Viking 2 su Marte: il giorno dell’atterraggio

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Il 3 settembre 1976 un piccolo laboratorio automatico si posava dolcemente sulla pianura di Utopia Planitia, su Marte. Era la sonda Viking 2 della NASA e, insieme alla gemella Viking 1, cambiò per sempre il modo in cui immaginiamo il Pianeta Rosso. Da quel giorno Marte smise di essere solo un puntino nel cielo e divenne un mondo reale, fatto di rocce, cielo e polvere. Ecco la storia di quell’atterraggio e di che cosa scoprì.

Che cosa erano le sonde Viking

Il programma Viking fu una delle imprese più ambiziose della NASA negli anni Settanta. Prevedeva due missioni identiche, Viking 1 e Viking 2, ciascuna composta da due parti: un orbiter, che restava in orbita attorno a Marte a fotografare il pianeta dall’alto, e un lander, che scendeva sulla superficie per studiarla da vicino. L’obiettivo era duplice: mappare Marte e cercare eventuali tracce di vita.

Viking 2 partì dalla Terra il 9 settembre 1975 e viaggiò per quasi un anno prima di raggiungere il suo obiettivo. Il lander si separò dall’orbiter e toccò il suolo marziano il 3 settembre 1976, poche settimane dopo lo storico atterraggio di Viking 1.

L’atterraggio a Utopia Planitia

Il lander di Viking 2 scese su Utopia Planitia, una vasta pianura dell’emisfero settentrionale di Marte. La discesa fu un capolavoro di ingegneria: la sonda dovette rallentare da migliaia di chilometri orari fino a un contatto morbido, usando in sequenza uno scudo termico, un paracadute e infine dei retrorazzi. Tutto in modo automatico, perché il segnale radio impiegava molti minuti per arrivare dalla Terra: nessun controllore poteva “pilotare” in tempo reale.

Superficie rocciosa del pianeta Marte
Marte, il Pianeta Rosso, meta delle missioni Viking del 1976.

Le prime foto a colori del suolo marziano

Poco dopo l’atterraggio, il lander iniziò a inviare immagini. Furono tra le prime fotografie ravvicinate e a colori mai scattate dalla superficie di Marte. Mostravano un paesaggio desertico, cosparso di rocce, sotto un cielo che sorprese tutti: non era azzurro come sulla Terra, ma tendente al rosa-arancio, per via della polvere finissima sospesa nell’atmosfera. Quelle immagini diedero al pubblico la prima, vera “cartolina” da un altro pianeta.

La caccia alla vita su Marte

Il cuore scientifico della missione erano gli esperimenti biologici. I lander Viking prelevarono campioni di terreno con un braccio meccanico e li analizzarono con tre test progettati per rilevare segni di metabolismo, cioè attività di eventuali microrganismi.

Risultati controversi

I risultati furono ambigui. Uno degli esperimenti diede una reazione inattesa, che alcuni interpretarono come possibile traccia biologica. La maggioranza degli scienziati, però, concluse che si trattava più probabilmente di reazioni chimiche del suolo marziano, molto ossidante, e non di vita. A distanza di decenni il dibattito non è del tutto chiuso, ma la spiegazione chimica resta quella prevalente.

Un’eredità di domande

Anche senza trovare la vita, i Viking insegnarono qualcosa di fondamentale: Marte è un ambiente complesso, e cercare organismi richiede strumenti e strategie molto più raffinati. Le missioni successive avrebbero raccolto quel testimone.

Paesaggio desertico del Pianeta Rosso
La superficie marziana è desertica e cosparsa di rocce.

Che cosa ci hanno lasciato i Viking

Le due missioni Viking restarono attive molto più a lungo del previsto. Il lander di Viking 2 continuò a trasmettere dati fino al 1980, mentre alcuni strumenti del programma funzionarono ancora più a lungo. Nel complesso, i Viking inviarono decine di migliaia di immagini tra superficie e orbita, misurarono la composizione dell’atmosfera, registrarono il meteo marziano e cartografarono gran parte del pianeta.

Fu grazie a questi dati che gli scienziati poterono studiare in dettaglio vulcani giganti, canyon e antichi canali che sembrano scavati dall’acqua, alimentando l’ipotesi che Marte, in un lontano passato, potesse essere stato più caldo e umido.

Dai Viking ai rover di oggi

L’atterraggio del 1976 aprì la strada a tutte le missioni marziane successive. I rover come Sojourner, Spirit, Opportunity, Curiosity e Perseverance sono, in un certo senso, i nipoti dei Viking. Molte tecniche di discesa e molti obiettivi scientifici — a partire dalla ricerca di ambienti compatibili con la vita passata — nascono proprio dall’esperienza di quelle prime sonde. Oggi si parla persino di riportare a Terra campioni marziani e di future missioni umane: tutti sogni che iniziarono con quel contatto morbido su Utopia Planitia.

Esplorazione robotica della superficie marziana
Dai Viking ai rover: l’esplorazione di Marte continua.

Perché quel 3 settembre conta ancora

L’atterraggio di Viking 2 non fu solo un successo tecnico. Fu un cambio di prospettiva: per la prima volta l’umanità aveva due avamposti operativi su un altro pianeta contemporaneamente. Marte diventava un luogo concreto, esplorabile, fotografabile. È da quel momento che l’idea di studiare — e un giorno forse visitare — il Pianeta Rosso è diventata un obiettivo realistico e non più fantascienza.

Se ti affascinano i miti e le realtà legate ai corpi celesti, leggi anche la verità sul cosiddetto lato oscuro della Luna. Per approfondire la missione puoi consultare la voce Programma Viking su Wikipedia.

Domande frequenti sulla missione Viking 2

Quando è atterrata Viking 2 su Marte?

Il lander di Viking 2 si è posato sulla superficie di Marte il 3 settembre 1976, nella regione chiamata Utopia Planitia.

Qual è la differenza tra Viking 1 e Viking 2?

Erano due missioni gemelle e quasi identiche. Viking 1 atterrò per prima, a luglio 1976, in un’altra zona del pianeta (Chryse Planitia); Viking 2 la seguì poche settimane dopo in Utopia Planitia.

I Viking hanno trovato vita su Marte?

No. Gli esperimenti diedero risultati ambigui, ma la spiegazione considerata più probabile è che si trattasse di reazioni chimiche del suolo, non di attività biologica.

Perché il cielo di Marte non è azzurro nelle foto?

Perché l’atmosfera marziana contiene molta polvere finissima sospesa, che diffonde la luce dando al cielo una tonalità rosata o giallastra invece dell’azzurro terrestre.

Quanto tempo hanno funzionato le sonde Viking?

Molto più del previsto: il lander di Viking 2 trasmise dati fino al 1980, e altri elementi del programma restarono attivi ancora più a lungo, inviando complessivamente decine di migliaia di immagini.

Perché la missione Viking è stata importante?

Perché fornì le prime analisi dirette e dettagliate della superficie marziana e aprì la strada a tutte le missioni successive, dai rover fino ai progetti attuali di ritorno dei campioni.