L’aquila reale potrebbe tornare nei cieli dell’Inghilterra

Per più di un secolo e mezzo l’aquila reale è stata di fatto assente dai cieli dell’Inghilterra. Ora un nuovo finanziamento pubblico, annunciato nella primavera del 2026, riapre concretamente la strada al suo ritorno: lo studio di un programma di reintroduzione nel nord del Paese, ispirato al progetto che in Scozia ha già riportato in volo decine di questi rapaci. È una buona notizia che arriva con prudenza, ma con basi solide.

Cosa è stato annunciato

Nell’aprile 2026 il Ministero britannico per l’ambiente (Defra) ha approvato un finanziamento aggiuntivo di un milione di sterline per studiare un programma di reintroduzione dell’aquila reale in Inghilterra. La cifra fa parte di un pacchetto più ampio, da circa sessanta milioni di sterline, destinato al recupero di specie minacciate.

A guidare il progetto sarà l’organizzazione ambientalista Restoring Upland Nature, insieme a Forestry England e ad altri partner. L’obiettivo, in questa fase, non è ancora liberare gli uccelli, ma valutare in modo rigoroso dove, come e con quali garanzie sia possibile farlo. I primi rilasci, se tutte le condizioni saranno rispettate, potrebbero riguardare giovani esemplari di poche settimane e iniziare già nei prossimi anni.

Chi è l’aquila reale

L’aquila reale (Aquila chrysaetos) è uno dei più grandi rapaci d’Europa: un’apertura alare che può sfiorare i due metri e venti, una vista eccezionale, la capacità di percorrere territori vastissimi in cerca di prede come lepri, conigli, giovani ungulati e carcasse. È un animale longevo, fedele al territorio e al partner, che nidifica su pareti rocciose o grandi alberi in aree aperte e poco disturbate: brughiere, montagne, valli isolate.

Nel Regno Unito sopravvive soprattutto in Scozia, dove le coppie nidificanti sono diverse centinaia. In Inghilterra, invece, la specie è scomparsa da tempo: l’ultimo maschio solitario, che viveva nel Lake District, è morto intorno al 2015, e prima di lui occorreva risalire all’Ottocento per trovare coppie realmente stabili.

Aquila reale appollaiata su una parete rocciosa con una preda tra gli artigli
L’aquila reale nidifica su pareti rocciose e grandi alberi in aree aperte e poco disturbate.

Perché era sparita dall’Inghilterra

Il declino dell’aquila reale, come quello di molti grandi predatori, non è stato un caso. Per secoli questi rapaci sono stati perseguitati: abbattuti, avvelenati, privati dei nidi, considerati una minaccia per il bestiame e per la selvaggina d’allevamento. A questo si sono aggiunti la distruzione e la frammentazione degli habitat aperti, l’uso di pesticidi e il disturbo delle aree di nidificazione. Il risultato è stato l’estinzione locale in gran parte dell’Inghilterra e in molte altre zone d’Europa.

Oggi il quadro è diverso. La legge protegge i rapaci, l’opinione pubblica è cambiata, esistono competenze tecniche per gestire i rilasci e per monitorare gli animali con sistemi satellitari. È in questo contesto che un ritorno torna a essere possibile.

Il modello scozzese che funziona

Il progetto inglese non parte da zero: guarda al South of Scotland Golden Eagle Project, avviato nel sud della Scozia alla fine degli anni Dieci. L’idea è semplice e collaudata: prelevare con attenzione alcuni giovani aquilotti dalle Highlands, dove le popolazioni sono robuste, e trasferirli in aree del sud dove la specie sopravviveva con pochissime coppie. Negli anni il numero di esemplari nella zona è cresciuto in modo netto, fino a diventare una delle popolazioni più dense dell’intero Regno Unito.

Quel successo ha dimostrato due cose: che il territorio britannico, anche fuori dalle Highlands, può ospitare di nuovo l’aquila reale, e che una traslocazione ben pianificata, accompagnata dal coinvolgimento di allevatori e comunità locali, può funzionare. È il modello che ora si vuole replicare e ampliare nel nord dell’Inghilterra.

Le otto “zone di recupero” individuate

Uno studio condotto da Forestry England ha analizzato il territorio inglese per capire dove l’aquila reale potrebbe trovare cibo, spazio e tranquillità sufficienti. La conclusione è incoraggiante: l’Inghilterra ha di nuovo la capacità di sostenere popolazioni di questo rapace, e sono state individuate circa otto potenziali “zone di recupero”, concentrate soprattutto nel nord del Paese, dove avviare e seguire il ritorno della specie.

Si tratta in genere di aree collinari e di brughiera, ambienti tipici dell’aquila, dove la presenza umana è meno intensa e dove esistono già reti di aree protette e gestori del territorio disposti a collaborare.

Paesaggio delle Highlands scozzesi, area di origine delle aquile da traslocare
Il modello scozzese: giovani aquile prelevate dalle Highlands hanno ripopolato il sud della Scozia.

