Milano sta per ricevere una buona notizia concreta. Entro la fine di giugno 2026 dovrebbero essere collaudati i primi novanta cantieri del progetto «Città Metropolitana Spugna», un’iniziativa finanziata dal PNRR che porterà mezzo milione di metri quadrati di nuove superfici drenanti, oltre duemila alberi e trentaduemila arbusti in trentadue Comuni dell’area metropolitana. È uno dei più ambiziosi piani italiani di adattamento climatico urbano, pensato per ridurre allagamenti, isole di calore e per restituire spazio alla natura.
Cosa significa «città spugna»
Il concetto di «sponge city», nato in Cina nei primi anni Duemila e diffuso in Europa nell’ultimo decennio, descrive una città capace di assorbire l’acqua piovana invece di scaricarla nelle fognature. Asfalto e cemento sono superfici impermeabili: ogni millimetro di pioggia diventa deflusso e finisce per sovraccaricare i tombini. Una città spugna, al contrario, integra suoli permeabili, parchi, giardini di pioggia, vasche di laminazione e tetti verdi. L’acqua viene raccolta dove cade, lasciata filtrare nel terreno o convogliata lentamente.
Per Milano e il suo hinterland questa scelta non è teorica. Negli ultimi anni le precipitazioni intense e brevi, tipiche di un clima sempre più mediterraneo-tropicale, hanno provocato allagamenti ricorrenti nei quartieri serviti da reti di drenaggio progettate decenni fa. Il «Progetto Spugna» è una risposta strutturale a questo problema.
Numeri e ambizione del piano metropolitano
Il programma è coordinato dalla Città Metropolitana di Milano insieme a Cap Holding, gestore del servizio idrico integrato. Vale circa 50 milioni di euro di fondi PNRR e prevede 90 interventi distribuiti in 32 Comuni dell’area, con un calendario di consegna entro il 30 giugno 2026.
I numeri parlano di: 530 mila metri quadrati di aree riqualificate, circa 30 mila metri quadrati di nuove superfici a verde, oltre 2 000 alberi e 32 000 arbusti messi a dimora. A questo si aggiungono pavimentazioni drenanti, vasche di accumulo, fossi di infiltrazione e nuovi percorsi pedonali e ciclabili integrati negli interventi.

Dove si vedrà il cambiamento
I cantieri sono stati distribuiti per intercettare i punti più vulnerabili della rete idrica metropolitana. Si va dai parcheggi pubblici riconvertiti in superfici filtranti agli spazi davanti a scuole materne ed elementari, fino ai parchi urbani e ai giardini condominiali aperti al pubblico. L’idea è far convivere funzione idraulica e qualità dell’abitare: meno cemento, più ombra, più aiuole capaci di assorbire pioggia e abbassare la temperatura estiva.
Le Nature-Based Solutions: cosa sono e perché funzionano
Il cuore tecnico del progetto è rappresentato dalle cosiddette Nature-Based Solutions, NBS. Sono interventi che imitano i meccanismi naturali per fornire servizi ecosistemici. In ambito urbano significa lavorare con suolo, piante e acqua secondo principi che la natura applica da sempre: rallentare, infiltrare, evapotraspirare.
- Pavimentazioni drenanti: invece di asfalto compatto, si usano strati porosi che lasciano percolare la pioggia.
- Giardini di pioggia: aiuole ribassate piantumate con essenze tolleranti l’acqua, che raccolgono e filtrano i deflussi.
- Bacini di laminazione vegetati: piccoli avvallamenti progettati per riempirsi durante i temporali e svuotarsi nelle ore successive.
- Tetti e pareti verdi: trattengono parte della pioggia direttamente dove cade, riducendo lo stress sul sistema fognario.
Studi pubblicati dall’Agenzia europea dell’ambiente segnalano che queste soluzioni, oltre a tagliare i picchi di portata in fognatura, portano benefici sulla qualità dell’acqua, sulla biodiversità e sulla salute pubblica. Più verde significa anche meno polveri sottili, più ombra e maggior benessere termico nei mesi estivi.
Un argine all’isola di calore urbana
Le ricerche sull’isola di calore mostrano che la temperatura nelle aree centrali di Milano può superare di 3-5 gradi quella delle campagne circostanti, in particolare nelle ore notturne. Le superfici impermeabili rilasciano calore accumulato di giorno e gli edifici climatizzati ne aggiungono altro. Aumentare il verde urbano è oggi considerato uno degli strumenti più efficaci per mitigare questo effetto.
Le 2 000 piante previste dal Progetto Spugna non risolvono il problema da sole, ma rafforzano una rete di interventi avviati da diverse amministrazioni: ForestaMI, il piano comunale di riforestazione urbana che punta a tre milioni di alberi entro il 2030, e i numerosi progetti di rinaturazione delle sponde del Lambro e del Naviglio Grande.

