Lo chiamano l’unicorno del mare per via di quel lungo dente a spirale che spunta dalla testa, ma il narvalo non ha nulla di mitologico: è un cetaceo artico realissimo, e la sua zanna è uno degli organi più curiosi del regno animale. Per secoli quei “corni” sono stati venduti come autentiche corna di unicorno; oggi sappiamo cosa sono davvero, e la risposta è ancora più affascinante della leggenda.
Chi è il narvalo
Il narvalo (Monodon monoceros) è un cetaceo di medie dimensioni che vive tutto l’anno nelle acque gelide dell’Artico, soprattutto attorno alla Groenlandia, al Canada settentrionale e alle isole Svalbard. Appartiene alla stessa famiglia del beluga, il “delfino bianco”, da cui si distingue per la pelle screziata di grigio e, naturalmente, per la zanna. Un maschio adulto può misurare 4-5 metri di lunghezza, escludendo il dente, e pesare oltre una tonnellata.
Vive in gruppi che vanno da pochi individui a diverse decine, e in estate questi gruppi si fondono in concentrazioni di centinaia o migliaia di animali. È un nuotatore profondo: per cacciare scende regolarmente oltre i 1.500 metri, restando in apnea anche venticinque minuti.
La famosa zanna: cos’è in realtà
La “zanna” del narvalo non è un corno e non è un osso: è un dente. Più precisamente è il canino superiore sinistro, che invece di restare nascosto nella bocca cresce in avanti, perfora il labbro e si allunga fino a 2-3 metri, avvolgendosi su sé stesso con una caratteristica spirale antioraria. Nella maggior parte dei casi è solo il maschio a svilupparla; circa una femmina su sette ne ha una più corta, e rari individui ne mostrano addirittura due.

Un dente “rovesciato”
Ciò che rende la zanna del narvalo unica è la sua struttura. Nei nostri denti lo smalto duro sta all’esterno e la polpa sensibile all’interno; nel narvalo è quasi il contrario. La superficie è porosa e percorsa da milioni di minuscoli canali (tubuli dentinali) che mettono in comunicazione l’esterno con le terminazioni nervose interne. In pratica è un dente “scoperto”, esposto all’acqua di mare.
A cosa serve davvero
Per molto tempo gli zoologi hanno proposto le ipotesi più disparate: arpione per infilzare i pesci, attrezzo per rompere il ghiaccio, strumento per scavare sul fondale, addirittura “antenna” acustica. Le osservazioni sul campo hanno scartato quasi tutte queste idee. Oggi le spiegazioni più solide sono sostanzialmente due, e non si escludono a vicenda.
Un carattere sessuale
La prima funzione, la più accreditata, è simile a quella dei palchi del cervo: la zanna è un ornamento sessuale. Più è lunga, più segnala salute e vigore del maschio, e quindi conta nella competizione per le femmine. I maschi si “incrociano” le zanne in superficie in un comportamento chiamato tusking, un confronto ritualizzato che ricorda una scherma. In quest’ottica la lunghezza sproporzionata del dente ha senso proprio perché è “costosa” da mantenere: è un segnale onesto.
Un organo di senso
La seconda scoperta, più recente, riguarda quei milioni di canali nervosi. Esperimenti condotti su narvali liberi hanno mostrato che la zanna reagisce a variazioni di salinità dell’acqua: in pratica funziona anche come un sofisticato sensore ambientale, capace di “assaggiare” il mare. Nel 2017, inoltre, alcuni droni hanno filmato narvali che usavano la punta della zanna per colpire e stordire i merluzzi prima di mangiarli: non un arpione, ma uno strumento per intontire le prede. Probabilmente, dunque, la zanna fa più cose contemporaneamente.

