William Mumler e la foto spiritica di Abraham Lincoln che ingannò l’Ottocento

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C’è stato un momento preciso nella storia in cui la tecnologia ha promesso di compiere l’impossibile: abbattere il muro tra la vita e la morte. Questa è la vicenda vera, inquietante e incredibile di William H. Mumler, l’uomo che nell’Ottocento convinse il mondo che la macchina fotografica potesse catturare l’anima dei defunti, arrivando a immortalare persino lo spettro di Abraham Lincoln.

Siamo negli Stati Uniti, negli anni ’60 dell’Ottocento. Il Paese è appena uscito dalla sanguinosa Guerra Civile, un conflitto che ha lasciato dietro di sé cicatrici profonde e migliaia di famiglie distrutte dal lutto. È un periodo storico in cui il dolore cerca disperatamente conforto e lo spiritismo dilaga: si organizzano sedute medianiche, si ascoltano colpi sui tavoli e si cerca un contatto con l’aldilà. In questo scenario di speranza e disperazione si inserisce la fotografia, una tecnologia ancora misteriosa per le masse, percepita come una macchina della verità assoluta.

Tutto iniziò quasi per caso. Mumler, che era un incisore di gioielli con l’hobby della chimica a Boston, stava sviluppando un autoritratto in camera oscura. Sulla lastra, accanto alla sua figura, apparve una sagoma diafana, quasi trasparente. Sebbene fosse tecnicamente il risultato di una doppia esposizione accidentale (una lastra riutilizzata male), Mumler capì il potenziale di quell’errore. Iniziò a raccontare che quella figura era lo spirito di una cugina defunta. La voce si sparse veloce come la polvere da sparo: era nata la “fotografia spiritica”.

Il suo studio divenne presto meta di pellegrinaggio. I clienti entravano soli e tristi, e ne uscivano con una prova tangibile: un ritratto nitido di se stessi, accompagnato dall’abbraccio evanescente di un caro estinto. Ma il colpo da maestro arrivò quando alla sua porta bussò, sotto il falso nome di “Mrs. Tyndall”, nientemeno che Mary Todd Lincoln, la vedova del Presidente assassinato.

Lo scatto che ne risultò è ancora oggi una delle immagini più celebri e discusse della storia: Mary siede composta, vestita a lutto, mentre alle sue spalle, con le mani protettive sulle spalle della donna, appare inconfondibile la figura spettrale di Abraham Lincoln. Quell’immagine fece il giro del mondo, convincendo anche i più scettici. Com’era possibile che una lastra fotografica mentisse?

La verità, tuttavia, era molto più terrena. Il “miracolo” era frutto di un’abile manipolazione in camera oscura. Mumler utilizzava il processo al collodio umido su lastre di vetro. Il trucco consisteva nell’inserire una lastra già preparata con l’immagine positiva del “fantasma” (spesso presa da vecchie fotografie o ritratti esistenti) e sovrapporla al momento dello scatto del cliente vivo. L’illuminazione faceva il resto: il cliente era a fuoco e solido, lo spirito appariva pallido e sgranato. In un’epoca senza digitale, era magia pura.

Tuttavia, il successo attirò nemici potenti. Nel 1869, Mumler fu trascinato in tribunale a New York con l’accusa di frode. Il processo divenne un evento mediatico. A testimoniare contro di lui si presentò il leggendario P.T. Barnum, il re dello show business, che portò in aula una foto falsa creata appositamente per dimostrare quanto fosse facile ingannare l’occhio umano. Barnum ingaggiò un fotografo per farsi ritrarre proprio con il “fantasma” di Lincoln, smascherando la semplicità del trucco.

Nonostante le prove schiaccianti sulla fattibilità tecnica della frode, il giudice non riuscì a provare che Mumler avesse agito con dolo specifico in ogni singolo caso e lo assolse per insufficienza di prove, ma la sua reputazione fu distrutta per sempre. Morì povero anni dopo, lasciando dietro di sé un’eredità controversa.

Perché migliaia di persone ci credettero? La risposta risiede nella psicologia umana, in quella che chiamiamo pareidolia, unita al dolore straziante della perdita. Quando desideriamo ardentemente rivedere un volto amato, la nostra mente è disposta a “riconoscerlo” ovunque, anche in una macchia di luce su una lastra di vetro. La storia di Mumler è un potente promemoria per l’era moderna: dai trucchi ottici dell’Ottocento ai deepfake dell’Intelligenza Artificiale di oggi, la lezione è la stessa. Ogni immagine è una costruzione, e il desiderio di credere è spesso più forte della realtà stessa.

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