Alcatraz, conosciuta anche come The Rock, era considerata la prigione più sicura degli Stati Uniti. Sorgeva su un’isola rocciosa al centro della baia di San Francisco, circondata da acque gelide e correnti fortissime. Per decenni si pensò che fuggire da lì fosse impossibile. Eppure, nel 1962, tre detenuti riuscirono a mettere in atto una delle evasioni più incredibili e discusse della storia.
I protagonisti furono Frank Morris e i fratelli John e Clarence Anglin. Morris era noto per la sua intelligenza superiore alla media e per precedenti tentativi di fuga in altre carceri. I fratelli Anglin, invece, erano cresciuti in Florida, a stretto contatto con l’acqua, e sapevano nuotare molto bene. Questa combinazione di intelligenza, esperienza e grande pazienza fu decisiva per il piano.
La fuga iniziò in modo sorprendente: con dei semplici cucchiaini da mensa. I detenuti riuscirono a procurarseli e li rinforzarono usando pezzi di metallo recuperati in carcere. Approfittando del fatto che le pareti intorno alle griglie di aerazione erano indebolite dall’umidità e dal sale marino, scavarono lentamente ogni notte. Per coprire i rumori, un altro detenuto coinvolto nel piano, Allen West, suonava la fisarmonica durante le ore consentite, rendendo i colpi meno sospetti.
Per ingannare le guardie durante i controlli notturni, idearono un trucco geniale. Costruirono delle finte teste umane usando carta igienica, sapone, dentifricio e colla improvvisata. I capelli veri furono raccolti dal barbiere del carcere. I volti vennero modellati e colorati con grande attenzione. Ogni notte le teste venivano sistemate sotto le coperte, facendo sembrare i detenuti profondamente addormentati.
Nel frattempo lavoravano anche a una zattera. Riuscirono a raccogliere più di 50 impermeabili di gomma, forniti ai detenuti contro il freddo, e li unirono usando il vapore delle tubature calde per sigillare le cuciture. Costruirono anche dei giubbotti salvagente e una pompa rudimentale ricavata da uno strumento musicale.
La notte tra l’11 e il 12 giugno 1962, il piano fu messo in atto. Morris e i fratelli Anglin uscirono dalle celle attraverso i fori nel muro, salirono fino al tetto passando da un condotto di ventilazione e scesero senza farsi notare fino alla riva dell’isola. Allen West, invece, non riuscì a uscire in tempo e rimase indietro. I tre gonfiarono la zattera e si allontanarono nell’oscurità, diretti verso la costa.
La mattina seguente, la fuga venne scoperta. Le teste finte avevano ingannato le guardie per ore. Scattò una vasta operazione di ricerca, ma non furono mai ritrovati corpi né prove certe della loro morte. Ufficialmente le autorità conclusero che i fuggitivi probabilmente annegarono. Tuttavia, negli anni successivi emersero lettere, avvistamenti e indizi che suggeriscono il contrario. Alcuni familiari dei fratelli Anglin ricevettero cartoline anonime e una fotografia scattata in Brasile sembrerebbe ritrarli molti anni dopo.
Ancora oggi il caso resta irrisolto. Questa storia continua ad affascinare il mondo perché dimostra come l’ingegno umano, anche nelle condizioni più dure, possa trovare soluzioni straordinarie. Non è solo una fuga da una prigione, ma una storia vera di creatività, pazienza e determinazione che, dopo più di sessant’anni, non smette di far parlare di sé.
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