Per anni era considerata quasi scomparsa: un’ondata di calore marino aveva decimato le popolazioni della stella marina girasole lungo le coste del Pacifico, riducendo di miliardi il numero di individui. Oggi arriva però una buona notizia dal mare: gli scienziati hanno ritrovato gruppi di questa specie in luoghi dove si temeva fosse ormai sparita, riaccendendo la speranza per uno dei predatori più importanti degli oceani temperati.
Una scoperta che riaccende la speranza
La stella marina girasole, una delle più grandi al mondo, era diventata il simbolo di una delle più drammatiche morie di fauna marina degli ultimi decenni. La notizia del suo ritrovamento in acque dove sembrava scomparsa rappresenta un segnale incoraggiante: non tutto è perduto, e la natura conserva una straordinaria capacità di resistere.
Non si tratta di una ricomparsa improvvisa e miracolosa, ma della conferma che alcune popolazioni sono sopravvissute, spesso rifugiandosi in acque più profonde e fredde, al riparo dalle condizioni che avevano causato la strage.
Chi è la stella marina girasole
La stella marina girasole (nome scientifico Pycnopodia helianthoides) è un gigante tra le stelle marine. Può raggiungere un metro di diametro e, a differenza delle classiche stelle a cinque braccia, ne possiede fino a ventiquattro. Vive lungo le coste del Pacifico nord-orientale, dall’Alaska fino alla California.
È anche sorprendentemente veloce per un’invertebrato: grazie a migliaia di minuscoli piedini ambulacrali riesce a spostarsi molto più rapidamente della maggior parte delle stelle marine, dando la caccia a ricci di mare, molluschi e altri organismi del fondale.

Cosa era successo: la grande moria
Intorno alla metà dello scorso decennio, una gigantesca ondata di calore marino colpì il Pacifico. Insieme all’aumento delle temperature dell’acqua si diffuse una malattia devastante, nota come sindrome del deperimento delle stelle marine, che fa letteralmente disgregare il corpo degli animali colpiti.
La stella marina girasole fu tra le specie più colpite in assoluto: si stima che siano andati perduti miliardi di individui, con cali che in alcune aree superarono il 90 per cento. In vaste zone della costa la specie sparì completamente, tanto da essere classificata come in pericolo critico di estinzione.
Perché questa stella marina è così importante
La scomparsa della stella marina girasole non è solo la perdita di una specie affascinante: ha conseguenze a catena su interi ecosistemi. Questo predatore, infatti, tiene sotto controllo la popolazione dei ricci di mare.
Il legame con le foreste di alghe
I ricci di mare si nutrono di kelp, le grandi alghe brune che formano vere e proprie foreste sottomarine. Quando i predatori dei ricci diminuiscono, questi si moltiplicano senza freni e divorano le foreste di kelp, trasformando fondali rigogliosi in distese spoglie chiamate “deserti di ricci”.
Le foreste di kelp sono ecosistemi preziosissimi: ospitano un’enorme biodiversità, proteggono le coste e assorbono anidride carbonica. La stella marina girasole, quindi, è una specie chiave, un tassello che regge l’equilibrio di tutto l’ambiente. Se ti incuriosisce la biologia di questi animali, puoi scoprire anche come funziona lo stomaco rovesciabile delle stelle marine.

Dove sono state ritrovate
I ritrovamenti più significativi riguardano acque più profonde e fredde rispetto a quelle costiere dove la specie era comune. È probabile che proprio la profondità abbia offerto un rifugio: lontano dagli strati superficiali surriscaldati, alcune popolazioni sono riuscite a sopravvivere all’ondata di calore e alla diffusione della malattia.
Questi rifugi naturali potrebbero diventare la base da cui la specie, con il tempo e con un aiuto, potrebbe ricolonizzare le aree perdute.
I progetti per salvare la specie
La buona notizia si accompagna a un impegno concreto. In diversi laboratori e acquari sono attivi programmi di riproduzione in cattività: gli scienziati allevano giovani stelle marine girasole con l’obiettivo di reintrodurle in natura una volta cresciute.
L’idea è ambiziosa: ricostruire popolazioni sane che possano tornare a controllare i ricci di mare e, di conseguenza, favorire la rinascita delle foreste di kelp. È un lavoro lungo, ma i primi risultati sono promettenti.
Un segnale più ampio
La vicenda della stella marina girasole racconta due cose insieme. Da un lato mostra quanto siano fragili gli ecosistemi marini di fronte al riscaldamento delle acque. Dall’altro dimostra che, con la ricerca e la protezione, è possibile invertire la rotta.
Storie come questa ricordano che le buone notizie ambientali esistono e che ogni specie salvata è anche un pezzo di ecosistema recuperato. Per approfondire la biologia e lo stato di conservazione della specie è possibile consultare la scheda dedicata su Wikipedia.

Cosa possiamo imparare
Il ritorno della stella marina girasole insegna che la natura ha risorse insospettabili, ma che ha anche bisogno del nostro aiuto. Ridurre l’impatto sul clima, proteggere le aree marine e sostenere la ricerca sono strumenti concreti per dare una possibilità a specie che sembravano condannate.
La speranza, in questo caso, non è un’illusione: è il frutto del lavoro paziente di chi studia il mare e di ecosistemi capaci di sorprenderci ancora.
Domande frequenti
Che cos’è la stella marina girasole?
È una delle più grandi stelle marine del mondo (Pycnopodia helianthoides), può superare il metro di diametro e avere fino a ventiquattro braccia. Vive lungo le coste del Pacifico nord-orientale.
Perché era quasi scomparsa?
Un’ondata di calore marino, unita a una malattia devastante chiamata sindrome del deperimento delle stelle marine, ha ucciso miliardi di individui a partire dalla metà dello scorso decennio, portando la specie sull’orlo dell’estinzione.
Dove è stata ritrovata?
Soprattutto in acque più profonde e fredde, che hanno funzionato da rifugio naturale rispetto agli strati superficiali surriscaldati dove la specie era comune.
Perché è così importante per il mare?
È un predatore chiave dei ricci di mare. Senza di lei i ricci si moltiplicano e distruggono le foreste di kelp, ecosistemi ricchissimi che proteggono le coste e assorbono anidride carbonica.
Si può fare qualcosa per salvarla?
Sì. Sono attivi programmi di riproduzione in cattività per allevare giovani esemplari e reintrodurli in natura, con l’obiettivo di ricostruire popolazioni sane.
Questa notizia significa che il problema è risolto?
No, ma è un segnale incoraggiante. Dimostra che la specie non è del tutto scomparsa e che, con protezione e ricerca, è possibile favorirne il recupero.