Quando pensiamo all’Antartide, immaginiamo un mondo immobile: un deserto bianco, venti taglienti e temperature che sembrano appartenere a un altro pianeta. Eppure, sotto chilometri di ghiaccio, l’Antartide Occidentale nasconde una realtà sorprendente: non tutto è freddo, e non tutto è fermo. In alcune zone, il continente è scaldato dal basso, come se sotto il pavimento di una casa fosse acceso un riscaldamento invisibile.
Negli ultimi anni, diversi studi hanno rafforzato un’idea importante: sotto la calotta glaciale ci sono aree in cui il calore che arriva dall’interno della Terra è più alto del normale. Gli scienziati parlano di calore geotermico e, in alcuni casi, di pennacchi del mantello (in inglese mantle plumes): risalite di materiale più caldo proveniente da profondità elevate. Non significa per forza vedere eruzioni spettacolari in superficie come nei documentari, ma indica zone in cui la base del ghiaccio riceve più energia termica. È come se, sotto la calotta, ci fossero delle “braci” sempre accese.
Questa cosa conta moltissimo perché il ghiaccio non si scioglie solo dall’alto. Siamo abituati a pensare all’aumento della temperatura dell’aria o all’oceano che erode le piattaforme di ghiaccio, ed è vero: atmosfera e oceano hanno un ruolo enorme. Ma esiste anche un altro meccanismo, più nascosto: il ghiaccio può sciogliersi dal basso, proprio dove tocca la roccia.
Alla base di un ghiacciaio la pressione è altissima e, se a questo si aggiunge un maggiore flusso di calore dal sottosuolo, una parte del ghiaccio può arrivare a fondere e trasformarsi in acqua. E quell’acqua cambia le regole del gioco. Un ghiacciaio che poggia su roccia asciutta tende a “grattare” il terreno e a muoversi più lentamente, come una massa pesante trascinata su un pavimento ruvido. Ma se tra ghiaccio e roccia compare anche solo un sottile strato d’acqua, il ghiaccio scivola molto più facilmente.
In pratica, il calore geotermico può diventare un acceleratore indiretto: scioglie dal basso, crea acqua, e l’acqua riduce l’attrito. Il risultato è che alcuni ghiacciai possono aumentare la loro velocità di scorrimento, spingendo più ghiaccio verso l’oceano. Questo effetto non è fantasia: è uno dei processi reali che i glaciologi considerano quando cercano di capire perché certe aree dell’Antartide Occidentale siano così dinamiche.
Non solo: quell’acqua non resta sempre ferma. Può organizzarsi in veri e propri sistemi idrici nascosti, come canali subglaciali e fiumi sotto il ghiaccio. In alcuni casi l’acqua si accumula in laghi subglaciali e poi viene rilasciata, cambiando la velocità del ghiacciaio in modo non costante, quasi come un rubinetto che si apre e si chiude. È un mondo invisibile, ma con conseguenze enormi sul movimento del ghiaccio.
Ed è qui che si capisce perché questa storia è così importante: aiuta a spiegare perché alcuni ghiacciai dell’Antartide Occidentale possano muoversi più velocemente di quanto ci aspetteremmo guardando solo i fattori climatici in superficie. Se consideriamo soltanto l’aria più calda o l’oceano che entra sotto le piattaforme di ghiaccio, rischiamo di perdere un pezzo del puzzle. Il ghiaccio non risponde solo al cielo e al mare: in alcuni punti risponde anche al calore della Terra.
Dal punto di vista geologico, questo quadro è realistico. L’Antartide Occidentale non è un blocco unico e antichissimo come l’Antartide Orientale: è una regione più complessa, fatta di bacini, fratture e aree che in passato hanno avuto attività tettonica e attività vulcanica. In un contesto così, è plausibile trovare zone con un flusso di calore più elevato della media, sufficiente a rendere più “bagnata” e instabile la base di certi ghiacciai.
Tutto questo non significa che il cambiamento climatico non conti, anzi: resta uno dei fattori principali. Ma significa che, per capire davvero l’Antartide e prevedere come evolveranno i ghiacciai, bisogna guardare anche sotto la superficie. Il futuro del livello del mare non dipende soltanto da ciò che succede sopra la calotta: dipende anche da ciò che accade nel buio, dove il ghiaccio tocca la roccia e la Terra, lentamente e in silenzio, continua a scaldarlo.
