L’8 maggio 1906 nasceva a Roma Roberto Rossellini, l’uomo che avrebbe portato la cinepresa fuori dagli studi e dentro la realtà del Paese ferito dalla guerra. A 120 anni dalla sua nascita, la sua eredità resta uno dei capitoli più decisivi della storia del cinema mondiale: con lui, e con altri pochi maestri, l’Italia ha inventato il Neorealismo.
Una nascita romana e una vita di cinema
Roberto Gastone Zeffiro Rossellini nasce a Roma in una famiglia agiata. Il padre, architetto, costruisce nella capitale alcune sale cinematografiche, fra cui il celebre Corso. Il piccolo Roberto cresce respirando l’odore di pellicola e proiettori, e fin da ragazzo frequenta le sale e impara i meccanismi del set.
Inizia con cortometraggi sperimentali fra gli anni Trenta e i primi anni Quaranta, prima di realizzare la trilogia che lo consegnerà alla storia.
La trilogia della guerra
«Roma città aperta» (1945), «Paisà» (1946) e «Germania anno zero» (1948) sono il manifesto del Neorealismo. Tre opere girate spesso per strada, con attori non professionisti, luci naturali, dialoghi in dialetto, in un’Italia ancora coperta di macerie. Rossellini filma la guerra come se la stesse vivendo davvero.
«Roma città aperta»: l’opera che cambiò tutto
Girato fra il 1944 e il 1945, mentre Roma usciva dall’occupazione nazista, è considerato uno dei film più importanti del Novecento. Anna Magnani, Aldo Fabrizi, una sceneggiatura scritta con Federico Fellini e Sergio Amidei: il risultato è un’opera vibrante che racconta la Resistenza con una forza che il pubblico mondiale non aveva mai visto.

Cos’è il Neorealismo
Il Neorealismo non è solo uno stile, ma un’attitudine. Rinuncia ai set scenografici, alle storie d’evasione, alle star del cinema bianco. Privilegia volti veri, luoghi reali, problemi concreti: la fame, la disoccupazione, la dignità di chi è rimasto senza nulla. Insieme a Vittorio De Sica, Luchino Visconti, Cesare Zavattini, Rossellini ne è uno dei padri.
L’influenza è stata enorme. La «Nouvelle Vague» francese, il cinema indiano di Satyajit Ray, il «Free Cinema» britannico, il cinema iraniano contemporaneo: tutti hanno riconosciuto un debito verso il Neorealismo italiano.
L’incontro con Ingrid Bergman
Nel 1948 la diva di Hollywood Ingrid Bergman scrive una lettera a Rossellini dopo aver visto «Paisà»: vuole lavorare con lui. Da quell’incontro nasce uno dei più celebri amori del Novecento, che fa scandalo perché entrambi sono sposati. Insieme realizzeranno film come «Stromboli» (1950), «Europa ’51» (1952) e «Viaggio in Italia» (1954), opere oggi considerate capolavori del cinema moderno.
Lo «scandalo Stromboli»
Quando la coppia rivela la propria relazione e nasce il piccolo Renato (chiamato «Robertino»), gli Stati Uniti reagiscono con durezza. Bergman è messa al bando da Hollywood per anni. La vicenda mostra quanto il cinema fosse anche un terreno di battaglia morale e politica.

Cinque cose che forse non sai su Rossellini
Oltre al regista celebre, c’è un Rossellini meno conosciuto, fatto di intuizioni e passioni che spaziano dal documentario alla scuola.
1. Inventò il «pancinor», un teleobiettivo zoom artigianale
Negli anni Sessanta cercava un modo per riprendere lunghe sequenze senza tagliare. Sviluppò con un tecnico un sistema motorizzato che permetteva di zoomare lentamente, oggi noto come «pancinor». Cambierà per sempre il modo di girare i documentari storici.
2. Aveva un’ossessione per la divulgazione
Dopo gli anni d’oro del cinema, dedicò gran parte della carriera alla televisione educativa, con titoli come «L’età del ferro», «La presa del potere da parte di Luigi XIV» e «Cartesio». Voleva usare la tv come una grande scuola popolare.
3. È stato presidente di giuria al Festival di Cannes
Nel 1977, l’anno della sua morte, presiedette la giuria del Festival di Cannes, premiando «Padre padrone» dei fratelli Taviani. Era anche l’anno di «Apocalypse Now» di Coppola, che però non era pronto in tempo.
4. La sua famiglia è una dinastia del cinema
I figli Isabella e Roberto Rossellini junior, e ancor più la nipote Isotta Ingrid, hanno proseguito in vari modi l’eredità: dal cinema alla recitazione, dalla scrittura alla divulgazione. Anche la figlia Pia, nata dal primo matrimonio, ha lavorato come documentarista.
5. Influenzò direttamente registi come Scorsese
Martin Scorsese ha più volte raccontato di aver visto «Paisà» da bambino e di esserne rimasto folgorato. Per Scorsese, Rossellini è uno dei pochi nomi imprescindibili nella formazione di un cineasta.
L’ultimo periodo e il ritorno alla storia
Negli anni Settanta Rossellini abbandona quasi del tutto il cinema d’autore per dedicarsi a opere televisive di carattere storico, prodotte con la RAI e con coproduzioni internazionali. Sono lavori didattici, austeri, talvolta criticati ma profondamente coerenti con la sua visione: il cinema come strumento di conoscenza.

L’eredità a 120 anni dalla nascita
A oltre un secolo dalla sua nascita, Rossellini è studiato in tutte le scuole di cinema del mondo. La Cineteca di Bologna ne ha restaurato gran parte dell’opera, rendendola di nuovo visibile in 4K. Le sue lezioni etiche, oltre che estetiche, parlano ancora oggi a chi pensa che la cultura possa essere uno strumento per migliorare la realtà.
Roma anno 1977
Roberto Rossellini muore a Roma il 3 giugno 1977, a 71 anni, per un infarto. Sui giornali, la frase che torna più spesso è una sola: «Era un uomo libero». Per qualunque problema cardiologico, o sintomo che ricordi quelli di un infarto, è sempre cruciale consultare un medico in tempi rapidi.
Domande frequenti
Qual è il film più famoso di Rossellini?
«Roma città aperta» del 1945 è considerato il suo capolavoro e una delle pellicole più importanti della storia del cinema italiano.
Roberto Rossellini è il padre di Isabella Rossellini?
Sì. Isabella, attrice e modella di fama internazionale, è figlia sua e di Ingrid Bergman, insieme alla gemella Ingrid e al fratello Renato.
Cosa significa «Neorealismo»?
È un movimento cinematografico italiano nato fra il 1943 e il 1948 che racconta la realtà sociale del Paese con grande aderenza al vero, usando attori non professionisti e ambientazioni reali.
Rossellini ha vinto il Premio Oscar?
«Roma città aperta» ricevette una candidatura agli Oscar 1947 per la sceneggiatura. Rossellini come regista non vinse mai una statuetta, ma è stato premiato in numerosi festival internazionali.
Quante volte si sposò?
Tre volte: con Marcella De Marchis, con Ingrid Bergman e con la sceneggiatrice indiana Sonali Senroy DasGupta.
Dove è sepolto Roberto Rossellini?
Nel cimitero del Verano a Roma, città in cui era nato e dove ambientò molti dei suoi capolavori.
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