Bislacco: significato e origine di una parola desueta

Condividi l'articolo

C’è una parola che descrive alla perfezione ciò che è un po’ strambo, fuori dal comune, curiosamente strano: bislacco. Oggi la sentiamo poco, eppure conserva un fascino tutto suo, con quella sonorità buffa che sembra quasi imitare il concetto che esprime. Scopriamo insieme che cosa significa “bislacco”, da dove viene e perché varrebbe la pena riportarlo in circolazione.

Che cosa significa “bislacco”

L’aggettivo bislacco descrive ciò che è stravagante, strano, bizzarro, un po’ fuori dagli schemi. Si può riferire a una persona dal carattere eccentrico e imprevedibile, ma anche a un’idea, a un ragionamento o a un comportamento privo di logica e di coerenza. Un tipo bislacco è qualcuno che agisce in modo curioso, un’idea bislacca è un pensiero balzano e poco sensato.

Non ha una sfumatura offensiva marcata: è più bonario che spregiativo. Dire di qualcuno che è bislacco significa sottolinearne la stranezza con un pizzico di simpatia, più che condannarlo. È proprio questa leggerezza a renderlo una parola gustosa da recuperare.

Alcuni sinonimi di “bislacco”

La lingua italiana è ricca di termini che gli girano intorno, ognuno con la propria sfumatura. Tra i sinonimi più vicini troviamo:

  • Strambo, forse il più simile per tono e uso.
  • Bizzarro, che insiste sull’originalità stravagante.
  • Balzano, spesso riferito alle idee (una “idea balzana”).
  • Stravagante, più elegante e meno colloquiale.
  • Eccentrico, che sottolinea l’uscire dagli schemi comuni.
  • Bislucco e svitato, nel registro più familiare.

Nonostante questa abbondanza di alternative, nessuna ha esattamente lo stesso suono buffo di “bislacco”, che sembra fatto apposta per descrivere ciò che nomina.

Libri antichi su uno scaffale
Bislacco è una parola desueta dal suono buffo ed espressivo.

L’origine della parola

L’etimologia di “bislacco” non è del tutto sicura, e questo è già di per sé curioso per una parola così espressiva. Gli studiosi propongono più di una spiegazione, tutte affascinanti.

L’ipotesi del prefisso “bis-“

Una lettura molto diffusa scompone la parola nel prefisso bis- e in una radice legata all’idea di “storto”, “sghembo”. Il prefisso bis- in italiano ha spesso un valore peggiorativo, quello di “storto, mal riuscito, sbagliato”: lo ritroviamo in parole come bisbetico o bislungo. In questa prospettiva, il bislacco sarebbe letteralmente qualcuno di “storto”, non nel corpo ma nel modo di pensare e di comportarsi.

Le radici dialettali settentrionali

Altre ipotesi legano la parola all’area settentrionale e ai dialetti, dove esistono voci simili per indicare ciò che è debole, fiacco o mal combinato. Il passaggio dal senso di “malfermo, sbilenco” a quello di “strano, stravagante” è del tutto naturale: ciò che è storto e mal messo diventa facilmente, nel linguaggio, anche ciò che è bizzarro. Per un inquadramento sull’uso della parola si può consultare il Vocabolario Treccani.

Una parola dal suono espressivo

Parte del fascino di “bislacco” sta nella sua fonetica. Quella sequenza di consonanti, con la doppia “c” finale, dà alla parola un che di ruvido e sbilenco che sembra riflettere il significato. È un caso in cui il suono accompagna il senso, e non stupisce che scrittori e poeti l’abbiano usata proprio per la sua carica evocativa. Termini così, dove la forma “assomiglia” al contenuto, sono tra i più memorabili di una lingua.

Pagine di un vecchio libro
L’etimologia di bislacco è incerta e affascina ancora gli studiosi.

Come usare “bislacco” oggi

Nonostante il sapore un po’ antico, “bislacco” resta perfettamente comprensibile e utilizzabile. Ecco qualche esempio per riportarlo nel parlato di tutti i giorni:

  • “Ha avuto l’idea bislacca di partire in piena notte senza una meta.”
  • “È un tipo simpatico ma bislacco: non sai mai cosa aspettarti.”
  • “Mi hanno proposto un piano davvero bislacco, quasi impossibile da realizzare.”

Usarlo al posto del solito “strano” o “assurdo” aggiunge colore al discorso e recupera una parola che rischia di finire dimenticata. È uno di quei termini che, appena li senti, strappano un sorriso.

Libri antichi impilati
Recuperare le parole dimenticate mantiene viva la ricchezza dell’italiano.

Perché vale la pena salvare le parole desuete

Ogni parola che smettiamo di usare è una piccola sfumatura di significato che si perde. Recuperare termini come “bislacco” non è solo un vezzo da appassionati: significa mantenere viva la ricchezza espressiva della lingua italiana, con tutte le sue sfumature. Sono parole che raccontano un modo di guardare il mondo, spesso con ironia e affetto, e che meritano di non scomparire dai dizionari solo perché fuori moda.

Se ami riscoprire i termini dimenticati, ti piacerà anche la storia di un’altra parola quasi perduta: “guazzabuglio”, significato e origine.

“Bislacco” nella lingua letteraria

Non è una parola confinata al parlato: “bislacco” compare anche nella prosa e nella poesia italiane, dove viene scelto proprio per la sua espressività. Autori e traduttori lo usano per descrivere personaggi eccentrici, situazioni assurde o ragionamenti contorti, sfruttando quel suono un po’ ruvido che lo rende memorabile. È un termine che aggiunge carattere a una frase, capace di dipingere in una sola parola tutto un modo di essere stravagante. Ritrovarlo tra le pagine di un libro è un piccolo piacere per chi ama la lingua nelle sue sfumature meno scontate.

Domande frequenti su “bislacco”

Che cosa significa esattamente “bislacco”?

Significa strano, stravagante, bizzarro, un po’ fuori dagli schemi. Si usa per persone dal carattere eccentrico o per idee e comportamenti privi di logica.

“Bislacco” è un insulto?

Non propriamente. Ha un tono più bonario che offensivo: sottolinea la stranezza con simpatia, più che condannarla.

Da dove deriva la parola?

L’etimologia è incerta. Una spiegazione la lega al prefisso peggiorativo bis- unito all’idea di “storto”; altre la collegano a voci dialettali settentrionali per ciò che è debole o mal combinato.

Quali sono i sinonimi di “bislacco”?

Strambo, bizzarro, balzano, stravagante, eccentrico, svitato. Nessuno però ha esattamente lo stesso suono buffo ed espressivo.

Si può ancora usare oggi?

Certamente. È una parola desueta ma perfettamente comprensibile: usarla al posto di “strano” rende il discorso più vivace e originale.

“Idea bislacca” è corretto?

Sì. Anzi, è uno degli usi più tipici: un’idea bislacca è un pensiero balzano, strampalato, poco sensato.