Il 14 maggio 1973, dal Kennedy Space Center, un razzo Saturn V partiva per portare in orbita una struttura mai vista prima: Skylab, la prima stazione spaziale degli Stati Uniti. Era il tentativo della NASA di trasformare il programma Apollo, finito, in qualcosa di nuovo: non più visitare la Luna ma vivere nello spazio. La missione partì subito male, fu salvata da un’impresa di astronauti-riparatori, e in pochi anni cambiò per sempre l’idea di esplorazione umana del cosmo.
Cos’era Skylab
Skylab era una stazione spaziale orbitante progettata e gestita dalla NASA. Fu lanciata il 14 maggio 1973 e operò fino al febbraio del 1974, ospitando in successione tre equipaggi di tre astronauti ciascuno. Era costituita da un grande modulo abitativo ricavato dal terzo stadio modificato di un razzo Saturn V, l’osservatorio solare ATM, una camera di accoppiamento per le navette in arrivo e un sistema di pannelli solari.
Il suo volume interno era enorme per l’epoca: oltre 350 metri cubi, abbastanza da permettere agli astronauti di fluttuare con relativa libertà, dormire in cuccette individuali, mangiare seduti a un tavolo e fare persino esercizio fisico su un primo prototipo di tapis roulant orbitale.

Dal programma Apollo a una nuova frontiera
Dopo l’allunaggio del 1969 e le missioni Apollo successive, la NASA aveva un problema politico più che tecnico: cosa fare adesso? Il Congresso americano stava tagliando i fondi, l’opinione pubblica era stanca della corsa allo spazio e la Guerra Fredda spaziale aveva perso la sua narrativa epica.
Skylab nacque proprio per riutilizzare l’hardware Apollo, evitando di buttare razzi e capsule già pagati. Il terzo stadio del Saturn V — quello che normalmente serviva ad accelerare la navicella verso la Luna — fu riconvertito in un grande laboratorio orbitale. È uno dei più ambiziosi esempi di riciclo ingegneristico nella storia.
Il lancio del 14 maggio 1973
Skylab decollò alle 17:30 ora italiana del 14 maggio 1973 dal complesso 39A di Cape Canaveral. Pochi minuti dopo il distacco, qualcosa andò storto: lo scudo termico e antimicrometeoriti si staccò trascinando con sé uno dei due pannelli solari principali. L’altro pannello rimase bloccato e non riusciva ad aprirsi.
Una stazione moribonda in orbita
In orbita, la stazione si trovò esposta direttamente al Sole: le temperature interne salirono a oltre 50°C, l’energia prodotta era insufficiente, gli alimenti rischiavano di rovinarsi. Per la prima volta nella storia, una stazione spaziale americana era a un passo dall’essere abbandonata prima ancora di essere abitata.
Il primo equipaggio: la missione di salvataggio
Il lancio del primo equipaggio, previsto per il giorno dopo, fu posticipato di dieci giorni per studiare una soluzione. Il 25 maggio 1973 partirono Pete Conrad, Joseph Kerwin e Paul Weitz, con il compito di riparare la stazione. Lavorando in attività extraveicolare, gli astronauti dispiegarono un improvvisato parasole di tessuto per abbassare le temperature e liberarono manualmente il pannello solare bloccato.
Quella riparazione, condotta a 435 chilometri di quota, è considerata oggi una delle più riuscite improvvisazioni della storia aerospaziale e dimostrò per la prima volta che gli esseri umani potevano risolvere problemi complessi in orbita, non solo seguendo procedure.
I tre equipaggi e i record
Skylab ospitò in totale tre missioni con equipaggio:
- Skylab 2 (maggio-giugno 1973): 28 giorni, riparazione e prime osservazioni.
- Skylab 3 (luglio-settembre 1973): 59 giorni di permanenza.
- Skylab 4 (novembre 1973 – febbraio 1974): 84 giorni, record di permanenza umana nello spazio che resterà imbattuto per anni.

