Basta un sorso accidentale di acqua di mare per ricordarcelo: gli oceani sono salati, a volte sorprendentemente salati. Ma da dove arriva tutto quel sale? E perché i fiumi, che pure alimentano i mari, hanno un sapore dolce? Dietro una domanda apparentemente semplice si nasconde una storia lunga miliardi di anni, fatta di rocce sgretolate, vulcani sottomarini ed equilibri chimici delicatissimi.
Quanto sale c’è davvero nel mare
In media, l’acqua degli oceani contiene circa 35 grammi di sali disciolti per ogni litro: significa che il 3,5% del peso dell’acqua marina è costituito da sale. Se potessimo prosciugare tutti gli oceani e distribuire il sale rimasto sulle terre emerse, otterremmo uno strato spesso oltre 150 metri, paragonabile a un palazzo di cinquanta piani.
Il sale più abbondante è il cloruro di sodio, lo stesso che usiamo in cucina, ma non è l’unico: nell’acqua marina sono disciolti anche magnesio, calcio, potassio e solfati. È questa miscela a dare al mare il suo sapore caratteristico, diverso da quello del semplice sale da tavola.
Il sale arriva dalla terraferma
Per quanto possa sembrare paradossale, gran parte del sale del mare proviene dalle rocce dei continenti. La pioggia non è mai del tutto pura: assorbendo anidride carbonica dall’atmosfera diventa leggermente acida e, scorrendo sul terreno, scioglie lentamente piccolissime quantità di minerali dalle rocce.
Questo processo, chiamato erosione chimica, libera ioni come il sodio e il cloro che i fiumi trasportano fino al mare. La quantità trasportata da ogni singolo fiume è minima, tanto che l’acqua dolce ci sembra insapore. Ma su scale di tempo geologiche, parliamo di centinaia di milioni di anni, questo flusso continuo ha accumulato negli oceani una quantità enorme di sali.

Perché i fiumi restano dolci e il mare no
La differenza sta in un dettaglio fondamentale: i fiumi sono sistemi “di passaggio”. L’acqua dolce scorre, raggiunge il mare e una parte evapora, ma il sale non evapora con lei. I sali, quindi, restano indietro e si concentrano nel bacino oceanico, che funziona come un gigantesco contenitore senza uscita. Il risultato è che il mare accumula sale mentre i fiumi lo rinnovano continuamente con acqua a basso contenuto salino.
Il contributo dei vulcani sottomarini
La terraferma non è l’unica fonte. Sul fondo degli oceani esistono le dorsali oceaniche, lunghe catene vulcaniche dove la crosta terrestre si forma e si frattura. Da qui fuoriescono fluidi caldissimi e ricchi di minerali, comprese sostanze come il cloro che contribuiscono alla salinità delle acque profonde.
Le sorgenti idrotermali, i celebri “camini neri” che eruttano acqua bollente e scura, partecipano a questo scambio chimico continuo tra crosta terrestre e oceano. Il mare, insomma, è salato anche grazie a ciò che accade nelle sue profondità più inaccessibili.
Perché la salinità non aumenta all’infinito
Se i fiumi e i vulcani aggiungono sale da miliardi di anni, perché gli oceani non sono diventati densi come una salamoia? La risposta è che il sale non solo entra, ma anche esce. Parte degli ioni viene assorbita dagli organismi marini per costruire gusci e scheletri, altra precipita sul fondale formando sedimenti, altra ancora reagisce con le rocce della crosta.
Questo bilancio tra ingresso e uscita ha mantenuto la salinità degli oceani relativamente stabile per lunghissimi periodi. Si parla di un sistema in equilibrio dinamico: le quantità in gioco sono enormi, ma entrate e uscite si compensano.

I mari più salati del pianeta
Non tutti i mari hanno la stessa salinità. Dove l’evaporazione è intensa e gli apporti di acqua dolce sono scarsi, il sale si concentra. Il Mar Rosso è uno dei mari aperti più salati, mentre bacini chiusi come il Mar Morto raggiungono livelli estremi, intorno al 30%, quasi dieci volte la media oceanica.
È proprio per questo che nel Mar Morto si galleggia senza sforzo: l’altissima densità dell’acqua spinge i corpi verso l’alto. All’opposto, mari come il Baltico, alimentati da molti fiumi e con scarsa evaporazione, hanno una salinità molto bassa.
Il ruolo del clima
La salinità superficiale segue da vicino il clima. Nelle fasce tropicali, dove il sole fa evaporare grandi quantità d’acqua, le acque tendono a essere più salate. Vicino ai poli e alle foci dei grandi fiumi, dove l’acqua dolce abbonda, la salinità diminuisce. Queste differenze influenzano la densità dell’acqua e contribuiscono a mettere in moto le grandi correnti oceaniche.
Perché il sale del mare è importante per il pianeta
La salinità non è un semplice dettaglio chimico: governa il funzionamento degli oceani. Le differenze di sale e temperatura rendono alcune masse d’acqua più dense, facendole sprofondare, mentre altre risalgono. Nasce così la circolazione termoalina, un nastro trasportatore che ridistribuisce calore in tutto il pianeta e contribuisce a regolare il clima.
Studiare come cambia la salinità aiuta gli scienziati a comprendere fenomeni come lo scioglimento dei ghiacci e le variazioni delle correnti. Per approfondire la chimica del cloruro di sodio si può consultare la voce dedicata su Wikipedia. E se ti incuriosisce il potere del sale, leggi anche il nostro articolo sulla misteriosa cascata rossa dell’Antartide, alimentata da un lago salatissimo.

Domande frequenti sul perché il mare è salato
Il mare è sempre stato salato?
Gli oceani hanno accumulato sali fin dai primi miliardi di anni della storia della Terra. La salinità attuale si è stabilizzata da tempo, ma in epoche remote le concentrazioni potevano essere diverse.
Da dove viene la maggior parte del sale?
Soprattutto dall’erosione delle rocce dei continenti: la pioggia leggermente acida scioglie i minerali, e i fiumi trasportano gli ioni fino al mare. I vulcani sottomarini forniscono un ulteriore contributo.
Perché l’acqua dei fiumi non è salata?
Perché i fiumi contengono pochissimi sali e sono sistemi di passaggio: l’acqua scorre verso il mare, dove i sali si accumulano nel tempo invece di disperdersi.
La salinità del mare sta aumentando?
Su scala globale la salinità media è rimasta abbastanza stabile, perché il sale che entra viene bilanciato da quello che si deposita o viene assorbito. A livello locale, però, evaporazione e apporti d’acqua dolce possono farla variare.
Perché nel Mar Morto si galleggia facilmente?
Per la salinità altissima, che rende l’acqua molto più densa del normale. Questa densità aumenta la spinta verso l’alto e permette ai corpi di restare a galla senza sforzo.
Si può bere acqua di mare in caso di necessità?
No, è pericoloso: l’eccesso di sale costringe l’organismo a espellere più acqua di quella ingerita, peggiorando la disidratazione. In situazioni di emergenza è sempre meglio cercare fonti di acqua dolce.