Immagina un luogo che sembra uscito direttamente dalle pagine di una fiaba, ma che è sorprendentemente reale. Nel cuore dell’Olanda, nella provincia dell’Overijssel, esiste un paese dove l’asfalto lascia il posto all’acqua e il rumore dei motori viene sostituito dal fruscio del vento nei canneti. Questo luogo magico è Giethoorn, spesso definita la Venezia Verde per l’incredibile intreccio dei suoi canali, i giardini impeccabili e un ritmo di vita che invita alla calma assoluta.
Tutto nasce dalla torba. La conformazione unica di questo villaggio non è frutto del caso, ma della fatica dell’uomo. Nel Medioevo, i primi coloni iniziarono a scavare il terreno paludoso per estrarre questo prezioso combustibile. Per trasportarlo, scavarono canali e fossati, trasformando il paesaggio in un labirinto di isolotti. Le barche scivolavano sull’acqua cariche di merci, disegnando la geografia che vediamo oggi. Anche il nome nasconde un segreto affascinante: la leggenda narra che i primi abitanti trovarono nel fango centinaia di corna di capre selvatiche, chiamate Geytenhoren, resti di una grande alluvione del XII secolo. Da qui nacque il suono, ormai celebre, di Giethoorn.
Nel centro storico, le automobili sono bandite. Qui ci si muove esclusivamente a piedi, in bicicletta o navigando. Le imbarcazioni tradizionali sono i punter, barche dal fondo piatto che un tempo venivano spinte con un lungo palo di legno, simili alle gondole. Oggi, la modernità ha introdotto le whisper boats, le “barche dei sussurri”: dotate di motori elettrici silenziosi, permettono di esplorare i canali senza disturbare la quiete e la fauna locale. Il villaggio è collegato da ben 176 ponti di legno, ponticelli ad arco che uniscono le case ai sentieri principali, ricordando a ogni passo che qui l’acqua non è un ostacolo, ma una via di comunicazione.
L’architettura di Giethoorn è un capolavoro di adattamento. Molte abitazioni sfoggiano i caratteristici tetti di paglia. Un tempo segno di povertà, oggi questi tetti sono simbolo di prestigio e ingegno: la canna palustre, abbondante nella zona, garantisce un isolamento termico eccellente, proteggendo dal freddo invernale e mantenendo il fresco d’estate. Le case sembrano galleggiare su isole private, circondate da hortensie e prati verdi curati con maniacale precisione olandese.
Vivere qui significa ripensare la logistica quotidiana. Come si fa un trasloco o come arriva la posta? Semplice: via acqua. Ancora oggi, corrieri, manutentori e persino la raccolta dei rifiuti sfruttano la rete dei canali. È un sistema che funziona perfettamente e che preserva il silenzio come bene prezioso. Non è solo assenza di rumore, ma uno stile di vita che riduce lo stress e riconnette l’uomo ai cicli naturali.
Il villaggio è immerso nel Parco Nazionale Weerribben-Wieden, la più grande palude di torbiera dell’Europa nord-occidentale. È un paradiso naturalistico dove aironi, cormorani e la rara lontra trovano rifugio. La gestione dell’acqua è un’arte: chiuse e paratoie regolano costantemente il livello dei canali per evitare che il terreno sprofondi o che le case si allaghino. È una convivenza rispettosa tra l’uomo e l’elemento liquido.
La fama mondiale di Giethoorn esplose nel 1958 grazie al film Fanfare del regista Bert Haanstra, che mostrò al mondo questo angolo di paradiso. Nonostante il turismo sia cresciuto, la regola d’oro rimane il rispetto. In inverno, quando le temperature scendono sotto lo zero, lo scenario cambia ancora: i canali si ghiacciano e il villaggio diventa una gigantesca pista di pattinaggio naturale, regalando un’atmosfera d’altri tempi.
Giethoorn non è un parco divertimenti, ma un esempio reale di urbanistica lenta. Dimostra che è possibile costruire insediamenti umani in armonia con la natura, dove la bellezza nasce dalla necessità e la qualità della vita si misura nel silenzio. In un mondo che corre veloce, questo villaggio senza strade ci insegna che, a volte, la via migliore per andare avanti è rallentare e seguire la corrente.
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