In un momento in cui le notizie sulla biodiversità sono spesso allarmanti, arriva un annuncio che va in direzione opposta. All’inizio di agosto 2026 è stato lanciato il Phoenix Species Project: 200 milioni di dollari per riportare indietro dall’orlo dell’estinzione 100 tra le specie più minacciate del pianeta. Un’iniziativa che, come racconta il suo stesso nome, punta a far “rinascere” ciò che sembrava perduto.
Una notizia che accende la speranza
Il nome scelto non è casuale: la fenice è la creatura mitologica che risorge dalle proprie ceneri. E l’ambizione del progetto è esattamente questa: dimostrare che, con risorse adeguate e tempo sufficiente, anche le specie in condizioni disperate possono tornare a prosperare. Non si tratta di un semplice appello, ma di un impegno economico concreto e già operativo.
Che cos’è il Phoenix Species Project
Il Phoenix Species Project è un programma internazionale di conservazione che concentra fondi e competenze su 100 specie a rischio imminente di scomparsa, distribuite in 30 Paesi diversi. Non riguarda solo i grandi mammiferi carismatici: la lista comprende mammiferi, anfibi, rettili, uccelli, pesci, invertebrati e persino piante, cioè l’intero ventaglio della vita che gli sforzi di conservazione spesso trascurano.

Chi c’è dietro: Bezos Earth Fund, Re:wild e Leonardo DiCaprio
Il progetto nasce dalla collaborazione tra due realtà di primo piano: il Bezos Earth Fund, il fondo ambientale creato da Jeff Bezos, e Re:wild, l’organizzazione per la conservazione co-fondata anche dall’attore Leonardo DiCaprio. Ciascuno dei due partner principali ha messo sul piatto 100 milioni di dollari, per un totale di 200 milioni. Al finanziamento si sono aggiunti altri sostenitori, tra cui lo stesso DiCaprio, l’organizzazione Age of Union e la Todd Graves Family Foundation.
Puoi trovare tutti i dettagli ufficiali sul sito di Re:wild dedicato al Phoenix Species Project, dove sono elencate anche le prime specie coinvolte.
Come funziona il finanziamento
La vera novità non è solo la cifra, ma il modo in cui verrà distribuita. Ogni specie riceverà tra i 500.000 e il milione di dollari, garantiti per un periodo di cinque anni. Si tratta di un dettaglio tecnico che nasconde una piccola rivoluzione: la maggior parte dei progetti di conservazione vive infatti di finanziamenti a breve termine, rinnovati anno per anno, che costringono i ricercatori a inseguire continuamente nuovi fondi invece di concentrarsi sul lavoro sul campo.
Perché cinque anni fanno la differenza
Garantire cinque anni di sostegno significa dare respiro agli scienziati e ai conservazionisti. In questo lasso di tempo è possibile mettere a punto programmi di riproduzione in cattività, reintroduzioni in natura, protezione degli habitat e monitoraggio delle popolazioni. Cinque anni non risolvono tutto, ma sono spesso il minimo indispensabile per invertire una tendenza al declino e vedere i primi risultati concreti.

Quali specie verranno salvate
La selezione include alcune tra le specie più rare e meno conosciute del pianeta, molte delle quali “estinte in natura” o sopravvissute in poche decine di esemplari. Gli organizzatori hanno scelto di puntare su un ventaglio ampio di gruppi biologici, con un criterio preciso.
Un criterio: le specie sull’orlo del baratro
La priorità è andata alle specie per cui un intervento immediato può fare davvero la differenza tra la sopravvivenza e la scomparsa definitiva. Sono spesso animali e piante poco mediatici, che raramente finiscono sulle prime pagine ma che svolgono ruoli ecologici insostituibili.
Non solo animali “famosi”
Includere invertebrati e piante è una scelta importante: sono proprio i gruppi meno “fotogenici” a ricevere di solito meno attenzione e meno fondi, pur essendo fondamentali per il funzionamento degli ecosistemi. Progetti simili, come l’arca genetica BioVault che vuole conservare 2.300 specie a rischio, mostrano quanto stia crescendo l’attenzione verso la biodiversità nel suo insieme.
Il ruolo delle comunità locali e indigene
Un altro punto qualificante è il coinvolgimento di oltre cento partner locali e internazionali. Tra questi ci sono popoli indigeni, comunità locali, associazioni di conservazione e governi. Non è un dettaglio: la conservazione funziona quando le persone che vivono accanto a una specie sono protagoniste della sua tutela, e non spettatori di decisioni prese altrove.
Un cambio di paradigma nella conservazione
Secondo i promotori, si tratta della più grande iniziativa filantropica mai dedicata al recupero di specie in pericolo critico attraverso gruppi biologici, habitat e Paesi così diversi. È un segnale di come la conservazione stia evolvendo: da interventi frammentari e a breve termine verso programmi coordinati, ben finanziati e pensati per durare.

Cosa possiamo aspettarci
Nessun progetto, per quanto ambizioso, può garantire il successo su tutte e 100 le specie: la conservazione resta una scommessa complessa, fatta di variabili biologiche, climatiche e politiche. Ma un impegno di questa portata aumenta enormemente le probabilità di successo e crea un modello replicabile. Se anche solo una parte di queste specie tornerà a popolazioni stabili, il Phoenix Species Project avrà dimostrato che l’estinzione non è sempre un destino ineluttabile.
È il tipo di buona notizia che vale la pena tenere d’occhio: nei prossimi anni sapremo quali di queste “fenici” saranno riuscite davvero a rinascere.
Domande frequenti sul Phoenix Species Project
Chi ha lanciato il Phoenix Species Project? È nato dalla collaborazione tra il Bezos Earth Fund e l’organizzazione Re:wild, con il sostegno di Leonardo DiCaprio, Age of Union e altri partner.
Quanti soldi sono stati stanziati? Un impegno iniziale di 200 milioni di dollari, 100 dal Bezos Earth Fund e 100 da Re:wild, più altri contributi.
Quante specie coinvolge? Cento specie a rischio imminente di estinzione, distribuite in 30 Paesi diversi.
Che tipo di specie sono? Non solo mammiferi: mammiferi, anfibi, rettili, uccelli, pesci, invertebrati e piante.
Quanto riceve ogni specie? Tra 500.000 e un milione di dollari, garantiti per cinque anni.
Perché è considerato importante? Perché offre finanziamenti stabili e a lungo termine e coinvolge comunità locali e indigene, superando i limiti dei progetti a breve durata.