Come funzionerebbe la reintroduzione

Le reintroduzioni di rapaci seguono procedure ormai sperimentate. In sintesi: si individuano popolazioni “donatrici” sane, dalle quali prelevare un numero limitato di giovani senza danneggiare la colonia di origine; gli aquilotti vengono allevati in strutture dedicate e poi rilasciati con un metodo che li abitua gradualmente alla libertà; ogni individuo è dotato di trasmettitore satellitare, così da seguirne gli spostamenti, intervenire in caso di problemi e raccogliere dati scientifici.

Parallelamente si lavora sul terreno: dialogo con allevatori, proprietari e gestori venatori, formazione, accordi per ridurre i rischi di avvelenamento e di abbattimento illegale. Senza questo lavoro “sociale”, la parte tecnica da sola non basterebbe.

I tempi: cosa aspettarsi

Conviene non farsi illusioni sulla rapidità. Secondo le valutazioni di Forestry England, aquile reali provenienti dalla Scozia potrebbero comparire nel nord dell’Inghilterra nell’arco di una decina d’anni, ma perché si formino coppie stabilmente nidificanti sul territorio inglese servirà più tempo ancora. È un progetto che si misura in decenni, non in stagioni.

Perché conta per gli ecosistemi

Riportare un grande predatore non è solo questione di bellezza o di simbolo. I rapaci all’apice della catena alimentare contribuiscono a regolare le popolazioni di prede, rimuovono carcasse, segnalano con la loro presenza la salute complessiva di un ambiente. Inoltre progetti come questo trainano interventi più ampi di ripristino degli habitat aperti, di tutela delle brughiere, di gestione sostenibile del territorio: benefici che ricadono su molte altre specie, dagli insetti agli altri uccelli.

C’è anche una dimensione culturale: l’aquila reale è da sempre considerata una sorta di “re degli uccelli”, e il suo ritorno ha un valore di riconciliazione con una natura che per secoli abbiamo impoverito. Storie simili — come quella, dall’India, di Jadav Payeng, l’uomo che ha piantato una foresta intera — mostrano quanto la natura sappia rispondere quando le si lascia, e le si offre, una possibilità.

Distese di erica e brughiera nella campagna del nord dell'Inghilterra
Le brughiere del nord dell’Inghilterra sono tra le aree individuate per il ritorno della specie.

I nodi ancora da sciogliere

Sarebbe scorretto presentare la notizia come una vittoria già acquisita. Il principale ostacolo resta la persecuzione illegale dei rapaci, ancora diffusa in alcune aree gestite per la caccia, che in passato ha vanificato altri tentativi di ripopolamento. Ci sono poi i timori di parte del mondo agricolo, da affrontare con dati e accordi, e la necessità di garantire risorse stabili per il monitoraggio a lungo termine. Il finanziamento annunciato serve proprio a studiare questi aspetti prima di passare ai rilasci veri e propri.

Una buona notizia dentro un piano più ampio

Il progetto sull’aquila reale non è un caso isolato: rientra in una strategia di recupero di diverse specie minacciate, finanziata con decine di milioni di sterline. È il segno di un approccio che, almeno sulla carta, prova a passare dalla semplice difesa di ciò che resta al tentativo di ricostruire ciò che si è perso. Per chi vuole leggere il comunicato ufficiale, l’annuncio è disponibile sul sito del governo britannico, alla pagina dedicata al ritorno dell’aquila reale in Inghilterra.

Domande frequenti

L’aquila reale è davvero scomparsa dall’Inghilterra?

Come specie nidificante sì, da moltissimo tempo. L’ultimo esemplare residente, un maschio solitario nel Lake District, è morto intorno al 2015; coppie realmente stabili in Inghilterra non se ne vedevano dall’Ottocento. In Scozia, invece, la specie è presente con centinaia di coppie.

Quando potremmo vedere le prime aquile reali tornare?

Il finanziamento annunciato serve a studiare il progetto; i primi rilasci di giovani esemplari potrebbero avvenire nei prossimi anni. Secondo le stime, aquile provenienti dalla Scozia potrebbero comparire nel nord dell’Inghilterra entro circa dieci anni, mentre per coppie nidificanti stabili servirà più tempo.

Da dove arriverebbero gli uccelli?

Da popolazioni “donatrici” sane, in pratica dalle Highlands scozzesi, dove si preleverebbe un numero limitato di giovani senza danneggiare le colonie di origine. È lo stesso metodo usato con successo nel sud della Scozia.

Le aquile reali sono pericolose per il bestiame?

Il rischio reale è molto inferiore a quanto si crede: la dieta è fatta soprattutto di lepri, conigli, altri uccelli e carcasse. I conflitti con gli allevatori vengono affrontati con monitoraggio, dialogo e accordi specifici, parte integrante del progetto.

Chi finanzia e chi gestisce il programma?

Il finanziamento iniziale, circa un milione di sterline, arriva dal Ministero britannico per l’ambiente nell’ambito di un pacchetto più ampio per le specie minacciate. La gestione operativa è affidata all’organizzazione Restoring Upland Nature insieme a Forestry England e ad altri partner.

Perché reintrodurre un predatore invece di proteggere altre specie?

Le due cose non sono in alternativa. Riportare un predatore all’apice della catena alimentare aiuta a riequilibrare gli ecosistemi e fa da traino a interventi più ampi di ripristino degli habitat, con benefici per molte altre specie.

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