Un rinoceronte nell’Artico, milioni di anni prima dei ghiacci che oggi conosciamo. È quanto emerge da uno studio recente, che descrive una nuova specie estinta a partire da uno scheletro eccezionalmente conservato e da antiche proteine intrappolate nei denti. Una scoperta che aiuta a ricostruire come si muovevano i mammiferi tra i continenti.
La scoperta in breve
I ricercatori hanno descritto una nuova specie di rinoceronte estinto, battezzata Epiaceratherium itjilik, vissuta circa 23 milioni di anni fa, durante il Miocene inferiore. I resti provengono dal cratere di Haughton, sull’isola di Devon, nel Nunavut, nell’estremo nord del Canada. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica Nature Ecology & Evolution.
Va precisato subito un punto, per evitare equivoci: 23 milioni di anni fa l’Artico non era la distesa ghiacciata di oggi. Il clima era assai più mite e la regione ospitava foreste temperate attorno a specchi d’acqua, un ambiente in cui un erbivoro come questo rinoceronte poteva trovare cibo.
Un fossile fuori dal comune
Ciò che rende notevole il ritrovamento è lo stato di conservazione: secondo la ricerca, lo scheletro è completo per circa tre quarti. Per un fossile così antico è una condizione rara, che ha permesso di studiare l’anatomia dell’animale con un dettaglio difficilmente raggiungibile partendo da pochi frammenti.
Dalle analisi emerge che Epiaceratherium itjilik era più piccolo dei rinoceronti moderni e, soprattutto, privo di corno. Un aspetto che ricorda più certi antichi parenti che non i rinoceronti che immaginiamo oggi.

Le proteine che raccontano il passato
Uno degli aspetti più interessanti riguarda il metodo. I ricercatori non si sono limitati a misurare le ossa: hanno analizzato le proteine conservate nello smalto dei denti. Lo smalto è il tessuto più duro del corpo e può proteggere molecole per tempi lunghissimi, ben oltre i limiti entro cui di solito si conserva il DNA.
Studiare queste antiche proteine — un approccio chiamato paleoproteomica — permette di chiarire le parentele tra specie estinte e di collocarle con maggiore precisione nell’albero evolutivo. È una tecnica in forte sviluppo, che apre finestre su epoche prima inaccessibili.
Perché era così a nord
La domanda chiave è: come ci è arrivato, un rinoceronte, fin nell’Artico? La risposta proposta dagli autori riguarda gli antichi spostamenti dei mammiferi tra i continenti. Secondo lo studio, la presenza di questa specie suggerisce che un collegamento di terre emerse tra Nord America ed Europa — un «ponte» nord-atlantico — sia rimasto percorribile più a lungo di quanto si pensasse, fino al Miocene.
Un’ipotesi da verificare
È importante mantenere il giusto equilibrio: si tratta di una ricostruzione plausibile, basata sui dati disponibili, ma resta un’ipotesi che andrà confermata da ulteriori ritrovamenti. La scienza procede così, accumulando indizi e correggendo il quadro man mano che emergono nuove prove.

Perché questa scoperta è importante
Il valore della ricerca sta in più aspetti. Sul piano della conoscenza, aggiunge un tassello alla storia evolutiva dei rinoceronti e alla geografia degli antichi spostamenti dei mammiferi. Sul piano del metodo, mostra quanto l’analisi delle proteine antiche stia diventando uno strumento prezioso per la paleontologia. Infine, ci ricorda che gli ambienti del pianeta sono cambiati radicalmente nel tempo: regioni oggi gelide ospitavano un tempo foreste e fauna che faremmo fatica a immaginarvi.
Il contesto: studiare i fossili artici
L’Artico canadese è da tempo un’area di grande interesse per i paleontologi, perché conserva tracce di ecosistemi del passato profondamente diversi da quelli attuali. Ogni nuovo ritrovamento aiuta a comporre il mosaico di come la vita si sia adattata, spostata ed evoluta in risposta ai cambiamenti del clima e della geografia terrestre. Se ti appassionano queste finestre sul mondo animale, leggi anche le cinque cose sorprendenti sulle formiche.

Cosa resta da capire
Domande aperte non mancano. Quanto a lungo questa specie ha popolato la regione? Quali altri animali condividevano con lei quelle antiche foreste artiche? E fino a quando il «ponte» nord-atlantico è rimasto davvero percorribile? Saranno nuovi scavi e nuove analisi a fornire le risposte. Intanto, Epiaceratherium itjilik entra a far parte del catalogo delle creature che hanno abitato un Artico molto diverso dal nostro.
La fonte dello studio
La ricerca è stata condotta con il contributo del Canadian Museum of Nature e pubblicata su Nature Ecology & Evolution. Per chi volesse approfondire, lo studio è identificato dal codice DOI 10.1038/s41559-025-02872-8, che rimanda alla pubblicazione originale.
Domande frequenti
Che cosa hanno scoperto i ricercatori?
Una nuova specie estinta di rinoceronte senza corno, Epiaceratherium itjilik, vissuta circa 23 milioni di anni fa nell’attuale Artico canadese.
L’Artico era ghiacciato a quell’epoca?
No. Nel Miocene inferiore la regione aveva un clima più mite, con foreste temperate, molto diverso dall’attuale.
Come hanno studiato un fossile così antico?
Oltre all’anatomia dello scheletro, hanno analizzato le proteine conservate nello smalto dei denti, una tecnica che permette di chiarire le parentele tra specie estinte.
Perché un rinoceronte si trovava così a nord?
Secondo lo studio, ciò indica che un collegamento di terre emerse tra Nord America ed Europa rimase percorribile fino al Miocene. È un’ipotesi sostenuta dai dati, ancora da confermare.
Dove è stato pubblicato lo studio?
Sulla rivista Nature Ecology & Evolution, con il contributo del Canadian Museum of Nature.
Perché la scoperta è considerata importante?
Perché arricchisce la storia evolutiva dei rinoceronti, mostra il potenziale dell’analisi delle proteine antiche e ricorda quanto siano cambiati gli ambienti del pianeta.