Come caccia e di cosa si nutre
Il narvalo si nutre soprattutto in inverno, sotto la banchisa, di merluzzi artici, ippoglossi neri, gamberetti e calamari. Per individuarli usa l’ecolocalizzazione, emettendo clic ad altissima frequenza ed “ascoltando” l’eco di ritorno, esattamente come delfini e capodogli. La zanna, contrariamente a una vecchia ipotesi, non sembra avere un ruolo importante nella caccia vera e propria: i narvali senza zanna o con la zanna spezzata si nutrono benissimo.
L’origine della leggenda dell’unicorno
Nel Medioevo i mercanti vichinghi e poi i commercianti europei vendevano le zanne di narvalo come alicorni, ossia corna di unicorno, attribuendo loro poteri miracolosi: si credeva neutralizzassero i veleni e curassero ogni male. Valevano più dell’oro a parità di peso. La regina Elisabetta I d’Inghilterra ne ricevette una in dono, stimata quanto un castello. Solo nel Seicento, con la diffusione delle conoscenze sui mari del Nord, si capì che quei “corni” appartenevano a un cetaceo. Una di queste zanne fu persino usata, secondo la tradizione, come materiale per il trono di Danimarca.
Un animale a rischio
Il narvalo dipende totalmente dal ghiaccio marino, e questo lo rende particolarmente vulnerabile al riscaldamento dell’Artico. Il ritiro della banchisa modifica le sue rotte migratorie e lo espone di più alle orche, suoi principali predatori naturali, che ora si spingono in zone un tempo coperte dal ghiaccio. A questo si aggiungono il rumore subacqueo del traffico navale e delle prospezioni minerarie, che disturba l’ecolocalizzazione, e una caccia di sussistenza ancora praticata da alcune comunità inuit. La popolazione globale è stimata in oltre centomila individui, ma alcuni sottogruppi sono considerati in declino.

Curiosità sul narvalo
La zanna del narvalo è l’unico dente diritto a spirale conosciuto in natura. È anche flessibile: può piegarsi di circa trenta centimetri in ogni direzione senza spezzarsi. Se si rompe, una sorta di “tappo” di dentina ne sigilla l’interno, un po’ come un’otturazione naturale. I cuccioli nascono grigi e schiariscono con l’età, tanto che i maschi più anziani diventano quasi bianchi. Infine, il nome Monodon monoceros significa letteralmente “un dente, un corno”, mentre l’antico nome norreno potrebbe derivare da una parola che significa “cadavere”, per il colore della pelle screziata che ricordava quello di un annegato.
Se ti incuriosiscono gli animali con super-sensi insoliti, dai un’occhiata anche alla talpa dal muso stellato, il mammifero che “vede” con il naso.
Domande frequenti sul narvalo
La zanna del narvalo è un corno o un dente?
È un dente: il canino superiore sinistro, che cresce in avanti, perfora il labbro e si allunga a spirale fino a 2-3 metri. Non ha quindi nulla a che vedere con le corna, che sono strutture ossee.
Perché solo i maschi hanno la zanna?
Nella grande maggioranza dei casi sì. La funzione principale sembra legata alla competizione fra maschi e alla scelta della femmina, come accade per i palchi dei cervi. Una piccola percentuale di femmine sviluppa comunque una zanna più corta.
Il narvalo usa la zanna per cacciare?
Non in modo essenziale. È stato filmato mentre la usava per stordire i merluzzi, ma gli individui senza zanna cacciano normalmente: l’organo non è indispensabile per nutrirsi.
Il narvalo è imparentato con l’unicorno?
No, l’unicorno è un animale leggendario. La connessione è solo storica: nel Medioevo le zanne dei narvali venivano vendute come “corna di unicorno” dotate di poteri magici.
Quanto vive un narvalo?
Può vivere a lungo, in molti casi oltre i cinquant’anni; alcune stime basate su tecniche di datazione dei tessuti indicano anche età superiori.
Il narvalo è in pericolo di estinzione?
Non è classificato come specie minacciata a livello globale, ma è considerato vulnerabile ai cambiamenti climatici per la sua dipendenza dal ghiaccio marino e dal disturbo umano nell’Artico.