Il 28 maggio 1999, dopo 22 anni di lavori, il refettorio del convento di Santa Maria delle Grazie a Milano riaprì al pubblico. Al suo interno tornava visibile, finalmente «liberata» da polvere, vernici e ridipinture sovrapposte nei secoli, una delle opere più celebri della storia dell’arte: l’Ultima Cena di Leonardo da Vinci. Un restauro lunghissimo, contestato e decisivo, che cambiò per sempre il modo di guardare il Cenacolo Vinciano.
Cos’è il Cenacolo Vinciano
Il Cenacolo, o Ultima Cena, è un dipinto murale realizzato da Leonardo da Vinci tra il 1494 e il 1498 nel refettorio del convento domenicano di Santa Maria delle Grazie a Milano. Misura 460 per 880 centimetri e rappresenta il momento esatto in cui Gesù annuncia ai dodici apostoli: «Uno di voi mi tradirà». L’opera è oggi patrimonio dell’umanità UNESCO insieme alla chiesa che la ospita.
Perché un restauro così lungo
Leonardo non utilizzò la tecnica dell’affresco tradizionale, ma una sperimentazione su muro asciutto con tempera e olio. Una scelta che gli permetteva ritocchi continui e una resa quasi pittorica, ma che si rivelò fragile: già pochi anni dopo il completamento, l’opera mostrava segni di degrado. Nei secoli il Cenacolo fu coperto da otto interventi di pulitura e ridipintura, dall’umidità, dalle infiltrazioni e perfino dai bombardamenti del 1943, che distrussero parte del refettorio risparmiando per miracolo la parete del dipinto.

L’intervento di Pinin Brambilla Barcilon
La restauratrice italiana Pinin Brambilla Barcilon guidò l’operazione, iniziata nel 1977 e conclusa il 28 maggio 1999. Il lavoro fu uno dei più meticolosi mai tentati: ogni millimetro quadrato veniva analizzato con microscopi, raggi infrarossi e analisi chimiche per distinguere la pittura originale di Leonardo dalle ridipinture successive. Le ridipinture furono asportate con pazienza certosina, talvolta usando piccoli bisturi e impacchi solventi controllati al microgrammo. Il risultato fu sorprendente: emersero dettagli nuovi nei volti, nelle mani e nei colori delle tuniche.
Cosa è cambiato dopo il restauro
Il Cenacolo «restituito» nel 1999 apparve sorprendentemente diverso dalle riproduzioni che il mondo aveva conosciuto per decenni. Si scoprì che molti dettagli «leonardeschi» erano in realtà aggiunte di mani postume. Tornarono leggibili l’espressione drammatica degli apostoli, il piatto centrale, la prospettiva originale, il colore più tenue degli sfondi. Per la prima volta dopo cinque secoli era possibile avvicinarsi a quello che gli occhi dei contemporanei di Leonardo avevano visto.
Le polemiche sul restauro
Non tutti accolsero positivamente il lavoro. Una parte della critica internazionale contestò la decisione di rimuovere così tante ridipinture, sostenendo che alcune fossero ormai parte storica dell’opera. Altri obiettarono che ciò che restava era una pittura «fragile» e «fantasmatica», in alcuni punti irriconoscibile. La maggioranza degli studiosi, tuttavia, sostenne il rigore scientifico del metodo Brambilla.

Le regole per visitarlo oggi
Dopo il 1999 il refettorio è stato dotato di un sofisticato sistema di filtraggio dell’aria, controllo dell’umidità e barriere antipolvere. Le visite sono contingentate: gruppi di massimo 30 persone, ingressi ogni quindici minuti, soggiorno di 15 minuti esatti nella sala. La prenotazione va effettuata con largo anticipo perché i biglietti vanno esauriti in poche ore.
Curiosità sull’opera
- Leonardo lavorò al Cenacolo con tempi lunghissimi: ci sono testimonianze di sue ore intere passate a fissare il muro prima di dare un solo colpo di pennello.
- Sotto il refettorio si trovano i resti di un antico edificio paleocristiano.
- Durante la Seconda guerra mondiale, sacchi di sabbia e impalcature di legno protessero il muro: la sera del 15 agosto 1943 le bombe distrussero tutto attorno, ma il dipinto rimase intatto.
- Esistono molte copie storiche del Cenacolo, fra cui quella tempestiva di Giampietrino conservata oggi a Londra, fondamentale per il restauro.
Il significato culturale del 28 maggio 1999
Quella riapertura non fu un semplice evento museale: fu un momento simbolico per l’Italia e per il mondo. Si riconsegnava al pubblico un capolavoro custodito e curato come un paziente fragile, una testimonianza concreta che la cura del patrimonio richiede pazienza, scienza e responsabilità. Da allora il Cenacolo è anche un caso di studio fondamentale per tutti i restauri di pittura murale, dall’Italia alla Cina.

L’Ultima Cena oltre il quadro
Il Cenacolo è stato fonte d’ispirazione per generazioni di artisti, registi e scrittori. Dal Rinascimento ai film contemporanei, dalle riletture di Salvador Dalí ai romanzi storici, fino al celebre Codice da Vinci, l’opera è stata reinterpretata in mille modi. Il fascino sta tutto in quel gesto sospeso, in quella manciata di secondi raffigurati con una compressione narrativa che era nuova per l’arte di fine Quattrocento.
Cosa visitare nello stesso giorno a Milano
Oltre al Cenacolo, vale la pena entrare in Santa Maria delle Grazie, ammirare la tribuna bramantesca, passeggiare nei chiostri del convento e visitare le sale del Museo del Cenacolo Vinciano. Poco distante si trovano la Pinacoteca Ambrosiana, che custodisce il Codice Atlantico di Leonardo, e il Castello Sforzesco con la sua Pietà Rondanini di Michelangelo.
Per approfondire potete leggere la nostra biografia di Michelangelo e consultare la voce ufficiale del «Cenacolo Vinciano» su Wikipedia.
Domande frequenti sul Cenacolo di Leonardo
Quando ha dipinto Leonardo l’Ultima Cena?
Fra il 1494 e il 1498, su incarico di Ludovico il Moro, duca di Milano.
Perché il Cenacolo si è rovinato così velocemente?
Leonardo non usò la tecnica dell’affresco, ma una sperimentazione a tempera e olio sul muro asciutto. Questo permise dettagli straordinari, ma rese l’opera fragile e soggetta a degrado già pochi anni dopo.
Cosa è cambiato col restauro del 1999?
Sono state rimosse molte ridipinture posticce e sono tornate visibili colori, sguardi e gesti originali. Il Cenacolo che vediamo oggi è il più vicino possibile a quello dipinto da Leonardo.
Quanto dura una visita?
Sono ammessi gruppi di massimo 30 persone per 15 minuti esatti, con prenotazione obbligatoria.
Si possono fare foto al Cenacolo?
Le fotografie sono vietate per ragioni di tutela dell’opera. Sono concesse solo nei chiostri e nelle sale museali esterne.
Dove si trova il Cenacolo a Milano?
Nel refettorio del convento domenicano di Santa Maria delle Grazie, in Piazza Santa Maria delle Grazie, nel centro di Milano.