Riscoperto in Val di Susa un insetto scomparso da 90 anni

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Misura appena mezzo centimetro, si nasconde sotto la corteccia degli alberi bruciati e in Italia non lo si vedeva da novant’anni. A luglio 2026 il piccolo coleottero Stephanopachys linearis è ricomparso in Val di Susa, in Piemonte: una scoperta che sa di buona notizia, perché racconta come la natura, se protetta, sappia ancora sorprenderci e resistere anche là dove sembrava scomparsa per sempre.

Un ritrovamento atteso da novant’anni

La storia arriva dalle montagne del Torinese e ha il sapore delle grandi riscoperte naturalistiche. Un insetto ritenuto di fatto sparito dal territorio italiano è stato individuato di nuovo, a distanza di quasi un secolo dall’ultima segnalazione. La notizia è stata resa nota alla fine di luglio 2026 e ha subito fatto il giro degli appassionati di biodiversità.

Non si tratta di un animale appariscente né di una specie che finisce sui documentari. È un minuscolo coleottero, eppure la sua ricomparsa ha un valore enorme: dimostra che alcuni ambienti alpini conservano ancora le condizioni necessarie a ospitare forme di vita rarissime.

Chi è lo Stephanopachys linearis

Lo Stephanopachys linearis è un coleottero della famiglia dei Bostrichidi, lungo circa mezzo centimetro e di colore bruno. È un insetto saproxilico, vive cioè legato al legno morto o deperiente, che rappresenta il suo cibo e la sua casa. Discreto e schivo, passa gran parte dell’esistenza nascosto negli strati più interni della corteccia.

Proprio per queste abitudini è difficilissimo da avvistare. Non lo si trova volando in un prato o posato su un fiore: bisogna cercarlo negli alberi giusti, negli ambienti giusti, con l’occhio esperto di chi sa esattamente cosa cercare.

Corteccia di un albero di conifera
L'insetto vive nascosto sotto la corteccia delle conifere. Immagine: Pexels.

L’insetto che ama il fuoco

La caratteristica più affascinante di questa specie è la sua pirofilia: è attratta dagli alberi danneggiati dagli incendi. Nei boschi appena percorsi dal fuoco trova il suo habitat ideale, tra le cortecce di conifere ferite ma ancora vive.

In Val di Susa l’insetto è stato individuato proprio ai margini delle foreste colpite dai grandi incendi del 2017, tra larici e pini sopravvissuti alle fiamme. È un promemoria prezioso: anche un bosco bruciato non è terra morta, ma un ecosistema in trasformazione che può ospitare specie rare e insostituibili. Per questo, in ambito forestale, non tutto il legno danneggiato va rimosso.

Dove è stato ritrovato: il sito Rocciamelone

La riscoperta è avvenuta all’interno del sito Natura 2000 «Rocciamelone», una Zona Speciale di Conservazione che tutela gli ambienti d’alta quota sulle pendici dell’omonima montagna, in Val di Susa. Non è un dettaglio secondario: la specie è ricomparsa proprio dentro un’area protetta, pensata per salvaguardare habitat e biodiversità.

È la conferma che la rete europea di aree protette funziona. Questi territori non sono soltanto cartelli e confini su una mappa: sono rifugi reali dove piante e animali minacciati trovano lo spazio e le condizioni per sopravvivere lontani dalla pressione umana.

Foresta alpina di montagna
Il sito Natura 2000 Rocciamelone tutela questi ambienti d'alta quota. Immagine: Pexels.

Perché è una notizia importante per la biodiversità

Lo Stephanopachys linearis è inserito nell’Allegato II della Direttiva Habitat dell’Unione Europea, l’elenco delle specie di interesse comunitario per la cui protezione vanno individuate apposite aree di conservazione. Ritrovarlo significa arricchire il quadro delle presenze naturali del nostro Paese e offrire dati concreti a chi si occupa di tutela ambientale.

In Italia se ne conoscevano appena tre esemplari, raccolti a Tolmezzo, in Friuli, nel lontano 1937. In Austria la specie è considerata estinta, mentre segnalazioni recenti arrivano dal versante francese del Queyras. La ricomparsa piemontese aggiunge un tassello a un mosaico europeo ancora tutto da comporre.

Il valore della ricerca sul campo

Dietro ogni scoperta di questo tipo c’è un lavoro paziente e appassionato. Il ritrovamento è frutto delle ricerche condotte da un dottorando dell’Università di Torino, impegnato a studiare gli insetti degli ambienti alpini con il supporto del Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi.

Sono ricerche che raramente conquistano i titoli dei giornali, ma che costituiscono le fondamenta della conoscenza naturalistica. Senza qualcuno che passa giorni a esaminare cortecce e boschi, specie come questa resterebbero invisibili e i loro habitat privi di tutela. È lo stesso spirito che anima altre buone notizie dalla scienza, come la scoperta che dà speranza contro il fungo killer delle rane.

Paesaggio delle Alpi con boschi e vette
La biodiversità alpina custodisce ancora specie rarissime. Immagine: Pexels.

Cosa ci insegna questa riscoperta

La ricomparsa di un insetto così piccolo racchiude una lezione grande. Ci ricorda che la biodiversità si nasconde spesso nei dettagli, in creature minuscole e poco conosciute che svolgono ruoli fondamentali negli ecosistemi. E ci dice che proteggere gli habitat, anche quelli apparentemente rovinati come un bosco bruciato, ha un senso profondo.

In un’epoca segnata da tante notizie preoccupanti sull’ambiente, un coleottero riapparso dopo novant’anni è un piccolo, luminoso segnale di speranza. Ci fa capire che la natura può ancora rialzarsi, se le diamo il tempo e lo spazio per farlo. La fonte originale della notizia è consultabile in questo articolo dedicato alla scoperta in Valsusa.

Domande frequenti

Che cos’è lo Stephanopachys linearis?

È un piccolo coleottero della famiglia dei Bostrichidi, lungo circa mezzo centimetro. Vive legato al legno delle conifere ed è considerato una specie rara e protetta a livello europeo.

Perché la sua riscoperta è importante?

Perché in Italia non veniva osservato da novant’anni ed è inserito nell’Allegato II della Direttiva Habitat dell’Unione Europea. Ritrovarlo conferma che alcuni ambienti alpini protetti conservano ancora una biodiversità preziosa.

Dove è stato ritrovato l’insetto?

All’interno del sito Natura 2000 «Rocciamelone», una Zona Speciale di Conservazione in Val di Susa, in Piemonte, ai margini di boschi di conifere colpiti dagli incendi del 2017.

Perché vive negli alberi bruciati?

È una specie pirofila, attratta dalle conifere danneggiate dal fuoco. Le cortecce degli alberi feriti ma ancora vivi offrono l’ambiente ideale per il suo sviluppo, un habitat raro nelle Alpi.

Quanti esemplari se ne conoscevano in Italia?

Prima di questa riscoperta erano documentati appena tre esemplari, raccolti a Tolmezzo, in Friuli, nel 1937. Da allora la specie era di fatto scomparsa dal territorio italiano.

La specie è a rischio anche altrove in Europa?

Sì. In Austria è considerata estinta, mentre segnalazioni recenti provengono dal versante francese del Queyras. La sua distribuzione europea resta molto frammentata e fragile.