Il 30 giugno 2017 si spegneva a Parigi Simone Veil, una delle figure più rispettate della storia europea del Novecento. Sopravvissuta ad Auschwitz, magistrata, ministra e prima presidente del Parlamento europeo eletto, ha attraversato il secolo lasciando un segno profondo. Ripercorriamo la sua vita e cinque cose da sapere per capire perché è ancora oggi un punto di riferimento.
Chi era Simone Veil
Simone Veil, nata Jacob, venne al mondo il 13 luglio 1927 a Nizza, in una famiglia ebrea francese laica e colta. La sua giovinezza fu segnata dalla tragedia della Seconda guerra mondiale: nel 1944, ancora adolescente, fu arrestata e deportata nei campi di sterminio nazisti.
Sopravvissuta a quell’esperienza, costruì una carriera straordinaria nel diritto e nella politica, diventando un simbolo di dignità, impegno civile e riconciliazione tra i popoli europei. Morì il 30 giugno 2017, a quasi novant’anni.
L’adolescenza spezzata dalla deportazione
Nel marzo del 1944 Simone, appena sedicenne, fu arrestata a Nizza e deportata ad Auschwitz-Birkenau insieme alla madre e a una sorella. La madre morì in prigionia; Simone e la sorella sopravvissero alle marce della morte e alla detenzione. Quell’esperienza, raccontata con sobrietà nei suoi scritti, l’accompagnò per tutta la vita e ne plasmò il senso di giustizia.

Magistrata e poi ministra
Tornata in Francia, Simone studiò legge e scienze politiche, intraprendendo la carriera di magistrata. Si occupò in particolare delle condizioni nelle carceri, mostrando fin da subito attenzione per i più fragili. Negli anni Settanta entrò nel governo francese come ministra della Salute, ruolo in cui si distinse per coraggio e determinazione.
La legge che porta il suo nome
Come ministra, Simone Veil è ricordata soprattutto per aver sostenuto e fatto approvare nel 1975 la legge che depenalizzava l’interruzione volontaria di gravidanza in Francia. Il dibattito parlamentare fu durissimo e lei affrontò attacchi personali molto violenti. La norma, ancora oggi nota come “legge Veil”, è considerata un passaggio fondamentale nella storia dei diritti civili francesi.
Prima presidente del Parlamento europeo
Nel 1979 si tennero le prime elezioni a suffragio universale del Parlamento europeo. Simone Veil fu eletta e divenne la prima presidente di quell’assemblea rinnovata. Per una donna sopravvissuta ai campi di sterminio, guidare l’istituzione che incarnava la riconciliazione del continente aveva un valore simbolico enorme. Dedicò gli anni seguenti alla costruzione di un’Europa unita e pacifica.

5 cose da sapere su Simone Veil
1. Sopravvisse alla Shoah
Deportata adolescente ad Auschwitz, portò sempre con sé il numero tatuato sul braccio, di cui non si vergognò mai, facendone una testimonianza per le generazioni future.
2. Affrontò il Parlamento da sola
Nel 1974, durante il dibattito sulla sua legge più celebre, si trovò quasi isolata in un’aula prevalentemente maschile, eppure non arretrò.
3. Fu una pioniera dell’Europa unita
Da prima presidente del Parlamento europeo eletto, contribuì a dare voce democratica alle istituzioni comunitarie.
4. Entrò nell’Académie française
Nel 2008 fu accolta nella prestigiosa Accademia di Francia, riconoscimento del suo ruolo intellettuale e civile.
5. Riposa nel Panthéon
Nel 2018 la Francia la onorò trasferendone le spoglie nel Panthéon di Parigi, insieme a quelle del marito Antoine: un raro tributo riservato alle personalità più amate del Paese.
Un’eredità che resiste al tempo
Simone Veil viene ricordata come una donna capace di trasformare un dolore immenso in impegno per gli altri. La sua vita unisce due grandi temi del Novecento: la memoria della Shoah e la costruzione dell’Europa. Per molti rappresenta l’esempio di come la fermezza possa accompagnarsi alla compassione. Se ti interessano le idee che hanno plasmato la cultura europea, leggi anche la storia della parola utopia, inventata da Tommaso Moro.

Domande frequenti
Quando è morta Simone Veil?
Il 30 giugno 2017, a Parigi, all’età di quasi novant’anni.
Perché è così famosa?
Per la sua storia di sopravvissuta alla Shoah, per la legge sui diritti civili che porta il suo nome e per essere stata la prima presidente del Parlamento europeo eletto.
Cosa fu la “legge Veil”?
La legge del 1975 che depenalizzò in Francia l’interruzione volontaria di gravidanza, voluta da lei come ministra della Salute.
È sepolta nel Panthéon?
Sì. Nel 2018 le sue spoglie, insieme a quelle del marito, furono traslate nel Panthéon di Parigi, onore riservato a poche personalità.
Che ruolo ebbe in Europa?
Fu la prima presidente del Parlamento europeo eletto a suffragio universale, nel 1979, simbolo della riconciliazione del continente.
Ha lasciato degli scritti?
Sì, tra cui un libro autobiografico in cui racconta la deportazione, la vita politica e il suo impegno civile.
Per una biografia completa si può consultare la voce Simone Veil su Wikipedia.