questo nome perché la loro vita è brevissima e avvengono nelle regioni altissime dell’atmosfera, precisamente nella mesosfera, spingendosi fino a 90–100 chilometri di quota. Gli Sprites appaiono come enormi colonna o “meduse” di colore rosso intenso che danzano tra i 50 e i 90 chilometri sopra temporali particolarmente violenti. Gli Elves, invece, sono ancora più misteriosi: giganteschi anelli rossi che si accendono e si espandono alla velocità della luce, raggiungendo diametri di centinaia di chilometri in meno di un millisecondo.

Ma perché sono rossi? A quelle altezze l’aria è sottilissima. La luce viene generata dalle molecole di azoto che, eccitate dall’energia elettrica scatenata dai fulmini sottostanti, emettono bagliori proprio nella gamma del rosso. Nei grandi Sprites, le “gambe” o tentacoli che scendono verso il basso possono sfumare nel blu, ma l’aspetto generale è quello di una foresta di alghe color rubino sospesa nel cielo nero.

La domanda sorge spontanea: se sono così grandi, grandi quanto intere città, perché non li vediamo a occhio nudo? La risposta sta nella loro velocità. Durano da uno a pochi millisecondi, troppo poco perché l’occhio umano riesca a registrarli chiaramente. Inoltre, si accendono molto sopra le nuvole del temporale, spesso nascosti dalla nostra prospettiva. Per catturarli servono videocamere ad alta sensibilità, cieli perfettamente limpidi e una visuale libera sull’orizzonte, come quella che si ha dagli altipiani, dalle cime delle montagne o dall’oblò della Stazione Spaziale Internazionale.

La loro storia scientifica è incredibilmente recente. Per decenni, piloti d’aereo avevano raccontato di strani “lampi rossi” sopra le nubi, ma venivano spesso ignorati per mancanza di prove. La svolta è arrivata solo nel 1989, quando un gruppo di ricercatori dell’Università del Minnesota li registrò per puro caso mentre testava una videocamera notturna. Da quel momento, gli anni Novanta hanno visto una vera corsa alla scoperta: la NASA, le missioni dello Space Shuttle e i telescopi terrestri hanno confermato l’esistenza di questo “zoo elettrico”. Anche i nomi scelti sono affascinanti: Sprite in inglese significa “folletto”, a indicare la loro natura sfuggente; ELVES è un acronimo scientifico scherzoso per descrivere emissioni di luce causate da impulsi elettromagnetici.

Come nascono questi giganti di luce? Tutto ha origine da un fulmine potentissimo che colpisce il suolo, solitamente di polarità positiva. Questo colpo brutale ridistribuisce le cariche elettriche nella nube e crea, per un istante, un campo elettrico fortissimo che schizza verso l’alto fino alla ionosfera. Lì, nel quasi-vuoto spaziale, il gas si accende creando lo Sprite. Gli Elves, invece, sono l’eco visivo dell’impulso elettromagnetico del fulmine che colpisce la base della ionosfera, facendola brillare come un disco neon che svanisce all’istante.

Possiamo considerarli i “fratelli spaziali” dei fulmini comuni. Condividono la stessa energia madre, ma vivono in mondi diversi. I fulmini classici abitano la troposfera, tra le nuvole e la terra; Sprites ed Elves dominano il confine dove l’atmosfera sfuma nello spazio profondo. Studiarli è fondamentale non solo per la curiosità scientifica, ma per comprendere il circuito elettrico globale del nostro pianeta e come i temporali influenzino chimicamente gli strati alti dell’atmosfera.

Oggi, grazie alla tecnologia moderna, il mito è diventato misurazione. Abbiamo scoperto che il cielo sopra i temporali è molto più affollato di quanto pensassimo: esistono anche i getti blu (Blue Jets) che risalgono come fontane dalla cima delle nubi e i rari getti giganti che connettono direttamente il temporale allo spazio. Eppure, nonostante dati e grafici, resta il fascino puro. Ogni Sprite è un’opera d’arte che dura meno di un respiro. La prossima volta che guarderai un temporale lontano, pensa alla “notte dei mille soli”: lassù, nel silenzio, si sta svolgendo uno spettacolo invisibile di meduse rosse e anelli di luce, i fenomeni più misteriosi che la Terra sappia regalare.

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