Nei mari gelidi attorno all’Antartide sta accadendo qualcosa che nessuno vedeva da oltre un secolo: gruppi immensi di megattere, a volte più di cento esemplari insieme, si radunano per nutrirsi in scene che i primi esploratori polari descrivevano come spettacolari. Dopo essere state quasi cancellate dalla caccia, le megattere stanno tornando. Ed è una delle più belle notizie che il pianeta ci abbia regalato negli ultimi anni.
Una specie tornata dall’orlo del baratro
Durante il Novecento la caccia industriale alla balena ha portato le megattere sull’orlo dell’estinzione. In alcune popolazioni era sopravvissuto meno del cinque per cento degli esemplari originari: milioni di animali erano stati uccisi per ricavarne olio e grasso. Sembrava l’inizio di una scomparsa definitiva.
Poi qualcosa è cambiato. Nel 1986 è entrata in vigore la moratoria internazionale sulla caccia commerciale, e da allora le megattere hanno cominciato una risalita che oggi gli scienziati definiscono uno dei più grandi successi della conservazione moderna.
I super-gruppi che non si vedevano da un secolo
Il segnale più spettacolare di questa rinascita sono i cosiddetti super-gruppi. Gli studiosi li definiscono raduni di venti o più megattere che nuotano vicinissime, entro poche lunghezze corporee l’una dall’altra. Fino a pochi anni fa erano avvistamenti rarissimi; oggi le segnalazioni si moltiplicano.
Durante una campagna scientifica nei pressi delle isole Orcadi Meridionali, al largo della Penisola Antartica, i ricercatori hanno osservato più gruppi di oltre cento balene ciascuno. Scene “straordinarie e mozzafiato”, le hanno definite, simili a quelle raccontate dai primi navigatori polari prima che la caccia svuotasse quei mari.

Perché si radunano così
Gli esperti non hanno ancora una spiegazione definitiva. L’ipotesi più accreditata è che questi raduni siano legati all’abbondanza di cibo: dove il krill è concentrato in enormi banchi, le megattere convergono per alimentarsi insieme. Un’altra possibilità è che, con l’aumento del numero di animali, la specie stia riscoprendo antiche strategie di caccia collettiva rimaste “sospese” per generazioni.
Giganti gentili degli oceani
La megattera (Megaptera novaeangliae) può superare i quindici metri di lunghezza e pesare oltre trenta tonnellate. È famosa per le lunghissime pinne pettorali, per i salti fuori dall’acqua e per i canti complessi dei maschi, tra le vocalizzazioni più elaborate del regno animale.
Si nutre soprattutto di krill e piccoli pesci, che cattura con una tecnica ingegnosa: la caccia a rete di bolle. Gruppi di megattere risalgono in spirale soffiando bolle d’aria che intrappolano le prede in una “rete” cilindrica, poi risalgono a bocca spalancata per inghiottirle tutte in una volta.
Migrazioni lunghissime
Ogni anno le megattere compiono viaggi tra i più lunghi del pianeta: d’estate si spingono verso le fredde e ricche acque polari per nutrirsi, d’inverno risalgono verso i mari tropicali per riprodursi. Un pendolarismo di migliaia di chilometri che le rende sentinelle preziose dello stato di salute degli oceani.

Un successo che vale per tutti
Il ritorno delle megattere non è solo una buona notizia per la specie. Le grandi balene svolgono un ruolo fondamentale nell’ecosistema marino: con le loro deiezioni fertilizzano le acque di superficie, favoriscono la crescita del fitoplancton e contribuiscono così a catturare anidride carbonica. Più balene significa oceani più sani e un clima meglio regolato.
La loro rinascita dimostra una cosa importante: quando l’essere umano decide di fermarsi e proteggere una specie, la natura ha una straordinaria capacità di recuperare. Lo stesso stupore che proviamo davanti alle scoperte marine più recenti, come la descrizione di una nuova specie di squalo fantasma, ci ricorda quanto ancora abbiamo da imparare dagli abissi.
Non è ancora tutto risolto
Il quadro, però, non è privo di ombre. Le megattere affrontano oggi nuove minacce. Il riscaldamento globale altera la distribuzione del krill, la loro principale fonte di cibo. La pesca industriale del krill, usato per integratori e mangimi, entra sempre più in competizione con le balene per la stessa risorsa. A questo si aggiungono le collisioni con le navi e il rischio di rimanere impigliate nelle reti.
La ripresa, insomma, va difesa. Ma il fatto stesso che oggi possiamo raccontare di oceani di nuovo affollati di giganti, là dove un secolo fa regnava il silenzio, è la prova che gli sforzi di conservazione funzionano.
Un simbolo di speranza
Le megattere tornate in Antartide sono diventate un simbolo. Ci ricordano che perfino i danni che sembravano irreversibili possono essere riparati, se troviamo la volontà collettiva di farlo. Per approfondire lo stato di conservazione della specie si possono consultare le schede scientifiche del NOAA Fisheries, l’ente statunitense che monitora la vita marina.

Domande frequenti
Perché le megattere erano quasi scomparse?
A causa della caccia industriale del Novecento, che in alcune popolazioni aveva ucciso oltre il 95% degli esemplari per ricavarne olio e grasso.
Che cos’è un super-gruppo di megattere?
È un raduno di venti o più balene che nuotano molto vicine tra loro. Nei mari antartici sono stati osservati gruppi persino di oltre cento esemplari.
Quando è iniziata la loro ripresa?
Dopo la moratoria internazionale sulla caccia commerciale entrata in vigore nel 1986. Da allora diverse popolazioni sono cresciute costantemente.
Di cosa si nutrono le megattere?
Soprattutto di krill e piccoli pesci, che catturano anche con la spettacolare tecnica di caccia a rete di bolle.
Il ritorno delle balene aiuta il clima?
Sì. Fertilizzando le acque favoriscono il fitoplancton, che assorbe anidride carbonica. Più balene contribuiscono a oceani più sani.
Le megattere sono ancora in pericolo?
La specie si è ripresa molto, ma affronta nuove minacce: cambiamento climatico, competizione con la pesca del krill, collisioni con le navi e reti da pesca.