Cosa si è scoperto a bordo
Skylab non era solo un esperimento ingegneristico: era un laboratorio scientifico ad alta densità. A bordo furono condotti circa 270 esperimenti in tre grandi aree.
Osservazione del Sole
Il telescopio Apollo Telescope Mount (ATM) raccolse decine di migliaia di immagini del Sole nelle lunghezze d’onda dell’ultravioletto e dei raggi X, mostrando per la prima volta le strutture della corona solare e i buchi coronali. Le osservazioni di Skylab gettarono le basi della moderna eliofisica.
Studi sul corpo umano
Per la prima volta si osservò sistematicamente cosa accade al corpo in assenza di peso per tempi lunghi: atrofia muscolare, perdita di massa ossea, alterazioni cardiovascolari. Sono dati che ancora oggi servono alla Stazione Spaziale Internazionale e alla pianificazione delle future missioni umane verso Marte.
Osservazione della Terra
Skylab realizzò migliaia di fotografie ad alta risoluzione del nostro pianeta, fondamentali per oceanografia, agricoltura, geologia e per il futuro sviluppo dell’osservazione satellitare.
La fine: una caduta annunciata
Dopo l’ultimo equipaggio, Skylab restò in orbita disabitata. La NASA sperava che lo Space Shuttle, in sviluppo, sarebbe arrivato in tempo per spostarla a un’orbita più alta. Non andò così: i ritardi del programma Shuttle e una crescita inaspettata dell’attività solare aumentarono l’attrito atmosferico, abbassando rapidamente la quota.
Il 11 luglio 1979 Skylab rientrò nell’atmosfera, disintegrandosi in gran parte ma seminando frammenti sull’Oceano Indiano e sull’Australia occidentale. Per anni la cittadina di Esperance, in Australia, conservò pezzi recuperati come reliquie spaziali — e inviò scherzosamente alla NASA una multa per «rifiuti abbandonati».
L’eredità di Skylab
Pur con la sua vita breve, Skylab ha avuto un’eredità immensa:
- ha dimostrato che gli esseri umani possono vivere a lungo nello spazio;
- ha aperto la strada alla cooperazione internazionale culminata con la Stazione Spaziale Internazionale (ISS);
- ha generato dati medici, ingegneristici e astronomici ancora utilizzati;
- ha mostrato che un programma spaziale può sopravvivere anche quando perde il suo grande obiettivo politico.

Skylab e le stazioni che vennero dopo
Dopo Skylab, l’Unione Sovietica continuò la serie Salyut, fino alla grande stazione Mir. Gli Stati Uniti, invece, attesero quasi vent’anni prima di tornare con una stazione permanente: il 1998 segnò l’inizio della costruzione della ISS, oggi il più grande oggetto costruito dall’uomo in orbita. Senza Skylab, però, molte delle scelte ingegneristiche e mediche della ISS sarebbero state diverse o impossibili.
Perché ricordare il 14 maggio 1973
La data del 14 maggio 1973 è una di quelle che, in superficie, sembrano «secondarie» rispetto al primo uomo sulla Luna o al primo volo orbitale di Gagarin. Ma è proprio in giorni come questo che lo spazio è diventato un posto in cui abitare, non solo da visitare. Ed è da qui che parte tutto ciò che oggi consideriamo normale: equipaggi internazionali in orbita, esperimenti continui, telecamere puntate sulla Terra.
Per approfondire la storia della stazione, della sua riparazione e delle missioni si può leggere la scheda dettagliata di Wikipedia. Sul nostro blog trovi anche la storia di Sergej Krikalëv, l’astronauta che vide cadere l’URSS dall’orbita.
Domande frequenti su Skylab
Quando è stata lanciata Skylab?
Skylab è stata lanciata il 14 maggio 1973 dal Kennedy Space Center, in Florida, con un razzo Saturn V.
Quanti astronauti hanno vissuto su Skylab?
In totale nove astronauti, divisi in tre equipaggi di tre persone ciascuno, hanno abitato la stazione tra il 1973 e il 1974.
Perché Skylab è precipitata?
La sua orbita, già bassa, si è deteriorata più rapidamente del previsto a causa dell’aumento dell’attività solare di fine anni Settanta, che ha gonfiato l’alta atmosfera aumentando l’attrito sulla stazione. Lo Space Shuttle non era ancora pronto per spostarla in un’orbita più sicura.
Qual è la differenza fra Skylab e la ISS?
Skylab era una stazione nazionale americana, di dimensioni più piccole, abitata in modo non continuo per circa nove mesi totali. La ISS è una stazione internazionale, modulare, abitata in modo continuo dal 2000 ed è molte volte più grande.
Si sono trovati pezzi di Skylab al suolo?
Sì. Quando la stazione rientrò nell’atmosfera l’11 luglio 1979, frammenti caddero nell’Oceano Indiano e nell’Australia occidentale. Alcuni pezzi sono esposti in musei come quello di Esperance, in Australia.
Perché Skylab è importante per le missioni su Marte?
Le permanenze di 28, 59 e 84 giorni di Skylab furono i primi dati sistematici su come il corpo umano si adatta — e si deteriora — in assenza di peso prolungata. Sono informazioni che ancora oggi orientano la preparazione dei futuri viaggi umani verso Marte.