Perché è una buona notizia, davvero
Per molto tempo le opere di adattamento al clima sono state percepite come marginali rispetto alle grandi infrastrutture. Il Progetto Spugna inverte questa narrazione. Mostra che con risorse del PNRR, fondi locali e una regia metropolitana è possibile mettere in cantiere, in poco più di tre anni, un sistema diffuso che cambia il volto di decine di Comuni.
Non è una promessa generica: già a inizio 2026 erano stati conclusi oltre settanta cantieri, secondo i dati pubblicati dalla Città Metropolitana di Milano. Le ricadute, una volta che gli impianti entreranno in funzione, sono misurabili: meno chilometri di strade allagate dopo i temporali, più alberature ombrose nelle aree popolate, una rete di spazi pubblici più piacevole da vivere.
Un modello replicabile per altre aree d’Italia
Il progetto interessa anche perché crea una base di esperienza tecnica e amministrativa replicabile altrove. Capitolati, schemi progettuali e indicatori di monitoraggio diventano patrimonio comune di Cap Holding e dei Comuni coinvolti. Bologna, Torino e Parma hanno già intrapreso piani simili, sebbene con dimensioni e finanziamenti diversi. La sfida è capitalizzare questi sforzi senza disperderli, rendendoli parte ordinaria della pianificazione urbana.
Le cifre della sfida climatica
Per capire la portata del problema basta uno sguardo ai dati: secondo il Centro euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici, in Italia gli eventi di pioggia molto intensa sono aumentati di oltre il 30% negli ultimi quarant’anni. Nelle pianure padane, dove si concentra circa un quarto della popolazione nazionale, la combinazione di urbanizzazione, suoli compatti e infrastrutture vecchie crea aree particolarmente fragili.
Adattarsi è meno costoso che riparare i danni. Un rapporto del 2024 della Commissione europea stima che ogni euro investito in soluzioni naturali per la gestione delle acque piovane evita tra i 4 e i 6 euro di danni futuri. È una buona notizia anche dal punto di vista economico: rendere le città più verdi conviene.

Cosa cambia per chi vive nei Comuni interessati
Per i residenti i benefici saranno graduali ma concreti. Nei prossimi mesi e anni si vedranno: nuovi parchi e giardini di prossimità con aree giochi, alberi che a maturità formeranno copertura ombrosa, piazze trasformate da piastre asfaltate in spazi misti pavimento-verde, percorsi ciclopedonali e meno strade allagate dopo le bombe d’acqua.
Ci sarà anche una funzione educativa: alcuni cantieri prevedono pannelli informativi e percorsi didattici per spiegare come funziona il sistema spugna, in collaborazione con scuole e associazioni territoriali.
Limiti e sfide aperte
Sarebbe miope dipingere il progetto come una panacea. Le NBS hanno bisogno di manutenzione costante: i giardini di pioggia vanno gestiti come opere idrauliche e non come semplici aiuole, gli alberi richiedono cura nei primi anni e i piani di gestione devono coinvolgere i Comuni in modo continuativo. Il rischio principale è che, finiti i cantieri, la manutenzione resti sotto-finanziata, riducendo l’efficacia nel tempo.
Inoltre, le 530 mila aree riqualificate sono molte per un singolo programma, ma poca cosa rispetto agli oltre 1 500 chilometri quadrati di superficie urbanizzata dell’area metropolitana. Sarà importante moltiplicare gli interventi, integrarli nei regolamenti edilizi e coinvolgere i privati. La buona notizia è che il quadro sta cambiando: dal 2024 le linee guida nazionali raccomandano la deimpermeabilizzazione di parcheggi e cortili pubblici come misura standard.
Una direzione di marcia che fa sperare
Il Progetto Spugna milanese è soprattutto un cambio di prospettiva. La pioggia non è più un nemico da scacciare in fretta verso il fiume, ma una risorsa da accogliere. La gestione delle acque urbane diventa parte della qualità della vita e non solo dell’ingegneria idraulica. È una visione che incrocia salute pubblica, biodiversità e giustizia climatica, perché i quartieri più poveri e densi sono quelli che pagano il prezzo più alto degli allagamenti e dell’isola di calore.
Per altri progetti che raccontano cambiamenti positivi nelle nostre città e nei nostri ecosistemi è interessante esplorare la nostra sezione dedicata alle curiosità, dove pubblichiamo regolarmente notizie su iniziative di sostenibilità.
Domande frequenti
Quando si vedranno completati i 90 cantieri?
Il termine ultimo previsto dal cronoprogramma del PNRR è il 30 giugno 2026. A inizio 2026 risultavano già conclusi oltre 70 interventi.
Chi finanzia il Progetto Spugna?
Il finanziamento principale arriva dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, integrato da risorse di Città Metropolitana di Milano e di Cap Holding, gestore del servizio idrico.
Quali sono i Comuni interessati?
I 32 Comuni dell’area metropolitana coinvolti includono centri come Sesto San Giovanni, Cinisello Balsamo, Cologno Monzese, Pioltello, Rho, San Donato Milanese e altri Comuni della prima cintura. La distribuzione segue la mappa delle criticità idrauliche.
Le NBS sostituiscono le fognature tradizionali?
No. Le Nature-Based Solutions integrano e alleggeriscono il carico sulla rete fognaria esistente, ma non la sostituiscono. Servono a ridurre i picchi di portata durante gli eventi piovosi più intensi.
Funziona davvero contro le isole di calore?
Sì, secondo numerosi studi. Suoli permeabili, vegetazione e ombra abbassano la temperatura percepita di diversi gradi rispetto a superfici asfaltate, soprattutto nelle ore serali. L’effetto è più sensibile dove gli interventi sono di dimensioni significative o ben distribuiti.
Si possono creare città spugna senza grandi fondi pubblici?
Anche piccoli interventi privati, come tetti verdi, cortili permeabili e raccolta dell’acqua piovana, contribuiscono al modello complessivo. Molti Comuni stanno introducendo incentivi per premiare le buone pratiche edilizie in chiave climatica.
Fonte di approfondimento: Pagina ufficiale del Progetto Spugna – Città Metropolitana di Milano.
