Edward Lear: vita e 5 cose da sapere sul maestro del nonsense

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Il 12 maggio 1812 nasceva a Londra Edward Lear, una delle figure più curiose e affascinanti dell’Ottocento inglese: pittore di paesaggi, illustratore naturalistico di altissimo livello e, soprattutto, inventore di un genere letterario tutto suo, il nonsense. A lui dobbiamo i limerick più celebri della letteratura e poesie surreali amate da generazioni di bambini e adulti. E pochi sanno che trascorse buona parte della sua vita in Italia.

Chi era Edward Lear

Edward Lear nacque in una famiglia numerosa e in difficoltà economiche: era il ventesimo di ventuno figli. Cresciuto in gran parte dalla sorella maggiore Ann, fin da ragazzo dovette mantenersi con il proprio talento. Soffriva di epilessia, di crisi depressive che chiamava “i Morbidi” (the Morbids) e di una salute fragile: tutto questo lo accompagnò per l’intera esistenza, senza però spegnerne l’ironia.

Aveva un dono straordinario per il disegno. A vent’anni era già un illustratore naturalistico richiesto: realizzò tavole di uccelli — in particolare pappagalli — di una precisione e bellezza tali da essere paragonate a quelle del celebre John James Audubon. Lavorò anche per il giardino zoologico di Londra e per ricchi collezionisti.

Dall’illustrazione al paesaggio

Col tempo Lear si dedicò sempre di più alla pittura di paesaggio. Viaggiò moltissimo — in un’epoca in cui viaggiare era faticoso e avventuroso — per disegnare e dipingere i luoghi che vedeva: Italia, Grecia, Albania, Egitto, Palestina, fino all’India. Pubblicò diari di viaggio illustrati che ebbero un buon successo. La sua era una pittura attenta, luminosa, spesso malinconica.

Antiche illustrazioni e libri d'epoca
Antiche illustrazioni e libri d’epoca (foto: Suzy Hazelwood / Pexels)

L’invenzione del nonsense

La fama di Lear, però, è legata soprattutto ai suoi versi assurdi. Nel 1846 pubblicò il A Book of Nonsense, una raccolta di limerick: brevi poesie di cinque versi, con uno schema fisso, popolate di personaggi strampalati (“C’era un vecchio con la barba…”) che fanno cose insensate, accompagnate da disegni altrettanto buffi. Lear non inventò la forma del limerick, ma la rese popolarissima e la legò per sempre al suo nome.

Negli anni successivi pubblicò altre raccolte con poesie più lunghe e celebri, come The Owl and the Pussycat (“Il Gufo e la Gattina”), storia d’amore tra un gufo e una gatta che si sposano “vicino alla terra dove cresce l’albero Bong”. Inventò parole nuove — la più famosa è runcible, un aggettivo che non significa nulla di preciso — e creature impossibili. Il suo nonsense non è semplice sciocchezza: è un gioco linguistico raffinato, capace di far ridere e insieme di trasmettere una sottile tristezza, quella di un uomo solitario che si rifugiava nell’immaginazione.

Edward Lear e l’Italia

Pochi lo ricordano, ma l’Italia fu la seconda patria di Lear. Visse a lungo a Roma negli anni giovanili, dipingendo la campagna romana e i dintorni. Più tardi si stabilì a Sanremo, in Liguria, dove fece costruire una villa che chiamò “Villa Tennyson”, in onore dell’amico poeta Alfred Tennyson. A Sanremo trascorse gli ultimi anni e vi morì nel 1888. È sepolto nel cimitero della Foce della città ligure: la sua tomba è ancora visitabile ed è meta di appassionati da tutto il mondo.

Pagine di un vecchio libro illustrato
Pagine di un vecchio libro illustrato (foto: Meyra / Pexels)

5 cose da sapere su Edward Lear

  • Era un illustratore prima che un poeta. Le sue tavole ornitologiche, soprattutto quelle dei pappagalli, sono considerate tra le più belle dell’Ottocento.
  • Diede lezioni di disegno alla regina Vittoria. La sovrana britannica fu una delle sue allieve, affascinata dalla sua arte paesaggistica.
  • Inventò parole entrate nell’uso. Il termine runcible spoon, nato per gioco, è oggi nei dizionari inglesi e indica un tipo di posata; anche scroobious e altre sue invenzioni sono diventate celebri.
  • Amava il suo gatto Foss. Il gatto, che gli tenne compagnia per diciassette anni, compare in molti suoi disegni; quando Foss morì, Lear gli fece costruire una piccola lapide nel giardino di Sanremo.
  • Morì in Italia. Trascorse gli ultimi anni a Sanremo e lì è sepolto: l’Italia, che aveva tanto dipinto, fu il suo ultimo rifugio.

Perché Edward Lear è ancora attuale

Il nonsense di Lear ha influenzato la letteratura per l’infanzia, la poesia comica e perfino il surrealismo. I suoi limerick si imparano ancora a scuola nei Paesi anglofoni; The Owl and the Pussycat è uno dei testi più amati della tradizione inglese. Ma c’è di più: Lear ci ricorda che l’umorismo può convivere con la fragilità, che giocare con le parole è un modo serissimo di guardare il mondo, e che un uomo solo, malato e spesso triste può lasciare in eredità tanta allegria.

Se ti piacciono le biografie di artisti fuori dal comune, leggi anche il nostro articolo su Salvador Dalì. Per approfondire vita e opere di Lear puoi consultare la voce di Wikipedia dedicata a Edward Lear.

La costa ligure di Sanremo, dove visse Edward Lear
La costa ligure di Sanremo, dove visse Edward Lear (foto: Suzy Hazelwood / Pexels)

Domande frequenti

Quando è nato Edward Lear?

Il 12 maggio 1812 a Londra. È morto il 29 gennaio 1888 a Sanremo, in Italia.

Che cos’è un limerick?

È una poesia umoristica di cinque versi con uno schema di rime fisso (AABBA). Lear ne fu il principale diffusore con il suo A Book of Nonsense del 1846.

Qual è la poesia più famosa di Edward Lear?

Probabilmente The Owl and the Pussycat, “Il Gufo e la Gattina”, una fiaba in versi pubblicata nel 1871.

Lear era solo un poeta?

No: era anche un eccellente illustratore naturalistico e un pittore di paesaggi molto stimato, tanto da dare lezioni alla regina Vittoria.

Che legame aveva con l’Italia?

Visse a lungo a Roma e poi a Sanremo, dove costruì la sua villa, dipinse molti paesaggi italiani e dove è sepolto.

Che cosa significa “nonsense” in letteratura?

È un genere basato su giochi di parole, situazioni assurde e logica capovolta, in cui l’apparente mancanza di senso nasconde grande abilità linguistica. Lear ne è considerato uno dei fondatori.