Perché in estate fa più caldo: la scienza delle stagioni

Condividi l'articolo

Quando arriva luglio e il termometro sale, viene spontaneo pensare che la Terra si sia avvicinata al Sole. In realtà la spiegazione è quasi opposta e ha a che fare con l’inclinazione del nostro pianeta. Capire perché in estate fa più caldo significa scoprire uno dei meccanismi più eleganti dell’astronomia, lo stesso che regola le stagioni, la durata delle giornate e persino il clima delle diverse regioni del mondo.

La domanda che tutti si pongono in estate

Ogni anno, con l’arrivo del solstizio di giugno, milioni di persone digitano la stessa domanda: perché fa così caldo? La risposta più diffusa, cioè che d’estate la Terra è più vicina al Sole, è sbagliata. Anzi, accade il contrario: nell’emisfero boreale l’estate coincide con il momento in cui il nostro pianeta si trova più lontano dalla nostra stella. Per capire davvero il fenomeno bisogna guardare a come la Terra è orientata nello spazio.

L’inclinazione dell’asse terrestre

La Terra ruota attorno a un asse immaginario che non è perpendicolare al piano dell’orbita, ma inclinato di circa 23,5 gradi. È questa inclinazione, e non la distanza dal Sole, a determinare le stagioni. Mentre il pianeta compie il suo giro annuale, l’emisfero settentrionale e quello meridionale ricevono a turno i raggi solari in modo più diretto.

Quando l’emisfero in cui viviamo è inclinato verso il Sole, i raggi arrivano più perpendicolari al suolo e concentrano la loro energia su una superficie minore: è estate. Sei mesi dopo, lo stesso emisfero è inclinato in direzione opposta, i raggi arrivano radenti e la stessa quantità di energia si distribuisce su un’area più ampia: è inverno.

Perché i raggi diretti scaldano di più

Immaginiamo di puntare una torcia perpendicolarmente su un tavolo: si forma un cerchio luminoso piccolo e intenso. Se inclini la torcia, lo stesso fascio si allarga in un’ellisse più grande e meno brillante. Con i raggi solari accade la stessa cosa. D’estate il Sole è alto nel cielo e la sua luce colpisce il terreno quasi a picco, riscaldandolo con efficacia. D’inverno il Sole resta basso sull’orizzonte e la sua energia si disperde.

Il ruolo delle ore di luce

C’è un secondo fattore che amplifica l’effetto: la durata del giorno. In estate le giornate sono più lunghe, quindi il suolo e l’atmosfera hanno più tempo per accumulare calore e meno ore notturne per disperderlo. Al solstizio di giugno, alle nostre latitudini, il Sole può restare sopra l’orizzonte anche quindici ore. Questo accumulo progressivo è una delle ragioni per cui il caldo cresce di giorno in giorno.

Allora perché la distanza dal Sole non conta?

L’orbita terrestre è leggermente ellittica, quindi la distanza dal Sole varia durante l’anno di circa cinque milioni di chilometri. Sembra molto, ma in proporzione è una differenza minima: appena il 3 per cento. Curiosamente, la Terra raggiunge il punto più lontano dal Sole, chiamato afelio, proprio all’inizio di luglio, in piena estate boreale. La prova definitiva che a comandare è l’inclinazione, non la vicinanza.

Paesaggio estivo soleggiato con campi
Giornate più lunghe significano più ore di accumulo di calore.

Le stagioni sono invertite nei due emisferi

Una conseguenza diretta di tutto questo è che, quando in Italia è estate, in Argentina, Australia e Sudafrica è inverno. Gli emisferi vivono stagioni opposte perché, in qualsiasi momento dell’anno, solo uno dei due può essere inclinato verso il Sole. Per questo a Natale gli australiani vanno in spiaggia, mentre noi accendiamo i riscaldamenti.

Solstizi ed equinozi: i punti chiave dell’anno

Il viaggio della Terra attorno al Sole è scandito da quattro momenti astronomici. Il solstizio d’estate, intorno al 21 giugno, segna il giorno più lungo dell’anno nel nostro emisfero. Il solstizio d’inverno, attorno al 21 dicembre, il più corto. Tra i due si collocano gli equinozi di primavera e d’autunno, quando giorno e notte hanno all’incirca la stessa durata. Sono questi i confini che la tradizione astronomica usa per delimitare le stagioni.

Perché il picco di caldo arriva in ritardo

Se il giorno più lungo è a giugno, perché spesso il mese più caldo è luglio o addirittura agosto? Il fenomeno si chiama ritardo stagionale. Mari, terreni e atmosfera impiegano settimane ad assorbire e poi a rilasciare il calore: funzionano come un enorme serbatoio termico. Così il momento di massima radiazione solare e quello di massima temperatura non coincidono, e l’apice del caldo arriva quando l’accumulo raggiunge il suo culmine. Lo stesso accade, al contrario, con il freddo che persiste a gennaio e febbraio.

L’influenza di mare e città

Anche la geografia conta. L’acqua si scalda e si raffredda lentamente, perciò le località costiere hanno estati più miti rispetto alle zone interne. Le città, al contrario, trattengono calore tra asfalto e cemento dando vita alle cosiddette isole di calore urbane, che rendono le notti estive più afose nei centri abitati. Se vuoi approfondire come reagisce il nostro organismo, abbiamo dedicato un articolo a perché soffriamo il caldo e come il corpo si difende.

La Terra vista dallo spazio con il Sole
È l’inclinazione dell’asse terrestre a generare le stagioni.

Un meccanismo che regola la vita sulla Terra

L’alternarsi delle stagioni non è solo una questione di temperatura percepita. Da questo ritmo dipendono i cicli delle piante, le migrazioni degli animali, i raccolti agricoli e perfino i ritmi biologici del nostro corpo. L’inclinazione dell’asse terrestre, nata miliardi di anni fa probabilmente da un’enorme collisione cosmica, è uno dei motivi per cui il nostro pianeta ospita una biodiversità così ricca. Per una panoramica scientifica più ampia si può consultare la voce dedicata alle stagioni su Wikipedia.

Spiaggia assolata in piena estate
Le località costiere godono di estati più miti grazie al mare.

Domande frequenti

In estate la Terra è più vicina al Sole?

No. Alle nostre latitudini l’estate coincide con l’afelio, cioè il punto dell’orbita più lontano dal Sole, che la Terra raggiunge all’inizio di luglio. A determinare il caldo è l’inclinazione dell’asse, non la distanza.

Perché d’estate le giornate sono più lunghe?

Perché l’emisfero inclinato verso il Sole resta esposto alla luce per più ore. Al solstizio di giugno il Sole percorre l’arco più ampio nel cielo, allungando le ore di luce.

Perché il mese più caldo non è giugno?

A causa del ritardo stagionale: mari e suolo accumulano calore per settimane prima di restituirlo, spostando il picco delle temperature verso luglio e agosto.

Perché nell’emisfero sud le stagioni sono invertite?

Perché, quando il nostro emisfero è inclinato verso il Sole, quello opposto è inclinato in direzione contraria. Solo un emisfero per volta può ricevere i raggi più diretti.

Cosa sono i solstizi e gli equinozi?

I solstizi segnano il giorno più lungo e quello più corto dell’anno; gli equinozi i due momenti in cui giorno e notte si equivalgono. Sono i quattro punti che delimitano le stagioni astronomiche.

L’inclinazione della Terra cambia nel tempo?

Sì, ma molto lentamente: oscilla tra circa 22,1 e 24,5 gradi in cicli di migliaia di anni. Queste variazioni influiscono sul clima su scale di tempo geologiche, non sulla nostra percezione quotidiana.