Dighe rimosse in Europa: il 2025 è un anno record

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C’è una buona notizia che arriva dai fiumi europei: nel 2025 sono state rimosse 603 barriere — tra dighe, briglie e vecchie tombinature — restituendo libertà a migliaia di chilometri di corsi d’acqua. È un record, il quinto anno consecutivo, e segna un cambio di rotta storico nel modo in cui l’Europa si prende cura dei suoi fiumi.

Un anno da record per i fiumi europei

Il dato arriva dal rapporto annuale di Dam Removal Europe, la coalizione di organizzazioni che da anni monitora e promuove la rimozione delle barriere fluviali nel continente. Nel 2025 sono state smantellate 603 barriere in 21 Paesi: l’11% in più rispetto alle 542 del 2024, che già rappresentavano il primato precedente.

Non è un episodio isolato. È il quinto anno di fila in cui viene battuto il record, e dal primo conteggio continentale del 2020 i numeri sono cresciuti di circa sei volte. Quella che era una pratica di nicchia sta diventando una strategia diffusa di gestione del territorio.

Che cosa significa “rimuovere una barriera”

Quando pensiamo a una diga immaginiamo grandi muraglie di cemento. In realtà la maggior parte delle barriere rimosse è molto più piccola e spesso dimenticata. Secondo il rapporto, circa il 50% erano vecchie tombinature sotterranee, il 31% briglie e traverse, mentre le dighe vere e proprie rappresentavano circa il 10%.

Anche le dimensioni raccontano molto: il 78% delle barriere eliminate era alto meno di due metri e solo il 2% superava i cinque metri. Si tratta quindi soprattutto di piccoli sbarramenti obsoleti, non più utili, che però bastano a spezzare la continuità di un fiume.

Torrente con acqua limpida tra le pietre
La maggior parte delle barriere rimosse era alta meno di due metri. Foto: Pexels

Perché un fiume libero fa la differenza

Una barriera, anche modesta, può trasformare un fiume vivo in una serie di tratti isolati. Blocca il trasporto dei sedimenti, altera la temperatura e la qualità dell’acqua e, soprattutto, impedisce ai pesci migratori di risalire la corrente per riprodursi.

Rimuovere questi ostacoli significa riconnettere gli habitat. Nel 2025 le rimozioni hanno restituito continuità a oltre 3.740 chilometri di fiumi, riaprendo le rotte di salmoni, anguille, trote e altre specie che hanno bisogno di muoversi liberamente per completare il proprio ciclo vitale.

Un beneficio anche per le persone

I vantaggi non riguardano solo la fauna. I fiumi liberi gestiscono meglio le piene, ricaricano le falde, depurano naturalmente l’acqua e offrono spazi di valore per il turismo e la vita delle comunità. Molte delle barriere rimosse erano inoltre vecchie e potenzialmente pericolose: eliminarle riduce anche i costi di manutenzione e i rischi.

Chi guida la classifica

A trainare il fenomeno sono soprattutto i Paesi del Nord Europa. La Svezia ha guidato la classifica del 2025 con 173 rimozioni, seguita dalla Finlandia con 143 e dalla Spagna con 109. Sono numeri che riflettono politiche pubbliche mirate e una crescente consapevolezza ambientale.

La novità più simbolica, però, riguarda due nuovi arrivati: Islanda e Macedonia del Nord hanno rimosso le loro prime barriere fluviali, portando a 29 il numero totale dei Paesi coinvolti nel movimento. Il segnale è chiaro: la cura dei fiumi sta diventando un impegno davvero continentale.

Fiume che serpeggia tra colline verdi
Un fiume libero riconnette gli habitat e favorisce i pesci migratori. Foto: Pexels

Il legame con gli obiettivi europei

Questi risultati non avvengono nel vuoto. Si inseriscono nell’obiettivo dell’Unione Europea di riportare a uno stato di libero scorrimento almeno 25.000 chilometri di fiumi entro il 2030, un traguardo previsto dalle politiche di ripristino della natura. La rimozione delle barriere obsolete è uno degli strumenti più concreti ed economici per avvicinarsi a quella meta.

La buona notizia, insomma, è doppia: non solo i numeri crescono, ma lo fanno all’interno di una cornice politica che dà continuità e prospettiva agli sforzi dei singoli Paesi.

Una tendenza che riguarda tutto il pianeta

L’Europa non è sola. Anche negli Stati Uniti la rimozione di vecchie dighe è diventata una delle frontiere più importanti del ripristino ambientale, con interventi che hanno fatto rinascere interi ecosistemi fluviali. È un cambio di paradigma: dopo decenni in cui si costruivano sbarramenti, oggi si riscopre il valore dei fiumi che scorrono liberi.

Lo stesso spirito anima altre grandi conquiste recenti per la natura, come il Trattato sull’Alto Mare entrato in vigore, pensato per proteggere la biodiversità degli oceani.

Torrente di montagna in una valle verde
Dopo decenni di sbarramenti, l’Europa riscopre i fiumi liberi. Foto: Pexels

Una buona notizia che invita all’ottimismo

Davanti alle tante notizie preoccupanti sull’ambiente, il record di rimozioni del 2025 ricorda che il degrado non è irreversibile. Quando si interviene con metodo, i fiumi rispondono in fretta: i pesci tornano, le acque si rimettono in movimento, gli ecosistemi si ricuciono. Per chi vuole approfondire i dettagli del rapporto, l’analisi completa è disponibile sul sito di Wetlands International Europe.

Domande frequenti sulla rimozione delle dighe in Europa

Quante barriere sono state rimosse nel 2025?

Secondo il rapporto annuale di Dam Removal Europe, nel 2025 sono state rimosse 603 barriere fluviali in 21 Paesi, l’11% in più rispetto alle 542 del 2024.

Si tratta solo di grandi dighe?

No. La maggior parte erano piccole strutture: circa metà vecchie tombinature, poi briglie e traverse. Le dighe vere e proprie erano circa il 10% e il 78% delle barriere era alto meno di due metri.

Perché conviene rimuovere queste barriere?

Riconnettere i fiumi aiuta i pesci migratori a riprodursi, migliora la qualità dell’acqua, favorisce la gestione delle piene ed elimina strutture vecchie e costose da mantenere.

Quali Paesi hanno fatto di più?

Nel 2025 la Svezia ha guidato con 173 rimozioni, seguita da Finlandia (143) e Spagna (109). Islanda e Macedonia del Nord hanno rimosso le loro prime barriere.

Quanti chilometri di fiume sono stati liberati?

Le rimozioni del 2025 hanno restituito continuità a oltre 3.740 chilometri di fiumi in tutta Europa.

C’è un obiettivo europeo di riferimento?

Sì. L’Unione Europea punta a riportare allo stato di libero scorrimento almeno 25.000 chilometri di fiumi entro il 2030, e la rimozione delle barriere è uno degli strumenti principali.