Charles Joughin, il panettiere del Titanic: l’uomo che sopravvisse per ore nelle acque gelide dell’Atlantico grazie al sangue freddo e al whisky

Quando si parla del Titanic, il pensiero va subito al lusso, alla tragedia e alle oltre 1.500 vittime della notte tra il 14 e il 15 aprile 1912. Eppure, in mezzo a una delle più grandi catastrofi marittime della storia, esiste una vicenda reale che continua a sorprendere storici e studiosi: quella di Charles Joughin, il capo panettiere della nave, l’uomo che rimase nelle gelide acque dell’Atlantico per ore e riuscì a sopravvivere.

Charles Joughin non era un ufficiale né un passeggero di prima classe. Era un lavoratore semplice, responsabile della produzione del pane che ogni giorno veniva servito a bordo. Quando il Titanic colpì l’iceberg, Joughin stava riposando nella sua cabina. Capì subito che la situazione era grave, ma invece di farsi prendere dal panico reagì con lucidità. Si recò nelle cucine e ordinò ai suoi sottoposti di portare pane e viveri nelle scialuppe di salvataggio, un gesto concreto che avrebbe aiutato i sopravvissuti durante le lunghe ore in mare.

Con il passare dei minuti, mentre la nave si inclinava sempre di più, Joughin compì un’azione insolita ma intelligente: iniziò a lanciare sedie di legno fuori bordo. Sapeva che il legno galleggiava e poteva offrire un appiglio a chi sarebbe finito in acqua. Questo dettaglio racconta molto del suo sangue freddo e della sua capacità di ragionare anche nel caos più totale.

Un altro elemento noto della sua storia è il whisky. Joughin dichiarò in seguito di aver bevuto alcol prima dell’affondamento completo della nave. Raccontò che questo lo aiutò a non sentire il freddo e a mantenere la calma. Dal punto di vista scientifico, l’alcol non riscalda il corpo, anzi favorisce la perdita di calore. Tuttavia può ridurre la percezione del freddo e l’ansia, limitando il panico. In una situazione estrema come quella del Titanic, restare lucidi e muoversi con calma poteva fare una grande differenza.

Quando il Titanic si spezzò e scomparve sotto la superficie, Charles Joughin non fu risucchiato immediatamente. Rimase aggrappato alla poppa fino all’ultimo momento e scivolò lentamente nell’oceano. Questo ingresso graduale in acqua fu decisivo: evitò lo shock violento che colpì molte altre persone e che spesso portava alla morte immediata.

L’acqua dell’Atlantico del Nord quella notte aveva una temperatura di circa -2 °C. La maggior parte delle persone perdeva conoscenza in pochi minuti. Joughin, invece, riuscì a nuotare lentamente fino a una zattera pieghevole rovesciata, già sovraffollata. Non salì sopra, ma rimase in acqua, aggrappato al bordo, muovendo continuamente le gambe per mantenere la circolazione. Restò così per diverse ore, fino all’alba, quando venne finalmente recuperato e messo in salvo.

Ancora oggi la sua sopravvivenza è oggetto di studio. Gli esperti concordano su alcuni fattori chiave: la sua corporatura, il movimento costante, l’ingresso lento in acqua e uno stato mentale calmo. Il whisky non fu una protezione miracolosa, ma potrebbe aver contribuito a ridurre il panico e la tensione muscolare.

Charles Joughin visse per molti anni dopo il naufragio del Titanic. La sua storia reale dimostra che, anche nelle tragedie più terribili, esistono esempi di lucidità, solidarietà e resistenza umana che sfidano ogni previsione. Non fu un eroe nel senso tradizionale, ma un uomo comune che, in una notte impossibile, fece scelte straordinarie.

Non perderti:

Altri articoli